martedì, Maggio 11

Evitare la guerra commerciale: il dialogo tra Cina e Stati Uniti continua Il Vice Premier cinese Liu He presto a Washington per discutere con la squadra di Trump

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Gli Stati Uniti e la Cina cercano un ulteriore dialogo con la speranza di raggiungere un accordo ed evitare, così, una guerra commerciale. Durante i colloqui della scorsa settimana a Pechino, gli Stati Uniti hanno chiesto un taglio di 200 miliardi di dollari nel deficit commerciale degli americani con il Paese asiatico. I colloqui dovrebbero ora continuare nella direzione giusta. Una settimana fa, la Casa Bianca ha annunciato il possibile arrivo, da lì a giorni, del vice Premier cinese, Liu He. Ma qualche giorno dopo, la notizia di un cambio di programma. Il segretario al commercio statunitense, Wilbur Ross, ha affermato dinanzi alle telecamere della televisione che è possibile che la riunione non si svolga questa settimana.

Gli Stati Uniti sostengono che nel corso del 2017, il deficit commerciale nei beni con la Cina è stato di oltre 375 miliardi di dollari. L’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Cui Tiankai afferma che il rapporto commerciale tra le due maggiori economie è molto più di un semplice ‘deficit commerciale’. Le cose starebbero diversamente. «In primo luogo, sarebbe troppo semplicistico dire che il deficit commerciale significherebbe una perdita di surplus commerciale che vorrebbe dire, guadagni. Penso che la situazione reale sia più complicata. Occorre guardare l’intera catena del valore dell’offerta e la divisione internazionale del lavoro. C’è ancora troppo squilibrio nel commercio, un enorme deficit per voi ed enorme surplus per noi, non penso che questo dovrebbe continuare, non credo che continuerà», ha detto Cui, parlando ad un think tank di Washington la scorsa settimana.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato tariffe per un totale di 150 miliardi di dollari per i beni cinesi. Nella prossima entrante, l’Ufficio del Rappresentante commerciale statunitense, inoltre, terrà tre giorni di audizioni pubbliche sulle tariffe proposte. Circa 130 aziende e gruppi commerciali dovrebbero testimoniare. La maggior parte di loro si oppone alle tariffe e non vuole essere testimone di un’escalation di questo conflitto commerciale.

La Camera di commercio degli Stati Uniti, formata da un gruppo privato che difende gli interessi americani e, per questo, molto influente nel Paese, ha rilasciato una dichiarazione in vista delle audizioni della prossima settimana: «Le tariffe non sono la risposta». Di avviso contrario anche loro. Una prima ondata di tariffe su beni cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari potrebbe, comunque, entrare in vigore in qualsiasi momento dopo il 22 maggio. Occorre attendere, quindi, qualche giorno per vedere se dai futuri colloqui tra le due potenze, ne verra fuori qualcosa di nuovo.

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