mercoledì, Dicembre 1

Eutanasia e suicidio assistito, si riapre il dibattito

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Un’altra proposta di legge, che andava in una direzione contraria rispetto al ddl Villone, è quella presentata nel 2009 dalla parlamentare del Pdl, Barbara Saltamartini sulle disposizioni in materia di consenso informato ai trattamenti sanitari, con la quale si ribadiva che «La Repubblica tutela la vita umana fino alla morte, accertata ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578» e ancora che «Ogni forma di eutanasia, anche attraverso condotte omissive, e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio sono vietate ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del codice penale».
Nicola Formichella era tra i deputati del Popolo delle Libertà firmatari della proposta: “Quel testo venne redatto sulla scia dell’eclatante caso Englaro, e dunque vi era nella proposta anche una componente umana più che tecnico-scientifica che spinse molti parlamentari a sottoscriverla. Io sono convinto che uno Stato deve fare tutto il possibile per salvare una vita umana e lottare fino alla fine, non sono favorevole a che il paziente o un suo familiare possa in qualche modo determinare la morte di una persona. Questo lo dico anche perché un parlamentare che partecipa a un percorso legislativo, come appunto la redazione di una legge, mette in campo una componente umana e una ideale. Essendo io cattolico, credo nei miracoli e quindi fino alla fine credo che possa esserci una possibilità e credo, ancora, che una vita possa essere salvata dalla scienza ma anche dalla fede e dalla speranza. La valutazione va compiuta da un punto di vista strettamente politico ma anche ideologico e personale. Ricordo che in quell’anno ci fu l’eventualità che votassimo su questo tema e riflettei molto sul se e come votare e in seguito a quelle riflessioni capii che era un voto utile per un discorso di civiltà e anche di cultura italiana. Del resto, stando in un mondo ampio, se lo vuoi fare vai in Svizzera e lo fai. Ma al contempo, almeno, si preserva una cultura e una identità nazionale”.

Nel resto del mondo vi sono scenari molto diversi. L’11 settembre scorso, per esempio, in California, uno dei maggiori stati americani, è stata approvata la legge sul suicidio assistito. Ci sono, poi, i casi, distanti non solo geograficamente, della Colombia e della Nuova Zelanda. E in Europa? “Il quadro che emerge a livello comparato è composito e variegato nelle soluzioni adottate anche all’interno degli Stati europei“, illustra il professore Patroni Griffi, “Come noto, l’eutanasia, anche su soggetti minori, è regolata ed è ampiamente garantita in Olanda e Belgio. Il tema forma oggetto di dibattito in vari altri Paesi. Anche in Francia, quando si è trattato di andare oltre la legge Leonetti e l’ampio divieto di accanimento terapeutico ivi previsto, per introdurre forme di eutanasia vera e propria, il dibattito sulla nuova legge si è fatto molto aspro, nonostante il forte impegno politico sul tema del presidente Hollande. Il dato che dovrebbe emergere, in rapporto alla situazione italiana, è forse l’esigenza di approntare un’adeguata disciplina di sistema sul fine vita, che vada dall’ineludibile disciplina delle dichiarazioni anticipate di trattamento, da un lato, al rafforzamento anche del finanziamento di hospice, cure palliative, terapie del dolore, supporto psicologico, eccetera, dall’altro. Ecco, non si deve neanche immaginare l’eutanasia come una soluzione per scaricare sull’individuo e sulle famiglie le situazioni più tragiche del fine vita“.

In Francia la proposta sul fine vita approvata, prevede una ‘sedazione profonda e continua’ per i pazienti in fasi terminale. L’Olanda è il paese che, già nel 2000 ha legalizzato l’eutanasia, praticabile se richiesta ripetutamente e personalmente dal paziente al proprio medico, con precise modalità, tra cui la compilazione di un questionario composto di 50 domande e la assoluta certezza che per la patologia non vi siano cure possibili. In Svizzera, vige da tempo il suicidio assistito, così come in Germania dove, però, l’eutanasia è proibita, così come nel Regno Unito dove è assimilabile, dal punto di vista giuridico, all’omicidio. Diversa la posizione, invece, di stati come il Belgio, la Grecia e l’Ungheria, dove esistono regolamenti che legalizzano e disciplinano la pratica dell’eutanasia.

A questo punto viene da chiedersi se esista il rischio di una nuova forma di ‘turismo’ dall’Italia verso altri paesi che consentono la fine assistita. Il professore Patroni Griffi non lo esclude. Intanto, sulla normativa europea sul tema della fine assistita, spiega che: “La Corte di Strasburgo è intervenuta a più riprese. Di recente si può ricordare la decisione sul caso Lambert, che ha fatto molto discutere in Francia. Ma al di là degli argomenti che pure, a livello sovranazionale, si possono trarre dalla Convenzione di Oviedo, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ci troviamo di fronte ad argomenti su cui il legislatore statale ha comunque ampio margine di intervento nel porre la propria disciplina legislativa. Si tratta di un tema su cui certo si esprime l’identità valoriale di un popolo, ma anche di una questione in cui è presente l’esigenza di un comune quadro di disciplina sovranazionale che limiti il possibile ricorso dall’Italia ad un triste ‘turismo’ eutanasico, da parte peraltro di chi ha maggiore capacità economica, che rischia di aggiungersi ad altri ‘turismi’ – per ricorrere a questa invero impropria, ma spesso utilizzata espressione – di tipo ‘abortivo’, prima della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, e di tipo ‘procreativo’, soprattutto vigente l’impianto originario della legge 40 sulla fecondazione assistita prima delle sentenze della Corte costituzionale“.

Matteo Renzi, quando era ancora sindaco di Firenze, in una intervista al settimanale Famiglia Cristiana, proprio sul tema dell’eutanasia affermò: «Sono stato molto colpito dalla vicenda Terry Schiavo in America. Se dovesse capitare a me vorrei che fossero i miei cari a decidere» per poi aggiungere: « In ogni caso, penso che su questi temi bisogna fare lo sforzo di ascoltarsi reciprocamente e non vivere verità assertive sapendo che la vita è il valore più grande». Bisognerà vedere, quindi, da Premier quale sarà il suo atteggiamento nei confronti di un tema e di un dibattito che spinge sempre più alle porte del Parlamento.

 

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