venerdì, Aprile 23

ExoMars: l’Europa torna su Marte

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Tra qualche giorno sarà lanciata verso Marte la missione europea ExoMars per una nuova, importante avventura che Europa e Russia affronteranno assieme sul Pianeta Rosso. Dopo una crociera di sette mesi, un orbiter si posizionerà a 400 km intorno il pianeta e il modulo di discesa si poserà sulla base costituita prevalentemente di ematite della pianura situata in prossimità dell’equatore, con un sistema che ha anche la funzione di dimostratore e poi nel 2018 seguirà l’invio di un rover per esplorare il territorio e svelare qualche altro importante aspetto del nostro vicino di orbita. Seguiremo queste fasi, cercando di dar risposta agli innumerevoli quesiti che si pongono rispetto all’esplorazione extraplanetaria e alle ragioni per cui si investono importanti risorse per ambienti lontani e anche mentalmente distanti, prendendoci un po’ di tempo, nell’ambizione di essere quanto più esaurienti e precisi nell’inquadrare gli aspetti più salienti delle missioni marziane, fin dalle loro origini.

Marte è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole ed è definito l’ultimo dei pianeti di tipo terrestre dopo Mercurio, Venere e il Pianeta Azzurro. Il suo diametro equatoriale è poco più del raggio analogo del nostro mondo ed è dotato di due satelliti naturali Fobos e Deimos, più che altro asteroidi catturati dal campo gravitazionale nella notte dei tempi. Ma, quello che maggiormente importa è la distanza che ci separa da un pianeta così prossimo: a causa dell’opposizione – che nello specifico significa allineamento di Sole, Terra e Marte – circa a tre giorni dal suo perielio, il mattino del 27 agosto 2003 Marte si è trovato vicino alla Terra come mai in 60.000 anni di orbitazioni: appena 55.758.006 km. e un altro avvicinamento di questo tipo nel millennio avverrà l’8 settembre 2729. Se qualcuno certamente controllerà la data, sappiamo per certo che la rotazione di Marte rispetto a quella terrestre porta uno scostamento fino a 20 milioni di km. Misure assolutamente prevedibili che condizionano le finestre di lancio studiate proprio per sfruttare la minor distanza possibile ogni volta che si programma una missione in quella direzione.

La letteratura fantascientifica ha dedicato molto spazio a Marte. Spesso si è cercato di immaginare il pianeta abitato da esseri policromi, vagamente somiglianti alla razza umana ma pronti ad aggredire il pianeta più soleggiato per occuparne gli spazi superficiali. Qualche equivoco si è generato dalle osservazioni ottiche effettuate da Terra e causato da alcuni errori o interpretazioni individualistiche mirate alla ricerca di una notorietà dei suoi studiosi. Certo è che la relativa vicinanza ha stuzzicato molte curiosità. Giovanni Schiaparelli fu tra gli antesignani degli osservatori marziani e nel 1877 – da poco c’era stata l’unificazione d’Italia con tutte le sue conseguenze – durante un’opposizione estremamente favorevole lo scienziato italiano iniziò a classificare l’orografia di Marte di Palazzo Brera a Milano utilizzando un telescopio rifrattore tedesco da 218 mm di diametro; fu un grosso salto di qualità perché a quei tempi le conoscenze del pianeta erano indubbiamente approssimative e poco rispondenti a qualsiasi realtà interpretabile. Nella mappatura Schiapparelli definì delle depressioni e alcune pareti gradualmente regolari che rappresentarono un equivoco storico per le definizioni di una imprecisione linguistica. Se furono sue le osservazioni di formazioni che somigliavano a canali, il termine che l’ingegnere e scienziato nativo di Cuneo indicò seguì il modello già utilizzato nel 1859, dal reverendo gesuita Angelo Secchi che pure si era dilettato a osservare Marte durante le sue meditazioni metafisiche. Ma le speculazioni sull’esistenza di una civiltà aliena extraterrestre furono favorite da una inadeguata traduzione in inglese e francese del lavoro di Schiapparelli perché la parola «canale» fu tradotta con il termine «canal» invece che «channel». Una gran confusione tra canale artificiale e solcatura naturale che indusse molti pseudoscienziati a ipotizzare troppe fandonie prive di fondamento. Da allora le storie prodotte e riprodotte furono tante, compresi quei film realizzati a bella posta per inquietare abilmente gli spettatori, specie statunitensi e per convincerli a finanziare una ricerca spaziale che nel secondo dopoguerra non aveva niente contro gli ipotetici vicini marziani ma molto più indirizzata verso i più antagonisti sovietici.

Ma Marte è rimasto un obiettivo nell’immaginario e insiste sempre più che vivace la volontà di raggiungerlo. Lo stesso Wernher von Braun, il barone tedesco portato negli Stati Uniti con la convinzione di vincere la guerra tecnologica improntata contro l’impero di Mosca, quando attraverso il programma Saturn riuscì a far sbarcare gli astronauti americani sulla Luna, aveva ben chiaro che quello non era che un passo intermedio che si sarebbe dovuto allungare rapidamente sul pianeta coperto di ossido di ferro. Il fatto che poi l’amministrazione che lo aveva generosamente ospitato non volle saperne di una nuova spesa per la conquista spaziale lo fece precipitare in una depressione che lo portò presto alla morte. Tuttavia gli Stati Uniti, la Russia e nemmeno l’Europa e le grandi potenze mondiali hanno smesso di guardare allo sbarco su Marte come un naturale sbocco tecnologico e industriale dei propri apparati.

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