domenica, Maggio 16

Famiglia, fine corsa?

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La salvaguardia della famiglia è uno dei paradigmi principali di ogni credente, sia pure visto da angolazioni diverse come ve ne sono all’interno del variegato mondo cattolico. Ed è anche un tema oggetto di discussioni anche accese all’interno appunto della stessa Chiesa e della società nel suo complesso, considerate le mutazioni che l’istituto familiare sta conoscendo. Senza dimenticare l’assenza di attenzione nei confronti di questa struttura portante da parte della politica in termini di assistenza e risorse materiali. Dopo il Sinodo straordinario dell’ottobre scorso esattamente un anno dopo, dal 4 al 25 ottobre, è previsto quello ordinario. Considerato il coraggio e l’originalità con i quali Papa Francesco sta affrontando i temi più importanti del pianeta c’è da aspettarsi qualcosa di interessante. Abbiamo chiesto a Mario Sberna, deputato di Democrazia Solidale (Gruppo Per l’Italia-Centro Democratico), attento osservatore della politica e delle indicazioni ‘francescane’ del Pontefice, tanto da destinare una buona parte del proprio stipendio di parlamentare ai meno fortunati, di parlarci di questo evento.

 

Onorevole, che cosa si aspetta da questo sinodo? Ci saranno delle novità importanti sul tema della famiglia?

Bisogna considerare che era dai tempi della ‘Familiaris Consortio’, comunque una Esortazione pastorale e non un Sinodo, che non veniva messa a tema la famiglia in maniera specifica. E’ dunque già questa una grande e bella novità. Perché a trent’anni e più di distanza si torna nella Chiesa cattolica a parlare di quel fondamento, di quella cellula fondamentale della società come viene definita dal Magistero della Chiesa stessa la famiglia. Credo sia un bellissimo segnale anche necessario in tempi di crisi dell’istituto familiare come quelli che stiamo vivendo.

Non le sembra un po’ paradossale che la Chiesa abbia lasciato passare tre decenni senza affrontare uno dei temi che più le sta a cuore?

Non lo ha affrontato a livello di documenti ufficiali specifici. C’è però il Pontificio consiglio per la famiglia, per esempio, che emana quasi quotidianamente riflessioni sul tema. Poi c’è tutta la pastorale magisteriale dei vescovi e i continui riferimenti nei discorsi dei Pontefici. Per cui il fatto che questo argomento non era messo a tema in maniera così specifica era anche dovuto al fatto che se ne parlava comunque e spesso. Credo tuttavia importante concentrare tutti i Vescovi nello stesso momento su questo tema e sono contento che Papa Francesco abbia deciso di farlo. Non tanto sull’onda della presunta pressione di una parte, peraltro molto minoritaria della Chiesa cattolica, che vorrebbe affrontare temi quali ‘preti sposati o non sposati’, ‘unioni civili’ o meno. Non è tanto per quello.

Se non è per queste ragioni perché Francesco ha sentito l’esigenza di indire un sinodo dedicato a questo tema?

Credo che il suo essere sudamericano e venendo tra l’altro recentemente da un incontro con l’episcopato di un continente dove questo tema è molto sentito abbiano giocato un ruolo nel prendere questa decisione. Per esempio io sono stato per anni volontario con mia moglie in Brasile e la Campagna di fraternità della Chiesa brasiliana, cioè l’avvenimento annuale pastorale più importante di quel gigantesco paese, era sempre in un modo o nell’altro legato al tema della famiglia, lì molto sentito anche perché in America Latina la famiglia è altrettanto disgregata come qui.

Che cosa potrà uscire da questo sinodo? Possiamo aspettarci delle novità importanti, di rottura?

Io penso che non possa uscire nulla di particolarmente dirompente, e non potrebbe essere altrimenti, rispetto a quanto sta scritto nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. E’ sulla parola di Dio e sulla Tradizione, insieme al Magistero, che si fonda l’adesione alla Chiesa cattolica. E la parola di Dio è immutabile. Per darle un esempio, quando Gesù dice nel Vangelo di Matteo, ma anche con altre parole in Luca e pure Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, “l’uomo non osi separare ciò che Dio unisce”, chiude ogni spazio di rigenerazione di un sacramento che, dunque, è unico e indissolubile in ogni tempo e in ogni luogo.

Nel senso che, come è noto, non ci si può sposare due volte in Chiesa…

Perché si tratta di un sacramento che si riceve una sola volta per sempre, esattamente come il Battesimo o la Cresima o l’Ordine. Per dire: il prete che lascia per sposarsi, resta sacerdote per sempre. Non potrà più consacrare l’Eucaristia né confessare, farà il bravo marito e padre ma, in forza del sacramento ricevuto dell’Ordine, resterà sempre sacerdote. Altra cosa è, come nella Chiesa ortodossa e in particolare in quella uniata cattolica, la riammissione ad altri sacramenti come la Confessione o appunto la Comunione, dopo un periodo di penitenza. Cioè, se separati dal matrimonio (non il primo matrimonio ma l’unico matrimonio), si accede alla Confessione e all’Eucaristia da conviventi con la nuova compagna o il nuovo compagno per vivere la comunione ecclesiale. Tuttavia il matrimonio sacramento è uno, unico e indissolubile. E’ probabile che un tema come questo, già affrontato appunto da altre chiese cristiane, venga discusso.

Rispetto ai temi spinosi riguardanti l’omosessualità anche qui Papa Francesco, compatibilmente con i dettami della Chiesa, si è spinto oltre quando ha dichiarato ‘chi sono io per giudicare’. Si avranno ripercussioni anche nel sinodo a riguardo?

Non per fare l’esegeta del Papa ma non avrebbe potuto dire altro. E’ proprio del cristiano non giudicare, come ci ha insegnato Gesù, perché il giudizio è solo di Dio. Non è nella disponibilità dell’uomo. Tanto è vero che nella confessione il prete, che rappresenta il mediatore tra Dio e l’uomo pentito, non dà un giudizio ma si fa strumento della misericordia divina. Il giudizio ci sarà, alla fine dei tempi, come sta scritto. Al prete il compito di accogliere chi è pentito. Gesù stesso ci ha insegnato con la Sua vita il concetto di accoglienza, basti pensare all’episodio dell’adultera, che non può essere negato dunque a nessuno altrimenti negheremmo il nostro essere cattolici. Perciò Papa Francesco non poteva che dire quello. La Chiesa deve accogliere tutti perché se non accogliesse non sarebbe Chiesa. Sono molto contento che Papa Francesco ce lo abbia ancora una volta ricordato. Alcuni lo hanno voluto intendere come un’apertura alla pratica omosessuale. Ma nessun sinodo sulla famiglia potrebbe esprimersi su una tematica come questa perché non è nemmeno attinente. E’ comprensibile e doveroso accogliere nella Chiesa tutte le persone omosessuali, pur ricordando che se praticano la sessualità essa è disordinata, ai fini della procreazione ovviamente. Perché l’unione sessuale è finalizzata alla procreazione e all’accettazione del dono della maternità e della paternità responsabili. Anche questo sta scritto. Dunque, non potendo procreare, non si tratta di famiglia e dunque non è attinente a questo Sinodo: l’omosessualità è un tema diverso dal tema famiglia. Che poi alcuni fratelli omosessuali conviventi, alcuni, non tutti, ritengano di essere assolutamente famiglia, fa parte dell’opinabile. Tuttavia, mancando la procreazione, e non essendo l’acquisto di un utero e di una donna come fosse merce accettabile da nessun punto di vista, ciò non è possibile.

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