domenica, Settembre 19

Evoluzione e progressi di 15 anni di cooperazione nella ricerca agroambientale e agroalimentare di Agroinnova in Cina Le attività svolte riguardano due paesi e tematiche (agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare) di grande attualità nel panorama economico e politico internazionale

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Il mondo guarda sempre più ad oriente e l’Asia è sempre più attrattiva, soprattutto per i giovani.  Negli ultimi anni sempre più giovani europei ed americani vanno a studiare in Asia, soprattutto in Cina, paese che vanta ottime Università e che investe molto nella ricerca. invertendo quelli che erano i flussi del passato. C’è già chi parla di cervelli d’oriente. Secondo l’OCSE (Organizzazione europea sullo sviluppo economico) nel 2020 la Cina supererà l’Europa e gli Stati Uniti per gli investimenti nella ricerca. Quale il prezzo da pagare?  Vivere in un paese molto inquinato, con una lingua ostica e con uno scarso rispetto dei diritti umani. Ma i forti investimenti nella ricerca faranno certamente di Cina, Hong Kong, Singapore e Taiwan una vera e propria terra promessa per gli scienziati. Solo per fare un esempio, molti ritengono che nel vicinissimo 2020 il baricentro della ricerca nel campo della fisica sarà in Cina.

Il Centro di Competenza Agroinnova  dell’Università di Torino, nato nel 2002 proprio per potenziare al massimo le molte reti internazionali sviluppate dai fitopatologi torinesi negli anni, ha colto da tempo l’importanza di lavorare con l’Asia nel campo agro-ambientale e agro-alimentare.  Molte delle produzioni agricole si stanno infatti spostando, per ragioni economiche in tale area geografica e sempre più, in futuro, noi consumeremo prodotti orto-frutticoli cinesi. E’ quindi logico e conveniente per tutti aiutare i cinesi a migliorare la qualità, sicurezza e salubrità dei loro prodotti esportando le buone pratiche agricole che fanno parte della nostra tradizione e che sono il frutto di anni di ricerca e di assistenza tecnica.

Le attività di AGROINNOVA  in Cina finalizzate alla ricerca, alla formazione e al trasferimento tecnologico nel campo dell’agricoltura sostenibile sono iniziate nel 2000, nel quadro delle principali convenzioni e protocolli internazionali sull’ambiente (Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, Protocollo di Montreal sulle sostanze pericolose per la fascia di ozono stratosferico, Protocollo di Cartagena per la Conservazione della Biodiversità, Convenzione di Stoccolma sugli Inquinanti Organici Persistenti, Convenzione per la Lotta alla Desertificazione), e sono poi proseguite, ampliandosi notevolmente, anche grazie alla collaborazione con Enti ed Agenzie nazionali e internazionali (Unione europea, Ministeri dell’Ambiente, degli Affari Esteri, della Ricerca e dell’Università, …). Le attività svolte riguardano due paesi e tematiche (agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare) di grande  attualità nel panorama economico e politico internazionale e sono state occasione per lo sviluppo di una partnership di lungo termine con centri di ricerca e accademici cinesi.

Le colture interessate sono state quelle ortofrutticole. L’importanza dei prodotti ortofrutticoli nella dieta è nota a tutti, non solo in Europa. Particolare attenzione va, quindi, dedicata alla tutela della qualità e sicurezza di questi prodotti.  La Cina è uno dei principali produttori a livello mondiale di molti prodotti ortofrutticoli che vengono esportati in tutto il mondo, Europa compresa; i cittadini europei consumano molto frequentemente prodotti cinesi, anche se spesso non ne sono consapevoli. E’ nota a tutti la perplessità generata dall’importazione di prodotti ortofrutticoli cinesi.

Molte delle attività svolte sono state descritte precedentemente (Gullino et al., 2003; 2006; 2008; 2010).  Questa breve nota si concentra, pertanto, sulle attività più recenti, evidenziando l’evoluzione della collaborazione nel corso degli anni.

Evoluzione della collaborazione: dalla cooperazione al trasferimento tecnologico

La collaborazione avviata da Agroinnova in Cina, iniziata negli anni di boom economico cinese (CCICED, 2004), ha inizialmente riguardato attività di cooperazione allo sviluppo e soprattutto di trasferimento tecnologico, con il coinvolgimento di imprese italiane e cinesi.

L’attività di cooperazione è stata tesa alla risoluzione di questioni pratiche connesse al tema della difesa delle piante che, inteso nel suo significato più ampio, rappresenta oggi un argomento di grande attualità anche per le dirette e complesse affinità con problematiche di tipo ambientale (inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo) e igienico-sanitario (sicurezza alimentare) che polarizzano l’attenzione dell’opinione pubblica (Clini et al., 2008).  Tali attività sono state condotte in Inner Mongolia, Xinjiang, Hebei, aree interessate da processi di erosione dei suoli  e di desertificazione, causa l’uso eccessivo di acqua, fertilizzanti e agrofarmaci (Gong e Lin, 2000).

L’attività di trasferimento tecnologico ha riguardato tecniche di lotta alle malattie di colture orticole basate su un uso molto limitato di agrofarmaci.  L’attività di formazione e ricerca sull’impiego delle tecniche di innesto di colture orticole su piede resistente e di prodotti di origine naturale come mezzi sostenibili per la riduzione dell’impiego di prodotti chimici pericolosi e obsoleti è stato  co-finanziato nell’ambito dell’Accordo Quadro tra Ministero delle Attività Produttive, l’Istituto per il Commercio Estero e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Study tour e stage di formazione in Italia, seminari e attività sperimentali in Cina hanno consentito di approfondire tecnicamente e scientificamente le possibilità di impiego di portainnesti resistenti e prodotti biologici nel quadro di strategie di lotta integrata alle malattie delle piante orticole (Dong et al., 2007; Cao et al., 2008; Wang et al., 2008).  

L’agricoltura biologica è stata, a partire dal 2005 uno dei temi principali della collaborazione italo-cinese nel settore agro-ambientale.  AGROINNOVA ha coordinato un progetto finalizzato alla diffusione di strategie e tecniche di coltivazione biologica in un’area rurale vicino a  Shanghai, in collaborazione con la Shanghai Academy of Environmental Sciences. Il progetto puntava sull’impiego di portainnesti resistenti ai parassiti, di varietà tolleranti e di prodotti biologici per la lotta alle malattie delle piante, sulle tecniche di compostaggio per il riutilizzo dei rifiuti organici come fertilizzanti e ammendanti, sull’uso di sistemi di irrigazione a goccia per la riduzione dei consumi idrici per l’irrigazione. I temi relativi alla qualità dei prodotti biologici, alla loro certificazione e commercializzazione, di grande interesse per la Cina (Xie et al., 2005),  sono inoltre stati affrontati in seminari, corsi di formazione e study tour organizzati in Cina e in Italia.  Grazie ad un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Asia Link, è stata svolta una intensa collaborazione anche nel settore della formazione universitaria in questo settore. Il progetto, che ha visto la partecipazione di 4 Università europee (Torino, Viterbo, Bonn in Germania e Wageningen in Olanda) e 4 cinesi (Pechino, Zhejiang, Northeast e Qinghai),  era rivolto ad aggiornare il corpo docente delle università cinesi sui progressi scientifici, tecnologici e formativi relativi all’agricoltura biologica, creando le condizioni per l’attivazione di percorsi formativi permanenti (corsi di laurea, master, corsi di formazione per operatori del settore, etc.). L’obiettivo ultimo delle attività è stata l’ideazione di un Curriculum di studi in “Produzione e commercializzazione di prodotti biologici”, nonché lo sviluppo dei relativi materiali didattici. Ora le quattro Università cinesi hanno ulteriormente sviluppato il Curriculum, rispondendo alla grande esigenza di formazione in questo settore.   

Dal trasferimento tecnologico alla ricerca

L’intenso scambio di giovani ricercatori, insieme con i rapporti instaurati  con i Centri di ricerca e le accademie cinesi hanno favorito il nascere di progetti di ricerca, svolti nell’ambito dei programmi europei.  

Temi di grande interesse nella collaborazione con la Cina sono stati quelli della biosicurezza e della sicurezza alimentare. In collaborazione con Università e Centri di ricerca asiatici (Zhejiang University, China Academy of Agricultural Sciences e Rajamangala University of Technology Lannathe in Tailandia) e altre due università europee (Bonn in Germania e Lleida in Spagna) Agroinnova ha coordinato, dal 2007 al 2010,  un progetto, finanziato dall’Unione Europea all’interno del programma Asia-Link, per valutare il rischio di trasferimento tra Europa e Asia di parassiti delle colture e dei prodotti agricoli non ancora presenti, come conseguenza della globalizzazione dei mercati. Il progetto ha avuto lo scopo di formare dal punto di vista tecnico e scientifico docenti e giovani ricercatori di enti asiatici riguardo al contenimento di specie aliene invasive e allo sviluppo di mezzi tecnici e linee guida a supporto dell’adozione di procedure standard operative riconosciute a livello internazionale per l’identificazione, il contenimento e la lotta ai nuovi parassiti.

La riduzione dell’uso di agrofarmaci, per limitare la presenza di residui nei prodotti agricoli, e lo studio della presenza di micotossine negli alimenti e dei metodi per prevenirne la presenza sono tra i principali argomenti di ricerca affrontati nell’ambito di progetti condotti mediante lo scambio di studenti e ricercatori. Queste tematiche, di grande attualità in Cina dopo l’ingresso del paese nel WTO (Word Trade Organization) sono utili a questo grande paese per fare in modo di portare le loro produzioni agli standard richiesti dai paesi importatori.

La collaborazione con la Cina continuerà nei prossimi anni nel campo della difesa integrata delle colture.  Un progetto europeo, finalizzato nell’ambito del nuovo programma Horizon 2020, dal titolo EUCLID (EU-CHINA Lever for IPM Demonstration) finanzierà, nei prossimi quattro anni,  18 gruppi di ricerca e imprese europei e cinesi per migliorare la qualità e sicurezza dei prodotti ortofrutticoli europei e cinesi. La collaborazione tra Europa e Cina consentirà la condivisione di strategie, tecniche, mezzi di difesa.  La necessità di ridurre l’input di mezzi chimici è molto sentita in Europa, dove la rigida legislazione che regola la registrazione di nuovi agrofarmaci rende problematico lo sviluppo di nuovi mezzi chimici di lotta. Ma lo è altrettanto in Cina, paese abituato in passato a utilizzare vecchi agrofarmaci, ormai considerati obsoleti, spesso addirittura vietati, nei paesi industrializzati. La collaborazioni internazionale e con l’Europa in particolare, ha già aiutato la Cina a sostituire molti  prodotti oggi non più accettabili sotto il profilo ambientale, tossicologico e igienico-sanitario. La crescita economica cinese ha avuto come conseguenza una accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori, che sempre più chiedono prodotti da agricoltura biologica. Ciò ha portato il governo cinese a promuovere e sostenere pratiche di agricoltura sostenibile.

Il progetto EUCLID si occuperà di orticole (pomodoro, insalate, cavolo) e di vite per sviluppare e applicare tecnologie innovative di difesa a basso impatto ambientale. Ampio spazio verrà riservato all’uso di sistemi produttivi innovativi (ad esempio il fuori suolo), all’inserimento di mezzi biologici nelle strategie di difesa, all’impiego diffuso di tecniche diagnostiche molecolari. Il tutto per combattere parassiti “classici” così come quelli di nuova introduzione, come conseguenza della globalizzazione dei mercati.     

  Osservazioni conclusive

I progetti svolti hanno puntato alla promozione del modello italiano di agricoltura sostenibile per la protezione dell’ambiente, del cibo sano e sicuro e di diffusione del quadro normativo che lo promuove e lo tutela, delle strategie e tecnologie messe a punto nel nostro paese per garantire produzioni rispettose dell’ambiente. In agricoltura tutela della salute del consumatore e protezione ambientale viaggiano sullo stesso binario. Come la protezione ambientale, anche la tutela della salute del consumatore è ormai diventata una questione che va affrontata a livello globale, una partita che non può essere giocata solo in casa, ma che richiede interventi mirati oltre confine.

In campo formativo ci si è concentrati sulla diffusione di conoscenze tecniche e scientifiche aggiornate, sulla formazione di personale capace di interiorizzare le innovazioni e guidare il cambiamento in un’ottica sostenibile, sia come esperti del settore industriale sia come funzionari delle amministrazioni pubbliche o operatori del mondo accademico. L’attenzione è stata rivolta anche al miglioramento degli standard di qualità dei prodotti agro-alimentari, soprattutto in risposta ad una aumentata domanda interna di prodotti biologici e come strumento di incentivazione delle esportazioni.  La necessità di aggiornamento tecnico, scientifico, gestionale e normativo delle amministrazioni cinesi è fortemente cresciuta e richiede nuovi approcci e competenze. Non va, infine, dimenticato che forme di agricoltura sostenibile garantiscono anche un miglior reddito per gli agricoltori, oltre che una maggiore tutela della loro salute e un miglioramento delle condizioni di vita dei cinesi.

In questo contesto, la cooperazione con l’Europa, e con l’Italia in particolare,  è molto ricercata e apprezzata. La Cina riconosce, infatti, le forti capacità e potenzialità innovative dell’Europa, in termini sia normativi sia tecnologici e sociali. La speranza è che dal “vecchio” continente non giungano soltanto minacce di misure doganali contro la competizione “asiatica”, ma anche la voce di chi ha la consapevolezza che la Cina rappresenta una grossa opportunità di mercato per chi sa investire in innovazione, ricerca e sviluppo.

Grazie alla disponibilità di finanziamenti nazionali ed internazionali, più di cento giovani italiani e cinesi sono stati coinvolti nell’attività di ricerca, sperimentazione e formazione nell’ambito dei numerosi  progetti di cooperazione, trasferimento tecnologico e ricerca nel campo dell’agricoltura sostenibile descritti. In particolare diversi dottorandi cinesi sono o sono stati ospiti di AGROINNOVA, mentre alcuni studenti  italiani hanno svolto le loro tesi di dottorato o di laurea in Cina. Il valore economico complessivo dei diversi progetti supera i 50 milioni di Euro, con una notevole ricaduta economica non solo in Cina ma anche in Piemonte, a Grugliasco.  I progetti condotti in Cina hanno infatti offerto la possibilità di lavorare in un contesto molto interessante a molti giovani italiani e hanno permesso di costruire nel campus universitario di Grugliasco strutture moderne e funzionali.

In conclusione, il programma di cooperazione ha permesso di costruire una  partnership molto ampia e solida tra Università, Enti e imprese, estremamente efficace, fornendo  all’agricoltura cinese un’assistenza concreta nella delicata fase di transizione a modelli produttivi sostenibili sotto il profilo ambientale. La Cina ha  ricevuto assistenza e consulenza tecnica qualificata anche per l’elaborazione di norme e programmi operativi. Il programma ha coinvolto imprese, istituti accademici, centri di ricerca pubblici e privati a livello nazionale ed internazionale, stimolando sinergie finanziarie per la realizzazione di programmi più completi e incisivi e inserendosi nel quadro dei più ampi progetti di cooperazione avviati dai governi italiano e  cinese.

 

Maria Lodovica Gullino

Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale AGROINNOVA e DISAFA, Università di Torino, Largo Braccini 2, 10095 Grugliasco

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