sabato, Ottobre 23

Fabbrica Europa: identità a confronto

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Di quali altri momenti vive questa Rassegna, che ha la durata di 43 giorni?

Di moltissimi altri,  tra i quali voglio ricordare lo spettacolo di danza tutto al maschile, dal titolo Gamelan, nel quale  oltre venti coreografi e danzatori italiani e stranieri hanno dato vita a una danza, in una successione condivisa di corpi su un suono preesistente. Ciò che appare è materia danzata, è linguaggio agli albori, complessità della visione e dell’ascolto. E anche qui è rintracciabile il tema dell’identità. L’identità dei nostri coreografi ( Michele Di Stefano, Fabrizio Favole e Cristina Rizzo) che si confrontano con quelli di altri paesi, mostrando il loro altissimo livello. Insomma, una passerella di grande pregio della danza coniugata al maschile, ove si avvertono aspetti di competizione, che sono comunque aspetti dell’identità maschile. Alcuni di loro lavorano ormai all’estero, ma la danza è fatta per viaggiare in tutto il mondo. Un altro momento importante, già vissuto, è stata la performance teatrale dei Motus ( una delle compagnie  italiane di ricerca più acclamate), dal titolo MDLSX , cioè di un ordigno sonoro, inno alla libertà di divenire, all’ermafrodita che va oltre i confini del corpo, del colore della pelle, della nazionalità imposta, della territorialità forzata, dell’appartenenza a una patria. Uno spettacolo basato su una realtà fortissima che ha suscitato grande commozione del numeroso pubblico presente, salutato da una prolungata standing ovation. Registi Enrico Casagrande e Daniela Nicolo, e la straordinaria interprete Silvia Calderoni. Altro spettacolo che vorrei segnalare è quello che si terrà al teatro della Pergola ( 24 e 25 maggio) dal titolo Battlefield, adattato e diretto da Peter Brook e da Marie-Hèlene Estienne. L’opera di questo 90 enne, che è una delle più grandi figure  del teatro contemporaneo, ispirata al Mahabharata, poema epico indiano, fu presentata per la prima volta nel 1985 al Festival di Avignone sconvolgendo il pubblico (anche per la sua durata, 9 ore!). Rivivrà ora a Firenze, anche grazie alla produzione del Teatro di Pontedera e si preannunzia come uno dei momenti alti di questa Rassegna.

Fabbrica Europa non è solo una rassegna di quanto avviene nel vecchio continente e nel mondo, non è così?

Certo, anche questa edizione è l’occasione per sviluppare qui a Firenze e nei centri della Toscana dove la manifestazione si irradia, laboratori e produzioni, che sono molte e coinvolgono giovanissimi, come a Certaldo ove sono impegnati giovani dai 12 ai 20 anni, o a S.Gimignano, ove varie generazioni lavorano insieme al Progetto Orizzonti verticali, e anziani; altre sedi di spettacoli sono la ex palazzina Fabbri al piazzale delle Cascine (qui si terranno rappresentazioni e contronarrative del mondo ron in Italia, Spagna,Romania e workshop multiculturali di giovani musicisti), il teatro studio di Scandicci, la Pergola ( di cui si è detto),  l’Istituto Francese, Le murate a Firenze (per il Progetto di Arte contemporanea), la Limonaia di Villa Strozzi e Sesto Fiorentino, ma il cuore rimane la Leopolda, ove si tengono tutti gli altri spettacoli di danza, teatro e musica ( per il calendario vedere il sito di Fabbrica Europa), tra cui di particolare significato il Festival au Desert, laboratorio musicale interculturale nomade che coinvolge le comunità di migranti(concerti, letture, installazioni, proiezioni, incontri).

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Abbiamo notato che la partecipazione del pubblico, soprattutto giovanile, è massiccia, è il frutto di un lavoro che parte da lontano?

Sì, sin dall’inizio si è avuto il tutto esaurito. Speriamo di continuare poiché l’offerta è di livello ed estremamente coinvolgente. Quando, nel ’94, si è dato vita con Andrè Morte Torres, avevamo un’ambizione, quella di creare a Firenze una casa per la cultura di tutta Europa.In questi 23 anni possiamo dire che oggi Fabbrica Europa ha fatto molta strada, contribuendo anche a restituire alla città un luogo di archeologia industriale come la Stazione Leopolda, recuperata ad un uso culturale.

Già, le vecchia Leopolda, costruita nel 1848 dal Granduca di Toscana Leopoldo II per unire la linea ferroviaria Firenze-Livorno, chiusa pochi anni dopo ( nel 1860), vide poi la prima Esposizione Nazionale inaugurata da Vittorio Emanuele II. E’ stata anche grazie a Fabbrica Europa che è tornata a nuova vita?

Qui, si è dato vita e spazio a tanti progetti realtà artistiche locali, nazionali e internazionali, si è costruita una rete di scambi capace di consolidare un terreno fertile e di grande impatto, confermando Firenze luogo di incontro e di confronto per culture diverse, e contribuendo alla formazione di un pubblico per eventi artistici innovativi e al di fuori dei circuiti più tradizionali. Dal 2003, siamo divenuti Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee e possiamo contare, oltre che sul sostegno della Regione e del Comune, anche dell’ammissione ai bandi per i progetti europei, l’Unione Europea ha riconosciuto il  valore e la portata internazionale dei nostri progetti.

Maurizia, cos’è oggi Fabbrica Europa, come la definiresti?  

Un grande laboratorio di cultura internazionale, di produzione, formazione e cultura, di creatività. Oggi bisogna essere creativi per forza. Per andare avanti, per inventarsi la vita. Fabbrica Europa possiamo dire è uno spazio aperto, un campo di battaglia che agisce nel presente, tenendo conto del passato ma guardando al futuro.

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