venerdì, Gennaio 28

Falluja, iniziata la riconquista ai danni dell'ISIS field_506ffbaa4a8d4

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In Gran Bretagna è pace fatta tra David Cameron e Sadiq Khan in nome della permanenza del Regno Unito nell’Ue. Dopo settimane di incomprensioni, il premier britannico e il sindaco di Londra hanno condiviso lo stesso palco della campagna pro Ue lanciando un appello agli elettori contro la Brexit. Cameron, che aveva accusato Khan di vicinanza ad esponenti integralisti, lo ha definito invece stavolta «fiero musulmano e britannico». «Ci sono molte cose su cui il primo ministro ed io non andiamo d’accordo ma quello che conta è che nell’interesse dei londinesi il sindaco e il governo collaborino», ha invece detto Khan, che ha avvertito come sia a rischio che mezzo milione di posti di lavoro a Londra.

Mentre proprio dalla Gran Bretagna arriva invece un allarme terrorismo. Secondo Neil Basu, un dirigente dell’antiterrorismo di Scotland Yard, ci sono anche i festival musicali e i concerti estivi, oltre ai grandi avvenimenti sportivi, fra i bersagli potenziali di attacchi suicidi nel Paese. Basu conferma che allarmi specifici sono stati evocati in vista dei campionati europei di calcio in Francia, ma parla di segnalazioni anche per il popolare festival musicale di Glastonbury, a giugno. Ma in generale avverte che a rischio sono tutti gli eventi e i luoghi affollati. Sugli Europei poi arriva la notizia secondo cui la partita Inghilterra-Russia, in programma l’11 giugno a Marsiglia, è a rischio attacchi da parte dell’ISIS. Secondo il tabloid britannico ‘Sun‘, nel computer portatile di Salah Abdeslam, uno degli ideatori degli attacchi di Parigi del novembre scorso, sarebbero state trovate foto del vecchio porto della città francese e informazioni che suggeriscono una possibile intenzione di prendere di mira i tifosi di Inghilterra-Russia. Il Sun parla di attacchi con kalashnikov e kamikaze, ma non esclude l’uso di droni con armi chimiche.

Andando in Francia è ancora scontro sulla riforma del lavoro. Un centinaio di lavoratori da questa mattina ha bloccato il più grande centro per il trattamento dei rifiuti dell’Ile-de-France. Il blocco è stato confermato anche dalla Sytcom, l’agenzia metropolitana responsabile dei rifiuti domestici, con i camion con l’immondizia che sono stati deviati «verso altri centri per continuare a garantire il servizio pubblico». E la tensione è alle stelle: la CGT, il grande sindacato francese, chiede infatti di appoggiare «l’occupazione dei siti attualmente in corso e per quelli a venire» e di «avviare ovunque sul territorio delle azioni per paralizzare la raccolta e il trattamento dei rifiuti».

In Iran è stato il giorno di Ali Larijani, che è stato eletto temporaneamente presidente del nuovo Parlamento. L’esponente conservatore ha ottenuto 179 voti su 290, contro i 103 del suo avversario riformista, Mohammad Reza Aref. SOlo tra qualche tempo ci sarà una nuova votazione per eleggere un nuovo presidente definitivo, per tutta la durata della legislazione che si concluderà il 27 maggio 2020.

In Egitto intanto ecco arrivare una nuova condanna per la Guida suprema dei Fratelli musulmani, Mohamed Badie: la corte d’assise di Ismailia ha deciso per l’ergastolo nei suoi confronti e per altri 35 militanti per gli incidenti avvenuti nel 2013 nella città sul canale di Suez dopo la deposizione di Mohamed Morsi, che causarono tre morti e decine di feriti. Badie, sotto accusa in 46 procedimenti, è già stato condannato all’ergastolo in altri quattro processi e a morte in ulteriori due, ma ha fatto appello contro questi verdetti di primo grado.

Infine andiamo in Ciad, dove l’ex dittatore Hissene Habre è stato condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità. La decisione è arrivata da un tribunale costituito a Dakar, in Senegal, sotto l’egida dell’Unione africana. Oltre che per crimini di guerra, Habre è stato riconosciuto colpevole di tortura, stupro, schiavismo sessuale e come mandante di omicidi. Secondo il rapporto di una commissione speciale, l’ex dittatore, arrestato nel 2013 in Senegal e che non ha mai riconosciuto la legittimità del processo, è responsabile della morte di circa 40.000 persone durante il suo regime dal 1982 al 1990.

 

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