venerdì, Gennaio 28

F-35: l’aereo da caccia incompreso

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Nel 2009 le Commissioni Difesa dei due rami del Parlamento hanno espresso parere favorevole sullo schema di programma trasmesso dal Governo che comprendeva l’acquisto di 131 aerei al costo di 12,9 miliardi di euro ma il 15 febbraio 2012, il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, nel quadro delle riduzioni di spesa ha proposto di diminuire l’acquisto di F-35 da 131 a 90 unità. In quel periodo le polemiche infuriavano: Massimo Gramellini, vice direttore de La Stampa al programma della Rai ‘Che tempo che fa‘ tuonava un’esposizione molto puntuale di quanto si sarebbe potuto fare con il costo di ogni singolo F-35. Treni, borse di studio, scuole, assistenza sociale. Idee molto valide, ma la diminuzione delle macchine prenotate dall’Italia non ha migliorato nessuna delle voci elencate dal giornalista del quotidiano di Torino. Anzi i tagli hanno causato dei grossi danni industriali e ora cerchiamo di capirne il perché.

 

Intanto il 30 luglio 2013 l’allora Ministro della Difesa Mario Mauro, riferiva al Parlamento a proposito di un eventuale ritiro dal programma: «Bisogna considerare, oltre ai 700 milioni di euro già spesi per la progettazione ed i due miliardi investiti per l’impianto di produzione di Cameri, anche il fatto che la portaerei Cavour dovrà ospitare gli F-35 a decollo verticale, altrimenti non capiremmo per quale ragione avremmo speso 3 miliardi e mezzo di euro per la nave». Sul ponte di nave Cavour infatti non possono manovrare caccia a decollo convenzionale e non sussistono altri aerei di pari prestazioni in via di sviluppo.

Il progetto, lo sappiamo, ha attirato molte critiche. La televisione di Stato ha trasmesso anche un’intervista di Pierre Sprey che ha guidato il progetto F-16. Sprey ha definito l’F-35 «pesante e poco reattivo». E l’opinione di un vecchio ingegnere che ha progettato negli anni Sessanta è sempre rispettabile. In realtà l’F-35 possiede un sistema di controllo del mezzo e degli scenari esterni del tutto innovativo che permetterà al pilota una maggiore visibilità e una capacità operativa molto più efficace di quella dei mezzi della generazione precedente. Onestamente non riusciamo ad immaginare quanti di coloro che affermano l’inutilità di un nuovo caccia siano addentro a questi e tanti altri requisiti che possono rendere l’F-35 un sistema d’arma assai avanzato negli scenari di guerra che si prevedono per il futuro. L’unica speranza che dobbiamo aver tutti, nei particolari momenti storico-politici che stiamo vivendo è che queste belve non mostrino mai fino in fondo i propri denti!

Ora, se è vero che il programma F-35 ha l’obiettivo di sviluppare e produrre un sistema di combattimento di nuova generazione economicamente sostenibile e supportabile in tutto il mondo, l’Italia ha aderito a una fase di estensione industriale che è pari al 4% dei costi dell’intero sviluppo nell’arco temporale tra il 2002 e il 2012. In realtà, il progetto prevede importanti opportunità e ricadute sull’industria italiana, in termini di partecipazione al lavoro e di trasferimento di tecnologie. Il compito assegnato all’Italia in pratica è la produzione delle ali complete per la metà circa degli F-35A della flotta, che è una delle più ampie attività di competenza e poi l’assemblaggio finale e la verifica dei nostri velivoli e di quelli olandesi e la realizzazione di un centro di revisione, riparazione e modifica degli esemplari nazionali, di quelli dei partner europei e dell’area mediterranea.

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