giovedì, Maggio 13

Fabbrica Europa: identità a confronto

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Da pochi giorni è iniziato alla Leopolda di Firenze il Festival Fabbrica Europa che si chiuderà il 18 giugno. Fabbrica Europa, che  conta ormai 23 anni di vita, è l’incontro fra esperienze  di danza, musica, teatro, idee, progetti di tutto il mondo. Maurizia Settembri  è l’ ideatrice insieme a Andres Morte Terés di questa manifestazione artistica e culturale e  responsabile di uno dei settori trainanti della stessa, ovvero della danza, dei progetti internazionali e multimediali.

Maurizia: cosa caratterizza questa  edizione appena iniziata, quale il suo segno distintivo, ciò che lo contraddistingue dalle precedenti Rassegne?

Direi che il concetto, l’idea di fondo che lega i vari spettacoli e i diversi momenti creativi è quello dell’identità. Un’identità che un mondo globalizzato nel quale  fortissime  sono le spinte all’omologazione,  tende  sempre più a  nascondere, cancellare, negare. Ebbene  Fabbrica Europa  intende dar voce e riaffermare  le varie identità, attraverso le molteplici espressioni artistiche. Ciò è apparso chiaramente evidente fin dallo spettacolo che il 5 scorso ha aperto alla Leopolda, nostra sede storica, Fabbrica Europa. “ We women” era il titolo dello spettacolo di danza, tutto al femminile, in cui la coreografa spagnola Sol Picó si interroga sulla condizione della donna insieme ad altre tre coreografe, la francese Julie Dossavi, l’indiana Shantala Shivalingappa e la giapponese Minako Seki. Quattro coreografe e tre musiciste, provenienti da paesi diversi, da  differenti realtà, che hanno danzato insieme esprimendo la loro identità artistica e culturale.  Ma al di là di questa, manifestando anche la loro comune identità di donne. Perché la donna è sempre la stessa, nella sua diversità,  identica è la sua condizione femminile sotto tutte le latitudini.

La danzatrice catalana Sol Pico’, è uno dei grandi fenomeni della danza spagnola ed europea ed il fatto che in questo suo spettacolo d’apertura  indossasse una scarpa col tacco e la scarpetta da punta della danza classica,  sta a dimostrare un altro degli aspetti che stanno a cuore  a Maurizia Settembri:  il legame tra la tradizione  ed il presente ma ancor più un futuro libero da vincoli.  Sol Pico’ ha dato vita anche un secondo spettacolo, un assolo, dal titolo One-hit wonders. L’artista si è concessa una cavalcata autoironica tra suoi maggiori successi, svelando, come in un volo aereo, ai suoi compagni di viaggio tutte le sue fragilità e il bisogno insopprimibile di fare l’artista e nessun altro lavoro. Questo per celebrare i suoi 20 anni di carriera. Due pièce dunque che secondo Sol Pico’  traggono ispirazione dalla realtà. “Una realtà” ha dichiarato l’artista “che vede la donna alla ricerca del suo posto nel mondo, e se ciò non è avvenuto nei nostri paesi, figuriamoci in altri Paesi come India e Africa dove è difficile conciliare costumi ancestrali e modernità”.

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E sul tema dell’identità femminile?

Sul tema dell’identità si muove  anche  lo spettacolo di danza  ( 13 e 14 maggio) dal   titolo Beytna, del libane se Omar Rajeh,  con coreografi di Togo, Giappone, Belgio e con il Trio Joubran ( palestinese). Omar Rajeh è danzatore, coreografo e direttore artistico del Maqamat Dance Theatre di Beirut. Il suo lavoro, intenso e potente, ha dato un contributo essenziale e significativo all’affermazione e allo sviluppo della danza contemporanea in Libano. Nel 2002 ha fondato la sua compagnia con cui ha portato i suoi lavori nel mondo arabo, in Europa, in Canada e in Corea. Le sue coreografie trattano delle percezioni e delle preoccupazioni della sua vita di libanese e pongono continui interrogativi sulla presenza individuale e fisica del “corpo” nella sua dimensione umana e nel contesto socio-politico. È il fondatore di BIPOD, una delle più importanti piattaforme di danza contemporanea del mondo arabo, il quale qui presenta uno spettacolo dedicato ad una famiglia ospitale. Scrive Omar: “ Ogni domenica andavo a casa di mio nonno dove tutta la famiglia si riuniva per mangiare, bere e ballare. Mio nonno era un uomo molto accogliente e invitava sempre amici e visitatori a mangiare con noi. La tavola doveva essere piena di gente e tutti brindavano alla salute, alla felicità, al piacere, all’amore e all’amicizia. Per lui questi momenti di condivisione e di incontro erano i più importanti della sua vita. Non ci ho mai pensato veramente, fino a quando non ho perso quei momenti.” Beytna è un semplice invito a casa: salute, felicità, piacere, condivisione, amicizia. “I valori tradizionali articolano la vita quotidiana” sostiene Omar: “e mangiare insieme è il primo di essi”. Il tema del cibo è quindi centrale ma l’obiettivo principale del lavoro è quello di giocare sulle differenze artistiche e culturali tra i diversi commensali presenti. Secondo Maurizia Settembri c’è anche dell’altro: “C’è lo spirito di accoglienza della  gente del  Mediterraneo e la nostalgia per una tradizione che lo stato di crisi  di guerra di devastazione di forzate migrazioni rischia di perdersi, di annullarsi. Ma anche la volontà di mostrare l’identità della gente del  Mediterraneo, la sua diversità. Dunque, anche qui ricorre il tema dell’identità. Che, nonostante  tutto, resiste.

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