mercoledì, Giugno 23

Famiglia, fine corsa?

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Su due cose però vorrei insistere. Lei dice che un cattolico non può giudicare e quindi l’affermazione di Papa Francesco sull’omosessualità la ritiene in qualche modo scontata. Ma molti cattolici invece giudicano e come. Lei a queste persone che cosa direbbe? E inoltre, senza mettere in discussione quel concetto di famiglia legato alla procreazione del quale lei prima parlava, non crede che la Chiesa dovrebbe aprirsi anche a coppie, etero od omossessuali che siano, che non hanno necessariamente quell’obiettivo ma che però semplicemente si amano?

Molta umanità pensa che il proprio ombelico sia l’ombelico del mondo, e i cattolici sono nell’umanità; vizi privati e pubbliche virtù sono prassi in molta gente, così come i sepolcri imbiancati, belli di fuori e luridi dentro come ammoniva Gesù già duemila anni fa. E aggiungeva: non guardare la pagliuzza dell’altro quando hai una trave. Niente di nuovo sotto il sole: siamo solerti peccatori. Ognuno si impegni a migliorare, tutto qui. Sulla seconda parte della domanda la Chiesa, ripeto, non può considerare ordinato ciò che ordinato non è. Ordinato secondo la Parola intendo dire. Che è chiarissima in tal senso.

Lo scorso 20 giugno è sceso in piazza un movimento contro le unioni omosessuali composta da cattolici ed esponenti di estrema destra. Che cosa ne pensa e crede possano strumentalizzare questo sinodo per i propri fini?

Sono d’accordo con lei, c’era un rischio di strumentalizzazione della manifestazione da parte di elementi che nulla hanno a che fare con le migliaia di famiglie sincere del 20 giugno. Chi ha organizzato è riuscito a limitare i danni, c’è riuscito bene direi, ma questo pericolo, che viene soprattutto da frange politiche dell’estrema destra, è sempre in agguato. Attivisti politici che poi su tutte le altre tematiche sono straordinariamente lontani, penso al fenomeno dei fratelli stranieri che fuggono da guerre, ed hanno posizioni ignobili e davvero lontane dai dettami e dalla vita della Chiesa. Il rischio comunque c’è, anche se non penso proprio che abbiano un qualche minimo spazio nei confronti del Sinodo. Certamente, durante il Sinodo, ci sarà una presa di posizione da parte delle diverse tendenze all’interno della Chiesa, da quelle definite tradizionaliste ad altre definite progressiste. C’è chi vuole mantenere una fermezza su determinati valori e chi vorrebbe una apertura dovuta ai tempi nuovi. In realtà già papa Giovanni XXIII avvertiva nella ‘Mater et magistra’, una enciclica straordinaria, la necessità di guardare ai “segni dei tempi”, concetto espresso da Gesù in una pericope matteana, che poi praticamente aprirà e seguirà tutto il Concilio Vaticano II. Nel guardare ai segni dei tempi bisogna però guardarli tutti. Per tornare al fenomeno dei profughi e di chi fugge disperato, è chiaro che un cristiano si deve interpellare con più immediatezza, a livello di accoglienza, come tematica, rispetto ad altre di gran lunga minori: i tempi ci impongono immediata accoglienza. Così come, sulla famiglia, c’è stata una presa di posizione, che mancava in maniera forte dal 2007, della piazza cattolica, chiamiamola così, rispetto ai ritardi giganteschi della politica soprattutto in termini di servizi, di tariffe, di fisco che gravano sulla famiglia costituzionale in termini pesantissimi.

Sta dicendo che malgrado in molti si riempiano la bocca della parola famiglia poi qui in Italia si fa ben poco a sua favore?

Certo. Ed è noto che noi siamo l’unico Paese in Europa in cui non esiste un minimo serio accenno, a livello fiscale, a qualcosa che abbia a che fare con un sostegno al contesto familiare. Cioè a quante bocche vengono sfamate da uno stipendio. Mentre invece ci si preoccupa di qualcosa che riguarda un numero di cittadini i cui diritti sono già perfettamente riconosciuti dal codice civile. Il disegno di legge Cirinnà (che regolamenta le unioni civili anche tra persone dello stesso sesso ndr) in questo senso è stato quasi uno schiaffo in faccia a tutte quelle famiglie che lottano e sperano quotidianamente e che non ricevono proprio un bel nulla da nessuno. Sono dentro l’associazionismo familiare ed ex presidente di una di queste associazioni e l’unico vero intervento a favore delle famiglie numerose è stato realizzato dall’ultimo governo Prodi. Stiamo parlando del 2008 e si parlava di cento euro al mese. Prima di allora il nulla, dopo di allora idem. Infatti sono le famiglie con figli, certificazione Istat, che si sono terribilmente impoverite: siamo ormai al 30% sotto la soglia di povertà.

Onorevole, piuttosto che contrapporle non crede però che bisognerebbe unificare battaglie su temi come quello delle unioni civili e sulle coppie omosessuali, la cui carenza in materia legislativa ci è costata un richiamo da parte dell’Ue, con quelle politiche familiare la cui assenza giustamente lei sottolinea?

L’Europa ci richiama continuamente anche sull’iniqua fiscalità applicata alla famiglia ma non si agita mai nessuno per questo. Dato però che gli articoli della Costituzione parlano di famiglia e non di coppie omosessuali, non sarebbe giusto – prima – rispettare la Costituzione e dare i diritti mancati alle famiglie? Ripetendo che, tolta la reversibilità della pensione, e perché mai sarebbe un diritto peraltro, e l’adozione (idem, con annessa compravendita di corpi femminili), tutti gli altri palesati diritti sono già presenti nel Codice Civile o facilmente sistemabili. In verità la lobby lgbt vuole arrivare al concetto di famiglia, nascondendosi dietro al dito dei presunti diritti mancati.

Che conseguenza ha questa assenza cronica di politiche sociali, da parte dell’Italia in particolare?

In primo luogo si riverbera immediatamente nella demografia. Non a caso siamo il Paese che invecchia più rapidamente come numero di figli proprio perché non c’è una politica sulla famiglia. E nonostante in campagna elettorale tutti si riempiono la bocca di questo argomento. In questo caso non farei distinzioni di schieramento. Tutti a parole intendono occuparsene salvo poi dimenticarsene una volta seduti sulle poltrone del governo.

Anche l’Esecutivo attuale?

Certo, anche il Governo Renzi non ha fatto assolutamente niente per la famiglia. Proprio nulla, zero! E se glielo dico io che sono renziano, nel senso di deputato di maggioranza, dev’essere proprio vero. Abbiamo anche un Sottosegretario alla famiglia, una persona straordinaria che stimo moltissimo, l’On. Franca Biondelli: mi dica lei se sapeva della sua esistenza e se ha evidenziato la sua delega sulla famiglia in qualche modo negli ultimi due anni. No, assolutamente no. Perché? Perché non aveva alcun strumento per poterlo fare: così, una persona meravigliosa come la Biondelli, resta chiusa nell’angolo. E le famiglie con lei. La cosa poi che innervosisce ancora di più è che quando si è all’opposizione si ricomincia a chiacchierare, basti pensare a Fratelli d’Italia o alla Lega, di famiglia, senza guardare come loro governano il proprio territorio dove qualcosa sui servizi potrebbero fare, per non dire di quando governavano, pochi annetti fa. I risultati migliori li abbiamo in realtà, a livello locale, proprio nelle amministrazioni di centro-sinistra. Ma, ripeto, al di là della colorazione politica, c’è una dimenticanza generale che ci ha portato nella situazione in cui siamo. Abbiamo solo 1,2 figli a donna. Cioè significa che ci dimezzeremo nel giro di mezzo secolo. L’Italia non è al pit-stop: è a fine corsa.

Secondo lei il sinodo punterà l’indice contro questo stato di cose?

Sì, e non potrà non puntarlo. Nella ‘Familiaris Consorto’ che è quel documento che citavo all’inizio dell’intervista, già allora si diceva con molta chiarezza. Addirittura si invitavano le famiglie a fare piazza, a farsi sentire, a darsi da fare. Papa Giovanni Paolo II scriveva proprio, al numero 44 se non ricordo male, che dovevano essere le famiglie stesse ad essere protagoniste della politica familiare se non volevano essere vittime di quegli stessi mali che si limitavano ad osservare. Una frase di questo tipo per dire che il sinodo non può non occuparsi di una tematiche così eclatante. Nella laicissima Francia c’è il quoziente familiare già dal 1948. In Germania, in Austria o in Gran Bretagna, c’è il cosiddetto ‘splitting’, che vuole dire spezzare, ovvero prendere quello stipendio e spezzarlo appunto sulla base del numero dei componenti, cioè bocche da sfamare come dicevo prima, e far pagare le tasse su quanto resta dopo questa operazione. Da noi invece chi ha un reddito di 30mila euro all’anno da solo paga una certa quota di tasse, che è la stessa di chi magari ha cinque o sei figli da crescere. In questo caso il singolo è ricco mentre il padre di famiglia è povero. Questa cose qui la Chiesa non può non dirle perché si tratta di una ingiustizia eclatante che avviene anche altrove ma che vede il nostro tra i paesi europei come quello che non ha alcun riguardo per la famiglia, la quale invece tante volte ha fatto da supplente alle carenze dello Stato.

 

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