mercoledì, Ottobre 27

Facebook: Maledetto, ti amerò! image

0

facebook

Auguri, ragazzino!

Facebook, re incontrastato dei social network, compie oggi dieci anni, ma la sua crescita è stata quella di un mostro alieno, un idra dalle mille teste entrato con dolce violenza nelle nostre case e  senza tanti complimenti ha cambiato le nostre serate. Renzo Arbore definiva la televisione, nella sigla di una sua trasmissione di culto (parlo degli anni novanta, una vita fa) il nuovo focolare.  Non sapeva che in poco tempo sarebbe cambiato tutto, che un tizio di vent’anni geniale come solo gli ebrei sanno essere avrebbe inventato un focolare ben più coinvolgente e diabolico, capace di afferrare per il bavero un concetto, diciamo pure un valore, come “amicizia”, svuotarlo, riempirlo di nuovo e scuoterlo nel frullatore per riproporlo in tavola totalmente stravolto .

Se la televisione è stata per sessant’anni la finestra sul mondo, definizione abusatissima ma insuperabile per nitidezza espressiva, Facebook è il vero discendente dell’Agorà greca, luogo mitico dove sapienti e sfaccendati, Socrate, Aristotele e i venditori di pecore e olive calati dalla campagna a far mercato convivevano, dando forma intellettuale e commerciale al concetto di polis tuttora vivente, o sopravvivente. In seguito l’Agorà nobilitò sempre più le sue funzioni, divenendo centro di vita politica più che sociale, e forse ci sono già molti segnali che il suo sardonico erede ne possa ripercorrere le tracce, almeno fin quando un’altra diavoleria lo rimpiazzerà.

Oggi nelle piazze metropolitane non si discute più nemmeno del campionato di calcio, forse sopravvive quacosa in provincia, dove le tradizioni resistono di più e tutto cambia più lentamente, forse con maggior criterio, in città invece regna lui, Facebook. Si è impossessato della nostra anima e non ha intenzione di mollarla.

Il suo linguaggio è ambiguo, spesso esposto al fraintendimento, sintetico ma non come il fratello minore Twitter, roboticamente asettico nel suo angusto recinto espressivo. La sintesi di Facebook non è più di tanto regolamentata, lascia aperte vie di fuga verso tracimazioni di incredibile verbosità, raramente lette fino in fondo ma necessarie e sufficienti a soddisfare le più varie esigenze: pretese semiletterarie, con annessi disperati appelli a link autoprodotti, richieste di apprezzamento spesso struggenti, aperture impudiche fino all’oscenità in vite private squadernate senza vergogna, proclami politici perentori fino alla rabbiosità accanto a tenere immagini familiari, panorami  e gattini domestici, battute di atroce violenza e dichiarazioni d’amore a donne angelicate ed eroi omerici  mai visti e conosciuti.

Per non parlare del pvt, come si chiama in gergo il lato oscuro del social network, la comunicazione privata, esclusiva, il marciapiede buio e peccaminoso dove tutto può accadere, dark room virtuale che non di rado si trasforma in alcova bollente di vera fisicità, candele che bruciano passione da entrambi i lati, come nella poesia di Edna St. Vincent Millay, per estinguersi alla stessa fulminante velocità.

Insomma tutto, il contrario di tutto e  anche di più, per continuare a coltivare l’illusione che no, non siamo soli sul cuore della terra, che a rubarci altri dieci minuti di sonno, a regalarci una speranza effimera c’è sempre una notifica accesa, un messaggio misterioso, ammiccante e ammaliante come un lontano canto di sirena.

Ed è subito Facebook.         

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->