mercoledì, Maggio 12

Expo 2015: alla ricerca dell’informazione perduta

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Fa molto discutere un articolo, uscito su ‘Il Corriere della Sera’, secondo cui la società di lavoro interinale Manpower avrebbe avuto serie difficoltà a reperire manodopera giovane, necessaria all’affannosa corsa contro il tempo ingaggiata, come d’habitude dal nostro Paese, per ultimare sul filo di lana le strutture di Expo 2015, a Milano.
Secondo l’articolista, che sposa in pieno la fonte Manpower, l’80% delle 654 offerte di lavoro in ballo sarebbero state declinate dai giovani under 26 cui erano rivolte, in quanto inadeguate e non convenienti. Le cifre, da cui si dovrebbe sempre partire per una corretta valutazione, non appaiono chiare: 1.300 euro mensili netti o lordi? Non si sa. Contratti a tempo determinato (ma l’Expo dura sei mesi), niente soste nei week end, niente rimborsi per eventuali trasferimenti.
In più, disservizi e perdite di tempo nello stabilire graduatorie, da cui consegue cattiva comunicazione agli interessati sullo stato della domanda, il tutto in tempi ridicolmente ristretti per consentire decisioni di un certo impegno.

Apriti web. Migliaia di frequentatori di social network, tra cui giornalisti di notevole spessore, si sono dichiarati apertamente contro la sanguisuga Manpower, ipotizzando tout court paghe non superiori ai 500 euro mensili (netti, almeno?), nessuna prospettiva futura, e costi iperbolici per i trasporti a carico degli sventurati, il tutto unicamente sulla base di testimonianza scritta di una candidata, la quale rivendica l’esborso di 350 euro per detti  trasporti, probabilmente aggiungendo uno zero al prezzo dei 35 euro richiesti dal Comune di Milano per un abbonamento mensile ai mezzi pubblici.
Conclusione, come di consueto si solleva un problema e non si mette in condizione l’opinione pubblica di farsi un’idea esatta della situazione. Bamboccioni choosy, i nostri ragazzi, o agnelli sacrificali sempre in procinto di cadere nelle grinfie di sfruttatori diabolici senza un minimo di etica? Ah, saperlo.
Personalmente ho fortissimi dubbi  sulla correttezza delle società di intermediazione, spuntate come funghi all’indomani dell’invenzione dei contratti di lavoro flessibili, che se ho ben capito il tanto vituperato (dai Sindacati) Jobs Act si propone di eliminare.  Non ho, però, neanche  gran fiducia nell’operosità indefessa dell’intero pacchetto giovanile italiano, in particolare nella misteriosa percentuale che avrebbe rifiutato il lavoro all’Expo, esperienza comunque sicuramente interessante e formativa, soprattutto se paragonata all’inattività casalinga.
Su una cosa, però, non ho incertezze: la comunicazione da parte dei media, prestigiosi o meno che siano, su qualsivoglia tematica, è fortemente lacunosa e fuorviante.
Magari, suggerisco, perché il giornalista è proprio il primo a non essere pagato affatto, per il suo lavoro (altro che compensi lordi o netti) e di conseguenza è fatalmente chiamato a chiudere un cerchio che di virtuoso non ha assolutamente nulla.

 

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