giovedì, Agosto 5

Eurozona inizia l'anno con il piede giusto field_506ffb1d3dbe2

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Inizia con il piede giusto l’anno 2014 per l’economia dell’Eurozona. Trascinata da una produzione in recupero, in gennaio l’attività manifatturiera ha registrato l’espansione più amplia degli ultimi due anni e mezzo. Ciò non fa che rinvigorire le speranze di un consolidamento della fase di ripresa ancora alterna nella regione.

I numeri dell’indice Pmi fanno pensare a una ripresa dell’attività generale, ma quelli relativi alla Francia, in particolare, non devono creare facili illusioni, avvertono gli osservatori. I dati stilati da Markit hanno mostrato una cifra pari a 53,2 in gennaio, in rialzo dai 52,1 punti di dicembre e al record degli ultimi 31 mesi. L’area dei 50 punti funge da demarcazione tra espansione e contrazione dell’attività.

Il dato è uno dei più importanti per testare il polso dell’economia e sapere se la ripresa ha preso slancio. In questo particolare frangente temporale, le società manifatturiere si stanno comportando decisamente meglio delle aziende che operano nel settore dei servizi. La lettura dell’indice è stata pari a 53,9 punti, che equivale al massimo di 32 mesi e che si confronta con il 51,9 dei servizi, per il quale si è trattato ad ogni modo del livello più elevato da metà autunno.

Non sorprende che a trascinare il blocco a 18 sia stata ancora una volta la locomotiva tedesca. La prima economia dell’area ha riportato l’espansione dell’attività più accentuata da giugno 2011, prima che la crisi del debito sovrano degenerasse. È inoltre particolarmente incoraggiante notare che la crescita sia stata alimentata da una ripresa dei nuovi ordini, il che suggerische che il buon andamento dovrebbe continuare anche nei mesi a venire.

In Francia, per il terzo mese di fila l’attiviità a continuato ad affievolirsi ma lo ha fatto a un ritmo meno sostenuto. «Persistono i timori circa la disparità di crescita tra i Paesi», sottolinea Chris Williamson, economista di Markit. «Vediamo segnali di crescita in Germania soprattutto, in particolare nel settore manifatturiero in grande salute. Allo stesso tempo la Francia sembra che stia invece rallentando la corsa della ripresa da un po’ di tempo a questa parte».

Williamson non è l’unico economista ad aver espresso preoccupazione per lo stato di salute della seconda maggiore economia del blocco a 18. I dati del PMI dipingono un quadro molto cupo per le condizioni del Paese. «Immagino che solo i francofili abbino fiducia nei dati PMi francesi di questi tempi», dice sarcastico Richard Barwell, di Royal Bank of Scotland.

Come sottolineato anche da Dominique Barbet, economista di BNP Paribas, le cifre del PMI non offrono un quadro completo dell’anno 2013 e «abbiamo poca fiducia nel livello attuale» dell’attività. Anche il miglioramento rassicurante di gennaio non viene consideratto «abbastanza affidabile dal momento che potrebbe essere semplicemente l’inizio di una fase di correzione e non il segno di un miglioramento economico reale per i primi mesi del 2014».

Nel resto del blocco a 18 l’attività ha registrato un miglioramento che non si vedeva da febbraio 2011. Ma i numeri sono nel complesso ancora deludente in una regione dove la disoccupazione rimane ai massimi record del 12,1%. Sebbene a ritmi più contenuti, i più bassi da tre anni, le società hanno continuato a tagliare posti di lavoro nel 2013.

La perdita di posti di lavoro è stata meno pesante dei mesi passati, con il tasso dei licenziamenti che è stat oil più basso degli ultimi due anni e dieci mesi, con l’occupazione che è scesa marginalmente in gennaio. Sono ancora cifre negative, ma il trend fa comunque ben sperare in chiave futura.

Il Presidente della Bce Mario Draghi ha aperto alla possibilità di intervenire con i diversi strumenti ancora a sua disposizione. I tassi di interesse di riferimento si trovano ai minimi dalla nascita dell’euro.  «Se la situazione dovesse richiederlo, qualsiasi strumento potrebbe essere utilizzato, inclusi i tassi negativi sui depositi».

In un’intervista al quotidiano svizzero ‘Neue Zurcher Zeitung‘, il banchiere ha posto l’accento sulla ricca disponibilità di risorse dell’Eurotower «il cui uso dipende dallo scenario: ad esempio se i mercati del denaro dovessero fermarsi reagiremmo in maniera completamente diversa che se ci fosse un rallentamento della situazione economica».

Le «banche deboli europee dovrebbero uscire dal mercato», ha detto Draghi, affermando che questo è uno degli obiettivi dell’esame sul settore avviato nel 2014 e che il denaro dei contribuenti sarà usato solo «come ultima risorsa» nei salvataggi. Nell’area euro si vedono «dei primi segnali incoraggianti» dall’economia, ma il presidente della Bce mette in guardia dallo sbilanciarsi su «previsioni eccessivamente ottimistiche». La ripresa, tuttavia, «è ancora debole e il rischio di battute d’arresto è ancora elevato».

In Italia cresce intanto l’attrattiva del mercato immobiliare. Il 60% degli operatori operativi nel settore è ottimista sulle prospettive future. La crescita delle disponibilità di prodotto sta aumentando il numero di transazioni, ma a scapito dei prezzi, previsti al ribasso. L’80% degli interpellati nel sondaggio condotto da EY Trend Indicator Real Estate prevede una maggiore interesse da parte degli investitori internazionali. che sono peraltro tra i più attivi sul mercato nostrano.

Entro la fine del 2014 le banche italiane dovranno mettere da parte fino a 42 miliardi di euro in nuovi accantonamenti per coprirsi da eventuali perdite sui crediti. Secondo l’agenzia di rating S&P, infatti, una ripresa per le banche italiane è ancora lontana. Le perdite sui crediti dovrebbero raggiungere i 143-153 miliardi entro la fine del 2014, pari all’8,2-8,4% dei prestiti.

S&P ritiene inoltre che il peggioramento delle condizioni economiche del Paese potrebbe far aumentare le perdite sui crediti, erodendo potenzialmente la patrimonializzazione delle banche italiane. L’agenzia Usa si aspetta poi che le sofferenze degli istituti di credito italiani, nel 2014, saliranno fino a 310-320 miliardi di euro entro la fine di questo anno, il che costringerebbe il comparto a richiedere accantonamenti per crediti deteriorati intorno ai 32-42 miliardi di euro in più, per coprire le perdite accumulate tra giugno 2013 e dicembre 2014.

Sul piano politico, il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha dato ufficialmente il via al piano di privatizzazioni. Si parte con le Poste Italiane, il cui 40% vedrà ceduto. Parlando con i giornalisti a margine del World Economic Forum di Davos, il responsabile del Tesoro ha annunciato ch «domani ci sarà il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che fa iniziare il processo di privatizzazione previsto. Per le Poste si comincia con il 40% poi vediamo».

 

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