sabato, Ottobre 16

Eurozona, per Merkel la crisi non è finita image

0
merkel
 
Il Governo Merkel III si apre all’insegna dell’Europa. Nel suo primo intervento al Bundestag dal suo insediamento la Cancelliera conservatrice tedesca ha ricordato che la crisi nell’area euro non è ancora finita e che chi vuole più Europa, più unità e condivisione del debito, deve essere pronto a riscrivere i Trattati e «rivedere le competenze specifiche».
 
Alle trattative in corso a Bruxelles tra i ministri delle Finanze dell’Ecofin, la Germania ha accettato di creare un fondo per salvare le banche a spese di creditori e correntisti, risparmiando i contribuenti, ma si è opposta, come largamente atteso, alla mutualizzazione del debito. Per Berlino la prerogativa è la salute economica in patria e non ha alcuna intenzione di cambiare il suo marchio di fabbrica, un modello di successo fondato sull’export che genera un avanzo commerciale di oltre 200 miliardi.
 
In un intervento davanti al Bundestag, la Camera del Parlamento tedesco, la leader della CDU ha chiarito che non è ancora stato posto rimedio ai problemi della crisi dell’area euro, ma che i segnali di progresso sono evidenti, in particolare in Paesi come l’Irlanda e la Spagna. In un giorno dopo l’insediamento, Merkel ha lanciato un appello agli Stati membri d’Europa perché si impegnino a firmare nuovi ‘contratti’. I difetti delle fondamenta dell’unione monetaria vanno risolti urgentemente.

«Chiaramente la crisi del debito non è stata superata. Non ci dovremmo mai stancare di ripeterlo. Tuttavia stiamo assistendo a un miglioramento e siamo convinti che i problemi si possono risolvere in maniera permanente», ha detto Merkel alla Camera. La Cancelliera non crede che i cambiamenti strutturali necessari in Europa potranno essere attuati senza prima apportare modifiche ai trattati.

Secondo il capo di Governo Enrico Letta, poi, l’intera Unione europea deve porsi il problema di come limitare l’apprezzamento della moneta unica sul biglietto verde. «Il tasso è squilibrato, lavorare per un tasso che sia diverso da questo maledetto 1,36-1,38 rappresenta un obiettivo che l’intera Unione europea deve darsi», ha detto il Premier, indicando gli obiettivi prioritari del governo in vista del semestre italiano di presidenza dell’Ue, dal prossimo luglio.

Per Letta «l’obiettivo dell’1% di crescita per l’anno prossimo e del 2% nel 2015 è alla nostra portata se i nostri conti pubblici rimarranno in ordine». Il Presidente del Consiglio lo ha detto durante il suo intervento alla Conferenza degli ambasciatori alla Farnesina.

Ma il Primo Ministro ha avvertito anche che per raggiungere questo obiettivo è necessario che trovino applicazione alcune delle «condizioni Ue». Ad esempio «occorre sapere che il tasso di cambio non è equilibrato». Un obiettivo che l’Europa deve darsi è «lavorare su quelmaledetto 1,36 di questi giorni».

Nel 2014 l’Italia si presenterà «con i conti in ordine e con rinnovate prospettive di crescitaha proseguito – si è arrestata la caduta del Pil, lo abbiamo fatto senza rovinare i conti pubblici», ha insistito Letta, ricordando che «in passato chi ha provato a fare di più ha sfasciato i conti pubblici». «Non è nostra intenzione fare così», ha commentato ancora il presidente del Consiglio. «Tenere i conti in ordine è la base per la crescita, come quella che avremo l’anno prossimo».

E sul futuro del Paese ha sottolineato: il governo italiano ha trascorso «otto mesi sulle montagne russe ma intende vivere i prossimi mesi con determinazione e impegno». «Nonostante le difficoltà desideriamo che il paese torni a pensare in grande: ce la faremo», ha concluso il Premier, sottolineando che «avere una crescita senza occupazione è un grande incubo da evitare». Letta vede germogliare «i semi della ripresa che abbiamo davanti» in queste settimane. È stata, sempre secondo lui, «arrestata la caduta del Pil e i tassi d’interesse sono scesi a livello significativo».

Fuori dall’area euro, nel Regno Unito il tasso disoccupazione scende ai minimi di quattro anni e mezzo al 7,4%. La notizia spinge al rialzo la sterlina, anche in previsione della possibilità del primo rialzo dei tassi di interessi dall’inizio della crisi. Borse europee positive favorite dal dato tedesco sulla fiducia delle imprese e in vista di quello che deciderà Federal Reserve stasera in merito al programma straordinario monetario di rilancio dell’economia.

I mercati sono assillati dai dubbi sulle future mosse della Fed, che si scioglieranno presto, nel pomeriggio americano. L’interrogativo che attanaglia le menti degli investitori da ormai qualche mese riguarda i tempi del cosiddetto ‘tapering’. Sono abbastanza maturi da giustificare il primo passo della banca centrale verso quel processo che porterà al passaggio in modalità post crisi?

Dopo settimane di attesa, la banca di Washington deciderà se l’economia americana è abbastanza forte per poter iniziare a rallentare il suo programma di stimoli (Quantitative Easing). Questa sera, infatti, si concluderà la riunione di due giorni del Federal Open Market Committee (FOMC), e la Fed annuncerà la sua decisione in materia di politica monetaria, a cui seguirà l’ultima conferenza stampa del Presidente Ben Bernanke, il quale a fine anno verrà rimpiazzato dalla vice Janet Yellen.

L’interrogativo è semplice: i tempi sono maturi per lanciare il tapering? Attualmente, la Fed acquista titoli di Stato e altri legati ai mutui per 85 miliardi di dollari al mese, nel tentativo di aiutare la crescita, ma già dal maggio scorso ha ventilato l’ipotesi di ridurre progressivamente questo terzo round di quantitative easing. Secondo il ‘Financial Times’, è improbabile che il tapering venga annunciato oggi. È probabile invece, che la Fed, dia un nuovo orientamento sull’aumento delle future soglie dei tassi di interesse. Anche la maggior parte degli addetti ai lavori citati dall’emittente statunitense ‘CNBC‘ si attende una semplice conferma dell’attuale QE, vedendo poco concreta la possibilità di un tapering nel 2013.

Tra questi, gli economisti di Goldman Sachs, che ritengono che il tapering partirà a marzo 2014, con una riduzione iniziale di 10 miliardi di dollari. Altri analisti ancora propendono invece per un avvio del tapering nel gennaio 2014, forti del fatto che il tasso di disoccupazione, per quanto sceso, non abbia ancora raggiunto l’obiettivo del 6,5% fissato dalla stessa Fed per un cambio di politica. Nel Regno Unito il target è stato fissato invece al 7%.

Nelle ultime settimane, tuttavia è cresciuta, e non di poco, la percentuale degli economisti che scommettono su un avvio del tapering a partire da oggi. Secondo un sondaggio del ‘Wall Street Journal’, un quarto degli analisti si aspetta l’annuncio del tapering già nella riunione odierna. Complici le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da alcuni membri della Fed e dei dati macro Usa in continuo miglioramento. Secondo quanto riportato da ‘Reuters’, 32 dei 66 economisti intervistati sono dell’idea che il tapering verrà lanciato a marzo, mentre in 22 ritengono che gli acquisti di bond legati ai mutui e Treasuries saranno ridotti a partire da gennaio. Solo 12 economisti anticipano un intervento in questa riunione.

Ancora, per Mohammed El-Erian esiste il 60% di chance che già oggi la Fed riduca la portata del QE. L’amministratore delegato di Pimco, il maggiore fondo obbligazionario al mondo, è stupito anzi del fatto che la banca centrale Usa non abbia ancora agito. Per Goldman Sachs, infine, il momento del tapering sarà a gennaio. ‘Bloomberg‘ dà una probabilità di 50 e 50 per un materializzarsi del cambio di rotta, invece, a dicembre. Per l’Europa la notizia arriverà in tarda serata, dopo le 20 ora italiana, quando i mercati europei saranno chiusi. Ma da domani, in un modo o nell’altro, la situazione sarà molto più chiara.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->