lunedì, Agosto 8

Expo: un messaggio che viene da lontano e andrà lontano

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Un progetto spaziale

L’assennatezza dovrebbe avere la sua parte perché anche dal punto di vista economico, vanno considerati diversi tipi di impatto causati da un’errata programmazione alimentare e da speculazioni irresponsabili di surplus commestibili. Ma torniamo al metodo: un laboratorio dove da anni si sta sperimentando in modo serio la disciplina del riciclaggio è appena a 400 km. da noi. L’unica difficoltà, onestamente dobbiamo ammetterlo, è che la distanza è implacabilmente verticale. Ed è comprensibile si stia parlando della Stazione Spaziale Internazionale. Se è complesso quantizzare quanto costa trasportare nello spazio ogni singolo chilogrammo di merce, è opportuno sottolineare che nella conta delle cifre significative di destra si ammucchiano l’ordine di quattro e cinque unità. Mille, diecimila euro, per capirci. Per cui è necessario, ancorchè opportuno dosare tutto quanto va stivato e consumato dagli astronauti per evitare che i costi lievitino a danno del trasporto di attrezzature scientifiche e per la garanzia della sicurezza degli equipaggi in orbita. Iniziamo dalla coda, dalle immondizie prodotte durante una missione. Il veicolo che le imbarca per il loro smaltimento carica circa due tonnellate e mezzo di rifiuti che poi vengono rilasciati per disintegrarsi all’impatto con la nostra atmosfera senza arrecare danni agli abitanti della Terra. E su questo c’è un imprescindibile vantaggio di essere così in alto. Poi c’è la vita vera e propria in un avamposto che da una parte gode di innumerevoli sistemi tecnologici ma che è pur sempre un ambiente chiuso e privo di qualsiasi interazione con l’esterno delle sue pareti. Oggi la questione è solo degli astronauti, ma tutto quanto stanno compiendo questi tecnici e scienziati lanciati nello spazio prima o poi riguarderà le prossime generazioni, con ambienti abitabili in grado di ospitare molte persone. Esiste al riguardo uno studio scientifico assai rigoroso pubblicato negli anni Settanta dal fisico americano Gerard O’Neill dell’Università di Princeton, che consigliamo ai più appassionati.

Ma poiché l’ambiente al di fuori della calotta atmosferica è pur sempre ostile per l’uomo della Terra, il problema dell’ottimizzazione delle risorse portate in stiva è fondamentale in quanto elementi cardinali della sopravvivenza. L’aria è il primo limite. A bordo di tutte stazioni orbitanti, (non dimentichiamo la vecchia Mir sovietica che iniziò il suo assemblaggio il 20 gennaio 1986) esistono riserve di ossigeno e depuratori che forniscono aria respirabile sempre fresca agli astronauti, scindendo l’anidride carbonica prodotta con sistemi rigenerativi che provvedono a fornire le funzioni di base per il supporto vitale, impedendo che sali e sostanze organiche dalle possano arrecare danni irreversibili.

Da stime della Fao risulta che ogni anno sulla Terra vengono prelevati circa 3.600 km3 d’acqua dolce, l’equivalente di 580 m3 pro capite. E’ necessaria la massima parsimonia per l’utilizzo di “sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta” come definiva San Francesco il bene più necessario alla vita.

Nella SSI i veicoli cargo portano taniche da 400 litri di acqua ultimamente prelevata in Italia dalle centrali di Venaria e di Grugliasco. Tuttavia, quanto bevono gli astronauti proviene anche dal sistema di riciclo, quindi nemmeno urina e sudorazione vanno perse. Il cibo viene stivato in frigorifero e elaborato in scaldavivande per cui il consumo di pasti è pressocchè simile a quello dei terrestri ma le verdure sono surgelate e i cibi refrigerati, come pure la frutta e i latticini. Assumere sufficienti quantità di carboidrati, vitamine e minerali è importante per gli astronauti come per gli uomini che vivono sulla Terra. Il loro fabbisogno calorico giornaliero è di almeno 2.000 calorie. Quando gli astronauti aprono le confezioni non devono fuoriuscire parti volatili e nemmeno possono disperdersi briciole o pezzetti di cibo che finendo all’interno di strumenti delicati o anche inalati, metterebbero a rischio impianti e organismi. Secondo quanto riportato da una stampa attenta a questi dettagli, Luca Parmitano quando era in missione ha avuto una predilezione per il tiramisù ma lui stesso ha raccontato che la sua scorta di pasta alla norma golosamente richiesta per tener care le sue origini siciliane, fu allegramente – e velocemente – consumata da tutto l’equipaggio della SSI che ricorderà per sempre il buon mangiare italiano. Samantha Cristoforetti ha invece scelto per il suo menù pietanze a base di pesce azzurro e carne bianca ma una volta a terra ha chiesto per prima cosa un’insalata di noci e pomodori del suo Trentino. E questo ci consente una riflessione. Il tempo di permanenza nello spazio è una variabile sempre crescente e presto bisognerà attivare delle piantagioni per assicurare ai naviganti un bagaglio di cibi freschi. Le coltivazioni, inoltre, oltre che per alimentazione aiutano anche la purificazione delle acque reflue, la rimozione di anidride carbonica e la produzione di ossigeno e se le piante crescono mediante il riciclaggio dei rifiuti e della coltivazione di particolari specie vegetali o batteriche all’interno delvascello spaziale, costituiranno una preziosa mattonatura della struttura colonizzante ma, prima di tutto, saranno un inesauribile esempio per l’uomo della Terra e per l’impiego razionale delle proprie risorse.

 

I piedi a terra

Per cui, quando all’Expo di Milano si è fatto un gran parlare delle possibilità di un uso raziocinante di quanto ci offre la natura, si deve comunque valutare che le conoscenze e le esperienze accumulate durante la progettazione e l’integrazione della Stazione Spaziale hanno permesso l’individuazione di settori strategici di ricerca che consentiranno di consolidare un ruolo importante nello sviluppo di sistemi di esplorazione. Si tratta in sostanza di progettare anche sulla Terra un sistema globale di controllo rigenerativo per le risorse vitali e per la produzione di cibo utilizzando quanto più possibile le risorse in sito che possono riguardare la rinascita dell’acqua attraverso tecniche di multifiltrazione e assorbimento, così come processi di ossidazione fotocatalitici ed elettrochimici. Per la rimozione dei gas contaminanti sono da tempo applicati nello spazio apparati di assorbimento e fotocatalisi. Il recupero dei rifiuti nelle stazioni spaziali è coperto da un sistema di liofilizzazione: indubbiamente si parla di volumi diversi ma già sui piani condominiali si potrebbe ottenere ben più di quanto si immagina. In ambito food production, infine sono stati già sviluppati dei prototipi di crescita in camere chiuse per piante in diverse condizioni ambientali. Molti di questi oggetti sono stati presentati all’Expo di Milano. Ma già nello spazio funzionano da lunghi anni e piante di lattuga, zucchine e altre verdure presto potranno diventare parte integrante di un sistema chiuso ma molto più vivibile. In realtà, il messaggio che si può trarre è che mai come ora, cielo e terra si possono considerare uniti da un unico filo di interessi e di attenzioni. Ma sia in un ambiente che nell’altro sarà indispensabile garantire il massimo rispetto verso ogni elemento per poter consegnare un habitat migliore alle nuove umanità che verranno.

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