giovedì, Luglio 29

Family Day e Memoria: gemelli per un giorno field_506ffbaa4a8d4

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Il Family Day cade vicino alla Giornata della Memoria ricordandoci, un piccolo e involontario merito, che certe lezioni sono dure da metabolizzare e che non sempre riusciamo a evitare gli errori ai quali rivolgiamo il nostro ricordo, tutti gli anni alla fine di gennaio.

Non ero mai stato in un campo di concentramento, se non quello di Fossoli, stazione di passaggio sulla linea ferroviaria del Brennero, dove i prigionieri aspettavano di essere tradotti nei campi di sterminio del Nord Europa. Poi, nel 2008, sono stato ospite di ‘Un treno per Auschwitz‘. Il programma prevedeva che tenessi una conferenza nella città di Cracovia ai settecento ospiti che l’indomani si sarebbero recati a visitare i campi, tristemente noti, dell’Alta Slesia, oramai indissolubilmente legata al più grande massacro organizzato della storia. ‘Gli esseri umani tra cooperazione e sopraffazione‘, questo era il titolo del mio intervento, preparato con molta cura, considerato che i ragazzi sarebbero stati stanchi morti dopo un viaggio durato più di venti ore, e non certo su un treno di lusso.

Nei due giorni successivi avrei sensibilmente cambiato pesi e misure del mio mondo interiore, per ragioni che non riesco neppure a dire perché ci sono eventi che non si prestano a essere ridotti negli angusti spazi del nostro vocabolario.
Ricordo ancora un’intervista televisiva davanti a un forno crematorio, lo sconforto per la mancanza di parole in grado di portare all’esterno ciò che credevo di sentire. Ancora oggi è così. Avevo risposto al giornalista, forse deludendolo, che non sapevo cosa dire, non capivo se le espressioni del mio campionario sarebbero bastate a circoscrivere un evento di cui non vedevo i confini. “Potremmo chiamare dramma tutto questo, ma è un dramma anche quello di un ragazzo lasciato dalla fidanzata. Forse potremmo chiamarlo tragedia, ma è tale anche un incidente stradale che uccide anche un solo essere vivente. La verità è che mi viene in mente solo la geometria euclidea”. Così avevo esordito. “La geometria euclidea, presuppone righe diritte e forme perfette, ma in natura queste condizioni non esistono, perché, come avrebbe ricordato il creatore della geometria dei frattali, Benoit Mandelbrot, la natura è imperfetta, rugosa. Ogni tanto qualcuno si lascia sedurre dall’idea di un’umanità perfetta, che in genere coincide con la propria, ingannato dalle finzioni della geometria euclidea, e decide di eliminare tutto ciò che non vi si conforma”.

Naturalmente, in materia vi sono artigiani, li abbiamo anche noi in casa, e industriali, come i nazisti, che elevarono il processo alla scala più vasta possibile. L’arresto è forse in questo dente della ruota. Qualcuno decide qual è la matrice e comincia a uniformare tutti i pezzi ad essa, possibilmente con le cattive. Abbiamo visto come andò a finire settant’anni fa, una simile pretesa conduce sempre alla medesima stazione d’arrivo perché c’è qualcosa di perverso alla sua radice.

È qui che comincio a mettere in parallelo il Family Day e la Giornata della Memoria, istituita affinché non accada più che qualcuno si svegli una mattina e decida di essere esso stesso la norma, imponendo agli altri di adeguarsi. Questo non possiamo accettarlo e quindi respingiamo, almeno per questo frammento (meglio precisarlo a beneficio dei fanatici sempre a caccia di virgole), le richieste del raduno romano di sabato 30 gennaio 2016. Respingiamo anche l’ignoranza di chi chiama a testimone la Natura per legittimare un’idea di famiglia unica, la propria, che invece è solo una delle tante possibili e sarà sempre più marginale. Natura che viene convocata solo quando può fare comodo per giustificare tesi, altrimenti impalpabili. Rifiutiamo che una finzione di parte possa diventare certezza di tutti.

Certo, una famiglia con un padre e una madre per i cattolici è l’ideale, ma il loro modello è in disarmo da tempo e oramai le sue incessanti fratture riversano acidi corrosivi su una società impreparata a filtrarli, proprio a causa di una cultura ostinatamente negazionista, concentrata solo sulla sopravvivenza della propria visione, che impedisce alle comunità di prepararsi ai cambiamenti, finendo per subirli. Se questa è Profezia tanto vale affidarsi al Tarocchi.

Tra omofobia, false teorie del Gender, visioni umilianti della donna (che i paladini di queste adunanze vogliono ‘sottomessa’), la Chiesa italiana, almeno nella versione di Bagnasco e della componente integralista, rischia di diventare, spiace doverlo ripetere, un ostacolo all’esercizio di alcuni fondamentali diritti umani. Davvero troppo per un’Istituzione che è stata fondata da un gigante come Gesù Cristo, non da don Luigi Giussani o Escrivá de Balaguer e tantomeno da Marcial Maciel Degollado o da Kiko Arguello.

Chi dice di volere salvare la famiglia, ma in realtà non vuole che altri ne propongano di diverse, non è stato mai in grado di suggerire allo Stato una qualificazione dei servizi sociali in funzione dei grandi traumi che colpiscono sempre più massicciamente persone separate e bambini. Ci si illudeva che la negazione facesse passare la nottata, si continuava a fare finta che fosse tutto sotto controllo, che si potesse giocare in eterno alla tradizione, ma la famiglia aveva imboccato una ripidissima strada discendente. Non si doveva mai nominare il problema perché significava ammettere che c’era, la stessa perversa logica che per decenni ha impedito alla tragedia degli abusi sui minori di affiorare alla coscienza collettiva, negando la salvezza a migliaia di nuove vittime. Anche oggi è così, di alcune vicende sono stato testimone diretto, e chi faceva finta di non vedere è pure diventato vescovo, anzi continua a diventare vescovo.

Il cardinale Angelo Bagnasco, presumibilmente agli ultimi sussulti di un mandato non memorabile, si getta nelle braccia della componente integralista del cattolicesimo italiano. Investe il proprio canto del cigno su una delle tante battaglie di retroguardia di una parte di Chiesa che non vuole saperne di scavalcare il fossato che la separa dal Concilio Vaticano Secondo. Chissà, a volte si puntano i piedi quando non ci si sente pronti alla maturità, è umano, ma non può diventare questa la proposta di un’Istituzione millenaria, proprio nei giorni in cui l’Italia, la Nazione cattolica, si palesa come la più corrotta in Europa. La stessa Italia che insieme ai Paesi non riformati, Spagna, Portogallo, Grecia, è il Paese dove si leggono meno libri nel Continente. Da noi non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di bruciarli. Un compito in meno per i prepotenti.

Durante il viaggio di ritorno da Auschwitz, la stessa troupe televisiva di prima mi aveva interpellato ancora, chiedendomi un bilancio di quei giorni e soprattutto una previsione su quanto poteva essere rimasto nella testa dei ragazzi. Anche in questo caso niente certezze. “Se ognuno dei ragazzi non capirà di avere delle responsabilità su quanto è accaduto in quegli anni, questo viaggio rimarrà solo una gita”. Forse ci potremmo domandare com’è possibile che ragazzi nati quasi un secolo dopo agli aguzzini possano macchiarsi delle loro responsabilità, in fondo, si potrebbe obiettare, la freccia del tempo corre in avanti e nessuno può essere ritenuto colpevole di ciò che è accaduto prima che nascesse. “Chiunque, nel tempo che gli appartiene, commette un atto di violenza o di discriminazione verso chi è diverso da se stesso o si batte per negare dei diritti ai propri simili, diventa a tutti gli effetti complice dei nazisti, ed è molto probabile che negli anni quaranta sarebbe stato dalla loro parte”.

Troppo comodo pensare a ‘loro’, i nazisti, e a ‘noi’, tutti noi, come soggetti estranei, separati da un crinale insormontabile, perché questa è l’illusione che ci conduce a ripetere sempre gli stessi errori e a preparare le medesime tragedie, anche quando esibiamo buone intenzione.

Ancora una volta dobbiamo ringraziare l’Europa che, come un genitore responsabile, ci costringe a fare passi che da soli non avremmo mai compiuto, la stessa Europa che non è simpatica a molti vescovi, perché in un contesto di civiltà allargato, popolato di spettatori meno servili dei politici italiani, è molto più complicato aprire l’ombrello delle interferenze sulla vita dei cittadini.

 

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