lunedì, Aprile 12

Fabrizio De Andrè: il cantautore poeta

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Vicoli angusti di una città schiacciata dalle montagne alle sue spalle e con la sconfinata distesa del mare che le si para davanti. Uomini rudi, bruciati dal sole, che scaricano merci di passaggio e marinai di mille razze che in quei vicoli angusti, i caruggi, sfogano la solitudine delle traversate. Un’anima inquieta quella di Fabrizio De Andrè, polemica e malinconica come quelli di Genova, contaminata come tutte le città portuali, un’anima che nel peccato vede le virtù dell’essere umano.

Nasce in una stimata famiglia benestante che durante le leggi razziali ospita degli ebrei ed è costretta ad esiliare nelle campagne piemontesi in attesa della fine della guerra. Con il ritorno a Genova, hanno inizio le prime esperienze di vita del piccolo De Andrè che frequenta, da buon borghese, le scuole religiose. In questo ambito, si manifesta per la prima volta la sua essenza ribelle, denunciando in modo vistoso il padre spirituale che lo molestava con conseguente allontanamento dalla scuola. Oltre sessant’anni fa nessuno parlava di preti pedofili ma il padre di Fabrizio, divenuto un uomo politico influente, intervenne energicamente e giustizia fu fatta.

In quei caruggi, i vicoli angusti genovesi, il giovane De Andrè si innamora di una prostituta, alla quale dedicherà una delle canzoni italiane più belle di sempre, ‘Via del Campo‘: «Via del Campo c’è una graziosa, gli occhi grandi color di foglia, tutta notte sta sulla soglia, vende a tutti la stessa rosa. E ti sembra di andar lontano, lei ti guarda con un sorriso, non sapevi che il paradiso, fosse lì solo al primo piano. Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…».

In queste splendide, poetiche parole, c’è tutto Fabrizio De Andrè, rimasto folgorato dai dischi del grande Georges Brassens, dischi entrati in casa portati dal padre dopo un viaggio in Francia.
Gli emarginati, gli ultimi, saranno da sempre il tema privilegiato delle sue ineguagliabili composizioni ed il mondo torbido della prostituzione, tornerà, stavolta in modo ironico e sagace, con la popolare ‘Bocca di Rosa‘, uno dei suoi brani più amati e famosi.

Il suo migliore amico, quel Paolo Villaggio che farà fortuna con la macchietta di un impiegato servile, lo chiama Faber, nomignolo che lo accompagnerà per sempre. De Andrè si iscrive alla Federazione Anarchica di Carrara senza mai partecipare attivamente se non con i suoi testi pungenti.

Antimilitarista convinto, scrive ‘Andrea‘ e un’altra sua mirabile canzone è ‘Un Giudice‘ dove descrive quest’uomo basso di statura che sfoga il suo complesso godendo nell’emettere sentenze di condanna.

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