venerdì, Settembre 17

Famiglia con figlio disabile, è famiglia disabile?

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Locarno – Non venga al Festival internazionale del cinema di Locarno chi desidera assistere a sfilate di mezzi bulli e divette, chi cerca film da budget iperbolici, effetti speciali per surrogare la mancanza di idee e talento. Chi cerca questo tipo di cinematografia, sappia che questo festival, giunto alla sua 68esima edizione, non fa per lui.

Questo è un festival che da sempreinsegueuna sua precisa presunzione: offrire film che fanno pensare (pensare non significa necessariamente annoiare; ma divertire non significa procurar sghignazzate scurrili); scoprire qualche nuovo talento, valorizzare il cinema di un tempo andato con retrospettive curate e di qualità; e non aver paura di affrontare questioni, temi difficili. L’altro anno, per esempio, Locarno ha ospitato ‘The Special Need’ del regista Carlo Zoratti: un film ‘leggero’, e pur denso su un ragazzo autistico che ci fa capire meglio l’Italia e l’Europa in cui viviamo, che ci fa crescere in sensibilità senza mai essere pedagogico nè pietistico. Un film che non ha avuto praticamente diffusione in Italia, e lo si sarebbe invece dovuto proiettare nelle scuole: é la storia di Enea, un ragazzo di 29 anni, che come tutti, cerca una persona da amare e che lo ami. All’Enea di Zoratti però il Fato ha giocato un brutto scherzo: perchè è un ragazzo autistico, e questo ovviamente rende tutto più difficile. Per aiutarlo i suoi due migliori amici, Alex e Carlo, decidono di accompagnare Enea in un viaggio attraverso l’Europa. Un viaggio che aiuterà Enea a convivere con il suo problema, ma soprattutto consente ad Alex e a Carlo di scoprire assai più di quello che pensavano di dover cercare. Una storia di consapevolezza che senza far ricorso a un’esplicita denuncia di quello che accade, ci rende consapevoli che di fronte a persone come ad Enea troppe volte l’atteggiamento è di banale e irritante commiserazione, un compatimento pietistico un po’ ipocrita, mentre invece non ci si rende conto che di fronte abbiamo persone sì diverse (ma poi qualcuno dovrebbe ben chiarire in cosa consiste la ‘normalità’), ma come tutte bisognose di affetto, amicizia, amore, con esigenze e necessità uguali a quelle di tutti.

Il preambolo serve per introdurre ‘Genitori’, di Alberto Fasulo. Il film è ambientato nella stanza in cui un gruppo di tredici famiglie si incontra, per scambiarsi esperienze e consigli; come dice il regista, racconta la disabilità, senza farla vedere: «La si scopre attraverso le parole e i racconti di quelle tredici famiglie. Un film, soprattutto, sulla forza particolare che mi ha avvolto in quella stanza».

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