martedì, Settembre 28

ExoMars, per atterrare in sicurezza su Marte

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La sonda ExoMars sta volando spedita verso Marte. Dopo il lancio, avvenuto la scorsa settimana in perfetto orario dalla base di Bajkonur, il veicolo è stato testato su un’orbita terrestre per stabilizzarne gli assetti e ora fila a quasi centomila km/h sull’orbita balistica Hohmann per raggiungere il Pianeta Rosso a ottobre prossimo. Poi inizieranno le manovre a cui è destinata la missione.

In queste settimane abbiamo trattato l’argomento prima in chiave storica e poi industriale. Oggi parleremo della missione marziana in forma scientifica, ascoltando le parole del coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana Enrico Flamini, uno dei massimi esperti dell’argomento.

 

Professor Flamini. Il lancio di ExoMars ha rappresentato un momento di incontro tra l’industria e la ricerca.

Come sempre. Le grandi imprese ad alta tecnologia, come lo sono quelle spaziali, sono sempre realizzate in armonia tra gli attori. Per le missioni scientifiche le istituzioni, la scienza e le industrie devono coordinarsi per ottimizzare l’interesse per la scoperta con le risorse di un Paese e tutte le soluzioni industriali possibili. Quindi l’Agenzia spaziale, che deve agire come una guida tra scelte, interessi e aspettative. Il successo delle missioni è dovuto proprio a questo gradiente di energie e di competenze. Se le missioni a cui abbiamo partecipato e voluto sono state un successo, lo si deve proprio a collaborazione e sinergie. Però sappiamo che lo scienziato per sua natura chiede sempre soluzioni che vanno oltre lo stato dell’arte. La scienza, inoltre, si può permettere concettualmente di correre più rischi.

E’ per questo che ormai è uso comune chiamare visionari gli scienziati.

E’ la visione che porta al progresso, in questo senso siamo Visionari. Veniamo all’esplorazione di Marte. Le prime risposte importanti all’osservazione del Pianeta Rosso si datano dalla missione effettuata da Mariner 9, la sonda che fu la prima a orbitare intorno a Marte nel 1971, raccogliendo informazioni inedite e rivelando la presenza di grandi vulcani, di enormi canali e vaghi di indizi della presenza dell’acqua. Le esperienze precedenti avevano solo dimostrato la capacità tecnologica di raggiungere il pianeta, invece il sistema messo a punto dalla Nasa agli inizi degli anni Settanta fece compiere un primo salto di qualità agli scienziati offrendo delle immagini di buon valore qualitativo, con la vista di calotte polari, crateri, grandi edifici vulcanici. Queste immagini, onestamente, ci riportavano un Marte diverso da quello immaginato dalle osservazioni di un pianeta senza canali di acqua o civiltà marziane, forse più simile alla Luna.

Mariner 9 però fu un orbiter.

Sì, le risposte importanti, il grande salto di qualità, furono date da Viking 1 e Viking 2. La prima missione giunse su Marte il 19 giugno 1976: dopo un mese di permanenza in orbita, la sonda riprese la superficie in alta risoluzione e quando il suo lander toccò il suolo di Chryse Planitia, fece funzionare tutti i suoi dispositivi per ben quattro anni oltre il termine previsto per la missione, inviando più di 1.400 immagini insieme alla sonda gemella Viking 2. Si trattò di un progetto essenziale che ha mostrato la capacità di atterraggio su Marte in due locazioni e per un intero anno marziano. Ma le ricerche sono andate avanti e le altre missioni ci hanno mostrato tutta la vitalità del pianeta.

Che significa vitalità?

Sappiamo che Marte vive le sue stagioni, alternando inverni ad estati e ciclicamente scorrono polveri sottilissime che arrivano fino alla stratofera con la capacità di annebbiamento dell’ambiente; l’atmosfera è composta principalmente da anidride carbonica ma sono state accertate tracce di altri gas, anche metano nell’atmosfera. E poi abbiamo osservato mutazioni della calotte polari e evaporazioni del ghiaccio. Questi sono i segnali di grandi vitalità del pianeta. Altre testimonianze ci sono state date da Phoenix Mars Lander, seguito durante la discesa contemporaneamente dagli orbiter Mars Odyssey, Mars Reconnaissance e Mars Express, che hanno monitorato le varie fasi dell’atterraggio con una precisione superiore rispetto alle precedenti missioni. Abbiamo osservato con MRO un episodio franoso in zona polare ma devo dire che il ghiaccio lo abbiamo analizzato in dettaglio con il radar sounder MARSIS la cui strumentazione è stata sviluppata in accordo tra Asi, Nasa e da un’idea dell’Università di Roma La Sapienza sotto la responsabilità di Giovanni Picardi e poi di ShaRad, a bordo della missione Nasa MRO, anch’esso un radar sounder a bassa frequenza, con una straordinaria risoluzione spaziale. Abbiamo fatto scoperte importanti che in molti casi hanno ridisegnato numerosi aspetti della conoscenza di Marte.

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