giovedì, Settembre 16

Family Day: la faccia triste dell'Italia I vescovi dovrebbero stare attenti a lasciarsi rappresentare da questo genere di persone e di argomenti

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Sabato mi sono perso il Family Day, purtroppo proprio quel giorno il negozio vicino casa faceva il 50% di sconto su tutta la collezione autunno/inverno, e a me mancavano due paia di pantaloni pesanti. Una deplorevole coincidenza.
Dunque, niente Family Day, ma posso recuperalo la prossima volta, tanto oramai ne fanno uno estivo e uno invernale, con leader sempre più esaltati che giocano a chi la spara più grossa. Stavolta sono andati completamente nel pallone sul numero dei manifestanti, a un certo punto ne avevano visti due milioni, mentre i calcoli fatti dalla stampa parlavano di 300 mila, proprio a largheggiare. I devoti si sono messi a dire bugie.
Ora, posso capire quei tipi stravaganti che si sono succeduti sul palco, ma il professor Massimo Gandolfini, così preciso, così amante delle virgole, così cattolico, proprio fatico a riconoscerlo. Tuttavia la spiegazione c’è, la pedagogia degli integralisti è concentrata sulla masturbazione. La purezza prima di tutto. Almeno sulla carta, giacché la carne rimane debole.

Il professore, che quando parla in pubblico perde una parte del suo aspetto dimesso, si è dimenticato di mettere ai voti la perla del secolo: «Il sesso non è piacere ma procreazione». Penso che nemmeno monsignor Marcel Lefevre si sarebbe reso così ridicolo e neppure la moglie del Marchese di Salina, che pure non mostrava mai l’ombelico al Gattopardo. Adesso aspettiamo che tutti i manifestanti si adeguino e si tengano alla larga dai partner, a meno che non decidano di procreare. Controllare è difficile, ma questi sono creativi, magari si inventano una sorta di contachilometri, modificato ovviamente, e al prossimo Family Day, quello estivo, presentano un report dettagliato su questa speciale forma di risparmio energetico.

Una settimana prima le piazze italiane erano piene di persone che manifestavano a favore delle unioni civili, a nessuno era stato prescritto di tacere, come è accaduto a quelli di sabato 30 gennaio, manco fossero dei bambini. Basterebbe questo particolare a farci riflettere sull’abisso che separa quei ragazzi così sorridenti dalle facce tristi del Circo Massimo, che erano pure quattro gatti.

È bene precisare che nessuno dei partecipanti è stato adottato da coppie gay, sono stati perlopiù educati da coppie etero/cattoliche. A me sembrava evidente, ma loro ci tengono. Di sicuro non è stata allevata da una coppia gay quella tizia che detesta le donne e le vorrebbe riportare nel Vecchio Testamento, prima le voleva sottomesse, stavolta si lagnava dell’emancipazione femminile. I leader del Family Day sono pericolosi sia perché spregiudicati, le bufale sul numero dei presenti e sui presunti pericoli del Gender la dicono lunga, sia perché veicolano messaggi terribili e regressivi, che ci danno la misura di cosa succede in quei Paesi dove l’integralismo religioso è al potere.

Tutte le componenti citate sopra detestano papa Francesco, che non se li fila neppure di striscio, infatti, le sue parole vengono usate in modo omeopatico e selettivo. Se parla di poveri e di migranti, ad esempio, loro sono sempre presi da altre faccende, come Oscar Wilde quando arrivava la breve primavera inglese. «Oggi è scoppiata la primavera. Me la sono persa, ero in bagno».

Sono concettualmente violenti, non manganellano ma l’idea che mostrano dei diritti altrui è inquietante. Sono manipolatori, e insistono nella carognata di mettere in conto alle nuove famiglie il fallimento della vecchia, cioè della loro, creando intorno ai gay un clima di ostilità e di derisione. Sono prepotenti, minacciano Matteo Renzi promettendo che ‘ricorderanno’, ma impugnano una pistola ad acqua, perché sono proprio pochi e perché sono stati sempre di destra, e non basta qualche eccezione smentire questo dato. Stanno apparecchiando una situazione paranoica, che alimenterà, come se ce ne fosse bisogno, l’omofobia, un clima che potrebbe ferire anche i loro figli omosessuali, qualora riuscissero a sopravvivere alle terapie riparative.

Fanno finta di preoccuparsi dei figli allevati da coppie gay, ma non possiedono uno straccio di prova a carico, se non le fobie che montano dalle loro teste. Ricordare loro che, dove le adozioni gay sono permesse da molto tempo, non ci sono evidenze di danni a carico dei bambini e dei ragazzi, è inutile, così come fanno per la fantomatica teoria del Gender, alimentata da affabulatori che stanno diventando delle celebrità all’interno di questo avvilente micromondo credulone.

L’unica certezza che abbiamo al momento sui figli è il disastro pedagogico servitoci della famiglia eterosessuale, anche da quella cattolica, che intasa i servizi sociali di casi insostenibili per quantità e qualità. Un modello agonizzante non perché privo di credibilità intrinseca, ma a causa degli interpreti, molti dei quali erano in quella piazza a cercare colpevoli su cui scagliare la propria frustrazione. I gay, come succedeva negli anni 30/40, sono un bersaglio facile, ma prendersela con loro non risolverà il problema immenso del disfacimento della famiglia. Per questo quando espongono il cartello «Difendiamo i nostri figli» farebbero meglio a rivolgerlo verso loro stessi, perché una cultura così arcaica e chiusa produrrà figli disorientati e inadatti a vivere nel mondo allargato, che è cosa altra rispetto a quello delle loro comunità, chiuse come gusci di noci.

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