sabato, Ottobre 23

ExoMars: Marte è più vicina all’Europa L’esecuzione operativa rappresenta una frontiera di assoluta qualità

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Stamattina alle 10:31 (ora italiana) la base spaziale di Bajkonur ha immesso nello spazio il Proton M con la prima missione ExoMars in stiva, un carico che tra circa sette mesi giungerà su Marte in un programma realizzato da Europa (Esa) e Russia (Roscosmos). L’intero sistema è costituito da un orbiter che graviterà per diversi anni intorno a Marte e dal lander Schiaparelli, un ambizioso veicolo spaziale che nel prossimo ottobre si poserà sul suolo scarlatto del pianeta per testare diverse fasi di avvicinamento e atterraggio e poi dar seguito alla sua missione di progetto.

Chi si aspetta di vedere a breve sul proprio televisore un astronauta somigliante a Matt Damon, protagonista di ‘The Martian’ gironzolare per le colline ossidate di un mondo vicino e lontano, probabilmente cambierà canale per scegliersi qualche altra fiction. Siamo ancora lontani da qualsiasi pensiero di far sbarcare elementi della razza umana su un pianeta grande poco meno della metà della nostra Terra e con un’’aria’, chiamiamola eufemisticamente così, al momento irrespirabile. Se l’obiettivo di ExoMars è analizzare l’atmosfera marziana e verificare le tecnologie di discesa sul pianeta in vista della seconda parte della missione, le manovre progettate e tutta l’esecuzione operativa rappresentano una frontiera di assoluta qualità. La seconda missione consisterà, poi, nell’invio di un veicolo di oltre due tonnellate -frutto di una cooperazione internazionale che vede l’Italia come capofila- che scenderà sul quel suolo impervio per esplorarlo e perforarlo in diversi punti con un trapano fino a due metri di profondità. Al momento, possiamo affermare senza ombra di dubbio che l’unica possibilità di indagine al riguardo va affidata ancora alle macchine automatiche.

ExoMars è la prima missione del programma AURORA ad entrare nella fase realizzativa, e, come appena detto, lo svolgimento è diviso in due parti: dopo quella partita oggi (Esa lead), ne seguirà una nel 2018 o più avanti, visto che il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, Johann-Dietrich Wörner, ha recentemente parlato di incertezze nei finanziamenti che rischiano di far slittare di due anni il lancio della seconda missione. Ad ogni modo, tempi a parte, il programma non dovrebbe cambiare e la prossima missione prevede un ‘carrier module’ e un ‘descent module’ che porterà il rover su Marte dove si darà inizio a una serie di attività tecnologiche e scientifiche finalizzate alla ricerca di eventuali tracce di vita ad una profondità tale che le probabilità di conservazione dei reperti è sicuramente più alta di quella di una raccolta superficiale.

Dunque, la finestra che si è aperta oggi è estremamente articolata: l’orbiter, dal peso di 3.700 kg. di cui 2.300 di propellente, sarà rilasciato nella traiettoria finale del viaggio del vettore russo e con la sua dotazione di strumenti per l’analisi dei gas atmosferici, il piccolo satellite resterà in orbita attorno a Marte a un’altezza di 400 km. ma occorrerà circa un anno per circolarizzare la propria posizione e dar vita alla missione scientifica primaria, restando attivo almeno fino al 2022.

Secondo Ann Carine Vandaele, la scienziata che lavora al progetto per l’Agenzia Spaziale Europea, la sonda vorrebbe dare una risposta definitiva alla questione della presenza di metano nell’atmosfera marziana. Dalle misurazioni effettuate nel passato si sa che la concentrazione dell’idrocarburo è sporadica e non è chiaro se la natura di tale fonte sia biologica o chimica, né se è influenzata da variabilità stagionali.
Secondo Jorge Vago, responsabile scientifico del progetto dell’Esa, se l’obiettivo è in grado di confermarne la presenza, forse l’esecuzione dei programmi di ExoMars potrà anche spiegarne l’origine.L’orbiter, poi, fungerà da ripetitore tra il centro di controllo a terra ed il rover, per l’invio di comandi e per scaricare i dati della rete di comunicazioni spaziali di Esa.Giunto a ridosso del nostro vicino di percorso solare, il modulo di discesa EDM ‘Entry descent landing Demonstrator Module’, chiamato Schiaparelli in onore del famoso astronomo italiano, si separerà dal segmento orbitante e in tre giorni raggiungerà la quota di 120 km. dalla superficie del pianeta, che è il limite dell’atmosfera marziana, ovvero l’interfaccia d’ingresso.

La penetrazione in quell’esile sfera gassosa che circonda Marte è il momento focale di tutta la missione, perché l’Esa non possiede le cognizioni empiriche per far atterrare su quel pianeta una sonda da 600 kg, tanto pesa il lander di ExoMars. Per questo l’azione è fortemente dimostrativa. Al suolo, la piccola stazione meteorologica che verrà fatta atterrare tra la polvere fina e le grosse pietre che ricoprono il manto orografico di Meridiani Planum funzionerà da un minimo di quattro a un massimo di otto sol, i giorni marziani, e misurerà principalmente la temperatura, la pressione, l’umidità e la composizione dei venti al suolo.

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