mercoledì, Ottobre 20

Everest: perché è lì field_506ffbaa4a8d4

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Il calo si sente, almeno un 30% di clienti in meno rispetto all’autunno scorso, però mi aspettavo un affluenza ancora minore, invece un ristretto ma costante viavai giornaliero c’è”, dice Dilli Rai, gestore del Trekkers Lodge di Tenboche, sulla via verso il campo base dell’Everest. Nonostante le preoccupazioni delle agenzie di trekking internazionali circa la prontezza dei lavori di ricostruzione, i sentieri delle valli di Khumbu sono del tutto agibili, i tratti danneggiati dalle frane provocate dal terremoto sono già stati sistemati, e le costruzioni parzialmente o interamente crollate sono tutte in fase di ricostruzione o affiancate da nuove strutture in legno e pietra. La necessità di rialzarsi e rincominciare ha superato la paura e lo sconforto, e l’economia, per alcuni di sussistenza, per altri del profitto, si è rimessa in moto. Le vie che da Lukla conducono i trekker al campo base dell’Everest, dopo circa 7 giorni di cammino, sono, da sempre, crocevia dei traffici commerciali locali, popolate da uomini, donne, bambini e animali che si adoperano per trasportare carichi di provviste, materiale per le spedizioni, attrezzi per la ricostruzione e qualsiasi altro prodotto ordinato dai clienti paganti o dai propri datori di lavoro (gestori dei lodge, o delle agenzie di trekking).

Il lavoro è diminuito ma non scomparso, ora per dieci giorni sono impegnato in un trekking con dei clienti italiani, appena finisco mi metterò ad aspettare all’aeroporto di Lukla, dove i turisti in arrivo sono spesso in cerca di guide Sherpa e portatori da impiegare”, dice Ganesh Rai, 23 anni, portatore della regione limitrofa di Solu, abituato a trasportare, come molti altri portatori della zona, carichi fino a 120kg. Per i gestori dei rifugi, che diversamente dai portatori non si basano su lavori occasionali e a chiamata, la riduzione del lavoro è immediatamente tangibile.

Di solito il fatturato di una stagione è di circa 20.000 dollari, quest’anno non penso di riuscire a raggiungere i 10.000, per questo ho preso in gestione un bar-ristorante e un lodge, in altri due paesi della valle, per cercare di far quadrare i conti”, racconta Pemba Sherpa, 28 anni, manager della Gokyo guesthouse, un rifugio con circa 20 posti letto a 4800m di altitudine, al termine di una delle rotte di trekking più popolari della regione. Le difficoltà sono reali e ci vorrà del tempo per tornare ai ritmi delle stagioni passate; la vita però continua, e forti sono la voglia e la necessità di lavorare e trasmettere un’immagine positiva e sicura del proprio Paese.

Infine, forse, aveva proprio ragione Mallory, la fortuna delle valli di Khumbu, rispetto alle altre regioni dell’Himalaya altrettanto meravigliose, ma molto meno note e ricche di servizi, è che si trovano ai piedi della montagna più alta del mondo, e proprio ‘perché è lì’, l’Everest non perderà mai il suo fascino attrattivo e la sua unicità.

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