lunedì, Ottobre 25

Euroregione: Adriatico e Ionio come i Caraibi field_506ffb1d3dbe2

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Milena Harito Ministro dell'innovazione e  della Pubblica Amministrazione di Albania

Milena Harito
Ministro dell’innovazione e della Pubblica Amministrazione di Albania

Bruxelles – Presentato a Bruxelles il progetto ‘AdriGov‘ che mira a rafforzare la cooperazione nella regione adriatico-ionica potenziando gli scambi incrociati tra i quattro paesi dell’Ue che si affacciano su quei mari (Italia, Slovenia, Croazia, Grecia) e i quattro Paesi che si apprestano ad entrare nell’Unioone europea (Bosnia Herzegovina, Montenegro, Albania, Serbia). All’incontro, organizzato dal Comitato delle Regioni, ha partecipato anche il Ministro albanese per l’innovazione e la pubblica amministrazione Milena Harito che ha risposto alle nostre domande, come ha fatto il coordinatore del progetto Francesco Cocco, Segretario Generale dell’Euroregione Adriatico-ionica.

Adriatico e Ionio come i Caraibi: una corona di Paesi per una Euro-regione

Popolata da 70 milioni di persone, la macro-Regione comprendente le Regioni e i Paesi che si affacciano sull’Adriatico e sullo Ionio si accinge a giocare un ruolo di primo piano per rafforzare la continuità geografica dell’Europa.
La Euroregione è nata dopo la richiesta alla Commissione europea da parte del Consiglio europeo del Dicembre 2012 di presentare entro il 2014 una strategia per i Paesi che ne fanno parte volta a potenziare la prosperità economica e sociale della zona attraverso la creazione di posti di lavoro e di iniziative volte a difendere le sue bellezze naturali.
La collaborazione tra i Paesi dei Balcani e quelli dell’Ue porterà ad una più stretta integrazione a vantaggio degli uni e degli altri.
In particolare il progetto ‘AdriGov’ prevede una serie di interventi per potenziare ad esempio la cosiddettaeconomia blu‘ che coinvolge la pesca e l’attività turistica e il miglioramento dei collegamenti marittimi innovativi, la difesa delle ricchezze culturali e naturali e la riorganizzazione dell’attività turistica coordinandola a livello di regione a tutto vantaggio di un turismo ecologico e sostenibile.

 

 

Ministro Harito, per l’Albania appena divenuta candidata ufficiale all’ingresso nell’Ue che significato ha entrare nell’Unione europea?
L’Albania viene da una storia molto difficile che ha visto una dittatura chiusa, forse una delle più chiuse del mondo. E quindi ha avuto una transizione abbastanza difficile, conflittuale politicamente e difficile economicamente. Ma c’è un’idea che non è stata mai messa in dubbio dal popolo albanese : noi vogliamo essere europei, vogliamo aderire all’Unione europea. E se analizziamo questa idea 23 anni dopo la caduta del dittatore albanese Enver Hoxha vediamo che essa non era così limpida per tutti. Adesso in Europa abbiamo tanti partiti che sono contro l’Europa e utilizzano questo nei confronti dell’opinione pubblica mentre per noi in Albania è stato in un certo senso facile perché era quel desiderio di essere parte dell’Unione Europea che ci ha aiutato a completare il cammino, che era difficilissimo. E’ un cammino con regole molto rigorose e con tanti obblighi e noi abbiamo fatto tutto questo percorso in tanti anni e il mio governo che si è insediato da settembre 2013 ha fatto un lavoro molto intenso in questi mesi per espletare le priorità poste dall’Ue e anche per cambiare l’immagine dell’Albania. Forse l’Europa quando guarda all’Albania è come se guardasse se stessa in uno specchio perché noi siamo europei di identità e vogliamo l’Europa, vogliamo avere le istituzioni democratiche dell’Europa e lo spazio di sviluppo economico come in Europa. E questo è un ideale, certo, ma anche gli ideali sono importanti!

Anche nella popolazione c’è grande entusiasmo per l’Europa?
Certo che c’è entusiasmo, la gente si sente meglio da quando abbiamo avuto questa notizia perché sente anche il valore simbolico di questa accettazione, di questo riconoscimento dei nostri sforzi.

L’entusiasmo dell’Albania sembra quasi voler controbilanciare lo scetticismo che si manifesta in molte parti d’Europa. I membri di vecchia data non sembrano più tanto interessati all’Europa probabilmente a causa delle difficoltà economiche. Per l’Albania c’è invece questo entusiamo per l’Europa che è commovente.
Questo si può spiegare. Ci sono ragioni pratiche per questo. Io ho vissuto vent’anni in Francia e quindi ho visto anche questo scetticismo europeo perché la gente vede soltanto le difficoltà economiche e dimentica quello che ha. E questo è umano. Come quando si è in buona salute e si dimentica che si può essere malati! La gente in Europa dimentica che ci sono istituzioni democratiche molto consolidate e l’Europa ha un ruolo importante in questo e c’è uno spazio di collaborazione che porta sviluppo economico. Quindi i problemi economici non sono colpa dell’Europa. Ci sono tanti problemi che fanno sì che l’Europa non ha più la ricchezza che aveva ma l’Europa è invece un fattore positivo in tutto questo. In Albania noi vogliamo questa Europa qua.

Quindi avete cominciato già da vari anni a collaborare per l’euroregione. Lei pensa che il fatto di aver collaborato abbia aiutato il Paese ad essere più europeo?
Certo, la collaboazione ha aiutato molto ad assorbire quello che significa l’Europa. Tutto quello che ho detto all’inizio è un’Europa simbolo. Poi questo europeismo si deve mettere in pratica e la pratica è molto difficile. Ci vogliono capacità organizzative, ci vogliono capacità umane, ci vogliono anche dei soldi e dunque per creare tutto questo ci vuole la capacità di implementare le regole europee, ci vuole una grande collaborazione anche per sviluppare la società civile.

Nell’ambito delle strutture regionali c’è la possibilità di una collaborazione. Per esempio pensavo al settore delle reti di energia come il gasdotto South Stream che dovrebbe arrivare in Albania con il gas dell’Azerbaijan e che ha un ruolo strategico per l’Europa. Per l’Albania questo sarebbe un importante punto di collegamento per le reti energetiche?
Certo che è molto importante. Noi stiamo lavorando per dare un ruolo più importante e non solo come Paese di transito. Anche se il fatto di essere un Paese di transito porta con se alcuni vantaggi economici e anche strategici. Ma noi vogliano che sia piú di questo, che ci sia una interconnessione ma cerchiamo di essere più attivi su questo punto.

A livello di coordinamento regionale lei pensa che sia possibile coordinare anche il turismo, come ad esempio gestire insieme progetti turistici tra vari Paesi?
Per noi questo è molto importante e anche, direi, indispensabile. Il nostro Paese ha il vantaggio di essere ancora un pò vergine, non troppo distrutto dalle costruzioni, e stiamo lavorando perché l’Albania resti così, ma abbiamo bisogno certamente dei grandi progetti ben concepiti e sostenibili nel tempo. Per questo abbiamo bisogno di collaborare con i Paesi vicini che hanno più esperienza in questo campo.

 

 

 

Francesco Cocco, Coordinatore del progetto AdriGov e Segretario Generale della Euroregione Ionico Adriatica entra nel merito di quella che sarà la macro-regione europea

Cocco, che senso ha questo progetto anche a livello di integrazione europea?
Ha molto senso. Oramai siamo insieme da almeno 10 anni nell’area Adriatico-Ionica. Siamo 26 regioni dell’area ma da oltre 30 anni in Adriatico ci sono progetti di cooperazione che Regioni, Comuni, Università e Camere di Commercio gestiscono con gli omologhi dell’altra sponda. E’ una storia lunghissima che non si è interrotta neanche sotto le bombe. A un certo punto su questo lavoro si è concentrata l’attenzione della Commissione europea che ha immaginato questo programma come un documento di futura programmazione di strategie che potesse aiutare a massimizzare e valorizzare meglio queste esperienze. Oggi siamo qui per approfondire il fatto che la strategia adriatico ionica che è stata approvata dalla Commissione europea ci consentirà una ulteriore implementazione degli sforzi fatti finora.

E anche una migliore redistribuzione dei fondi?
Sicuramente si’ ma più che questo l’obiettivo è di evitare sovrapposizioni e duplicazioni o cercare di spendere nel migliore dei modi risorse che non sono le nostre ma sono di tutti.

C’è una specie di suddivisione dei traffici tra i porti che si affacciano sull’Adriatico e lo Ionio?
No, la suddivisione non c’è, e comunque non può riguardare un livello regionale. Questo riguarda il livello centrale. Ma sicuramente la strategia può aiutare a razionalizzare anche questo. Ad esempio nel campo della pesca la strategia è una strategia europea, sappiamo tutti che di questa strategia fanno parte 4 Stati membri dell’Unione europea e quattro no. I 4 Stati dell’Ue devono rispettare delle regole europee e gli altri quattro no. Non avrebbe nessun senso e non riuscirebbe nessuna strategia in questo caso mentre qui si cerca di dare regole comuni che valgano per tutti. E aiutare ad accelerare anche l’ingresso nell’Ue dei Paesi che sono ancora candidati. Questo vale anche per le reti di energia. Come per il gasdotto che dovrebbe arrivare in Albania.

Il fatto di aver creato questa rete regionale può anche portare all’integrazione dei nuovi Paesi candidati?
Certo in questa rete ci sono attori importanti. I Presidenti delle Regioni che si affacciano sull’Adriatico e Ionio per esempio. Questi incontri servono anche a creare occasioni di collaborazione. Non hanno l’ambizione di risolvere un problema che deve avvenire a monte. In questo modo si può parlare di politiche articolate e importanti.

L’affinità tra le varie regioni può trasformarsi in concorrenza? Penso ad esempio al settore turistico.
La concorrenza c’è senza dubbio. Sarebbe, però, una strategia sbagliata pensare che dobbiamo continuare a rubarci i turisti. L’area adriatico-ionica deve cercare di attrarre turisti da altre zone del mondo e ci sono potenzialità enormi. Per fare questo bisogna razionalizzare la proposta di interventi, semplificarla. Diventa complicato circuitare il Molise o anche l’Emilia o paradossalmente il Veneto se non fosse per Venezia. Si deve poter immaginare un marchio dell’Adriatico cosi’ come succede per i Caraibi senza dover indicare le singole isolette per cercare di costruire intorno a questo marchio un interesse comune. Le Camere di Commercio già da alcuni anni hanno lanciato il marchio ‘Adrion’ che nel piano d’azione della trategia è stato recepito. E’ come un marchio turistico e quindi si potrebbe valorizzare questo percorso e implementarlo riempiendolo di contenuti. Io sono fiducioso che questo sia possibile. Sarà un lavoraccio ma non abbiamo alternative.

E il pubblico è informato di questo?
Questo è l’altro tema: la comunicazione della strategia. E’ ancora troppo circoscritta agli addetti ai lavori e anche tra gli addetti ai lavori si fanno confusioni, si confonde il programma dei lavori per l’Adriatico con l’euroregione adriatica, la regione adriatica con la strategia ecc. Abbiamo l’obbligo, e l’abbiamo chiesto alla Commissione, di fare un piano di comunicazione di quello che sta per succedere, serio, puntuale, per comunicarlo ai cittadini.

 

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