lunedì, Agosto 2

Fallimento ASEAN? I legislatori dei Paesi Membri criticano la inutilità di istituzioni di verifica create fin dal 2009

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Bangkok – La Commissione Intergovernativa sui Diritti Umani ASEAN AICHR ha fallito nell’arrecare un miglioramento visibile o nel creare protezione per i diritti basilari delle popolazioni del Sud Est Asia fin dalla sua introduzione nel 2009. Ciò deve essere radicalmente cambiato in modi che rafforzino la sua indipendenza ed il suo mandato, se l’ASEAN vuole avere un qualche senso o impatto sulla scena specifica locale.

Giunge netto il parere dei legislatori d’area nella giornata di ieri a margine dei lavori della Consultazione Regionale per la Verifica della Commissione Intergovernativa sui Diritti Umani ASEAN che si svolge a Bangkok nei giorni 27 e 28 Giugno.

«La Commissione Intergovernativa sui Diritti Umani ASEAN tiene consultazioni con i gruppi della società civile ed altri elementi partecipi attivi a riguardo della revisione dei suoi termini di riferimento. Molti suggerimenti  utili e suggestioni fondamentali sono stati prodotti finora ma non è ancora chiaro quali –se mai ve ne fossero- di queste opinioni saranno poi parte attiva dello sviluppo successivo», ha affermato Eva Kusuma Sundari, Presidente dei Parlamentari ASEAN per i Diritti Umani APHR.

«Noi siamo ancora molto, molto lontani da un appropriato funzionamento regionale del meccanismo dei Diritti Umani ma se la Commissione Intergovernativa sui Diritti Umani ASEAN ci portasse vicini al concetto di responsabiità collettiva e di psosperità collettiva, allora essa deve ricevere il più ampio mandato per procedere e deve essere indipendente da qualsiasi tipo di interferenza di tipo governativo: i suoi rappresentanti devono anche rappresentare i popoli del Sud Est Asia e non i singoli Governi», ha aggiunto la Presidente APHR Eva Kusuma Sundari.

Non si tratta di aspetti di second’ordine, sebbene ad un occhio europeo o statunitense, per citare due contesti a caso, possano sembrare tematiche superate. L’ASEAN sta vivendo una fase molto delicata per due tipologie di problematiche: il primo è quello relativo alla integrazione e non solo unificazione dell’intera area Sud Est asiatica per l’ormai imminente 2015. Il secondo è relativo al fatto che –sull’altare delle necessità della produzione, della finanza e del Capitale ma anche dei Poteri in ogni singolo Paese Membro, spesso i Diritti Umani sono l’agnello sacrificale che più spesso viene offerto in dono. Le vicende dei Rohingya ai confini tra Myanmar e Thailandia (tra i fattori scatenanti il downgrade applicato dagli USA nei confronti della Thailandia oggi governata da una Giunta militare golpista), i destini di tante minoranze in numerosi Paesi Membri spesso oggetto di vere e proprie persecuzioni e migrazioni forzose interne, la condizioni di lavoro cui spesso sono obbligate intere fasce di popolazione (anche i minori) ai confini e spesso oltre i confini dello schiavismo sono tra i tanti temi oggetto di interesse della Commissione Intergovernativa sui Diritti Umani ASEAN. Le affermazioni dei parlamentari componenti quella Commissione Intergovernativa, sebbene possano sembrare ad una prima impronta eccessivamente dure, sulla media distanza temporale mostrano tutta la loro caustica fondatezza esperienziale.

 

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