giovedì, Dicembre 9

Facebook e fake news: lotta ma anche guadagni?

0

Sappiamo orma dell’impegno importante di Facebook contro le fake news. Il social network di Mark Zuckerberg ha dato vita a diverse iniziative volte a combattere le bufale sul web, ma proprio nell’ultimo periodo ha intensificato le proprie attività. Infatti Facebook ha acquistato intere pagine pubblicitarie sui maggiori giornali della Gran Bretagna per pubblicizzare il suo ‘decalogo’ contro le fake news .

In particolare questa lista è apparsa sul Guardian, sul Times e sul Telegraph. Il tutto perché si avvicina una data importante per il Paese, ossia l’8 giugno, giorno delle ‘elezioni anticipate’. Una campagna capillare contro le fake news di Facebook, nonostante però il social non abbia mai ammesso in maniera netta che la diffusione delle notizie false e della propaganda politica tra i suoi utenti abbia determinato le sorti di diverse votazioni ,tra cui quelle americane e della Brexit. A far cambiare idea le pesanti critiche degli ultimi mesi, che hanno spino la società di Zuckerberg a correre ai ripari e dare una sterzata netta rispetto al passato.

Il decalogo contro le fake news, presentato ad inizio aprile al Festival del Giornalismo di Perugia, prevede alcune semplici operazioni di buon senso utili a verificare l’attendibilità di una notizia, come il controllo dell’URL del sito di origine, la necessità di non fidarsi di un titolo  sensazionalistico. «Il rischio è che si ripeta quello che è successo in America», ha detto di recente il parlamentare conservatore Damian Collins, «le 20 fake news più popolari negli ultimi tre mesi prima delle elezioni sono state condivise più delle 20 maggiori storie vere. Se in tanti usano Facebook come fonte di notizie e le notizie sono principalmente false, il rischio è che le persone votino sulla base di bugie».

Certo è che però da più parti ci si chiede come mai sinora sia stata così debole la campagna contro le fake news da parte di Facebook. E qualcuno pensa che proprio da queste notizie fasulle il social si sia arricchito. Ecco allora l’intervista in merito della ‘BBC‘.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->