venerdì, Maggio 7

Everest: perché è lì field_506ffbaa4a8d4

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Quando a George Mallory, pioniere dell’alpinismo britannico, fu chiesto nel 1923 perché avesse il desiderio di scalare e conquistare la montagna più alta del mondo, egli rispose: ‘perché è lì’. Il commento piuttosto bizzarro e banale aveva, tuttavia, la sua ragion d’essere. L’Everest era lì, al confine tra il Nepal e il Tibet, avvolto da un’aura di solennità e mistero, poiché nessuno, ancora, era riuscito a raggiungerne la vetta, 8848m sopra il livello del mare. Il fascino di questa montagna, a cui i nepalesi hanno dato il nome di Sagarmatha, ‘Dea madre dell’universo’, iniziò ad attirare visitatori, scalatori e alpinisti già negli anni ’20, quando il regno del Tibet per la prima volta aprì le sue porte al turismo straniero; fu poi nel 1949, dopo che il Nepal permise ufficialmente di scalare le sue cime, che il business della montagna iniziò davvero a prosperare.7

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Dal 1980 il numero di visitatori del Sagarmatha National Park, nella regione di Khumbu, è aumentato esponenzialmente fino a raggiungere gli 8000 all’anno; nel 2007 oltre 500 persone hanno raggiunto la vetta dell’Everest. “Spesso mi ritrovo a fare la coda con i miei clienti sulla via che dal campo base ti porta alla cima; quando le condizioni atmosferiche cambiano e devi aspettare per ore immobile il rischio d’ipotermia aumenta, per cui siamo costretti a tornare indietro e aspettare”, dice Pemba Norbu Sherpa, guida esperta e cofondatore dell’agenzia di trekking Wild Yak Expeditions. Sono diverse le ragioni che oggi spingono centinai di turisti e appassionati di montagna a recarsi in questo angolo remoto di mondo, dove le rigide e imprevedibili condizioni atmosferiche e l’altitudine possono mettere a dura prova anche i più esperti. C’è chi, amante del trekking, è in cerca di un’avventura diversa, immersa nella natura selvaggia e addolcita dalla compagnia e l’aiuto degli Sherpa, gli abitanti dell’Himalaya e anche i primi lavoratori a essere coinvolti nel business del turismo di montagna; o chi invece ha investito i risparmi di una vita per far parte di una spedizione e raggiungere una delle numerose e affascinati vette himalayane.

Quest’anno, però, il Nepal e il suo lucrativo turismo del trekking e delle spedizioni hanno dovuto fare i conti con le conseguenze del disastroso terremoto del 25 aprile, durante il quale sono morte oltre 8.800 persone e distrutte 500.000 abitazioni. La National Planning Commission del Governo nepalese ha stimato una riduzione del 40% nel numero di visitatori in arrivo nelle due stagioni turistiche annuali, quella corrente da fine settembre a fine novembre e quella primaverile da marzo a fine maggio. Nei due mesi successivi al terremoto il calo è stato del 90%, e, secondo la Trekking Association of Nepal (TAN), circa 40.000 persone impiegate del settore turistico della montagna (guide, portatori, cuochi, etc) hanno perso il lavoro. I progetti di ricostruzione dei sentieri e delle infrastrutture nelle regioni di montagna colpite dal terremoto hanno dei budget da miliardi di rupie nepalesi. Il report di valutazione dei danni post catastrofe stilato dal Governo ha evidenziato danni ai percorsi trekking di circa 2,5 miliardi di dollari, e fissato l’ammontare dei costi di ricostruzione generali a 7 miliardi di dollari.

I nostri sforzi ora devono focalizzarsi sul mercato del turismo internazionale ed essere volti a comunicare un’immagine positiva del Paese, oltre ad aiutare e procurare assistenza alle zone più colpite e ai piccoli e medi imprenditori turistici. Nel 2014 il settore turistico nepalese ha garantito quasi 490.000 posti di lavoro, comprendendo il 3,5% dell’occupazione totale nazionale. Nonostante le perdite e i danni evidenti, siamo ottimisti e fiduciosi che nel medio e lungo periodo ci sarà un’inversione di rotta”, dice il Vice Presidente della National Planning Commision, Dr. Govind Raj Pokharel. La commissione ha infatti sviluppato nei mesi scorsi una strategia di riabilitazione post-terremoto chiamata ‘Safe Trekking System’, che prevede la copertura telefonica di tutti i percorsi, un sistema di monitoraggio dei visitatori e dei lavoratori sui sentieri, procedure di salvataggio più efficienti, rifugi in ogni area adibita al trekking, infrastrutture costruite e gestite rispettando gli standard di sicurezza prestabiliti.

Intanto al piccolo aeroporto Tenzing-Hillary di Lukla, a 2800m di altitudine, arrivano giornalmente circa una ventina di voli da 15 passeggeri ciascuno, un numero sicuramente ridotto rispetto ai 45-50 tipici dell’alta stagione, ma positivo per il distretto di Khumbu, che, nonostante i danni subiti e le numerose cancellazione di trekking e spedizioni da parte dei turisti internazionali, incerti sull’effettiva sicurezza dei percorsi e delle infrastrutture, rimane la più ricca e trafficata regione della catena himalayana nepalese.

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