sabato, Aprile 17

Europeisti allo sbaraglio: Macron oppure no? Con Gianni Bonvicini (IAI) analizziamo lo stato di salute del fronte europeista in vista delle prossime elezioni europee

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Dopo l’incontro del 28 agosto a Milano tra il Ministro dell’Interno e vice-Presidente del Consiglio italiano, Matteo Salvini, e il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, in cui stato ribadito l’asse dei cosiddetti sovranisti in vista delle prossime elezioni europee, il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, è sceso in campo proponendosi alla guida del fronte europeista.

L’asse che unisce i gruppi nazionalisti e sovranisti di Estrema Destra, seppur compattato dall’unico obiettivo comune di arrestare e demolire il progetto di integrazione dell’Unione Europea, ha un grande vantaggio: gli interessi molto diversi tra loro portati avanti dai singoli nazionalisti nei vari Paesi vengono messi in second’ordine rispetto all’assalto contro il comune nemico UE. È quindi molto facile, per i vari nazionalisti, aggregarsi attorno al rappresentante che, in un dato momento, risulta più forte: mesi fa era la volta di Marine Le Pen, adesso è il tempo di Salvini.

Macron, rispondendo agli attacchi della coppia Salvini-Orbán, ha dichiarato di essere d’accordo con loro nel definirsi il loro principale oppositore. Nel farlo, è certo che Macron tenga a mente la dinamica delle elezioni presidenziali che lo hanno portato all’Eliseo: in quell’occasione, il candidato di En Marche! (EM!, ora La République En Marche!: la Repubblica In Marcia!) era riuscito ad aggregare su di sé i voti di Destra repubblicana, Centro e Sinistra contro la minaccia del Front National (FN: Fronte Nazionale) della Le Pen. Ora che la Le Pen sembra meno minacciosa a causa di problemi interni al proprio partito, che nel frattempo ha cambiato nome in Rassaimblement National (RN: Raggruppamento Nazionale), Macron, nel tentativo di arginare la perdita di consensi dovuta alle sue politiche interne, sembra puntare su una proiezione della stessa dinamica a livello europeo.

A livello europeo, però, non è detto che la candidatura del Presidente francese sia raccolta.

Le resistenze maggiori potrebbero venire da Sinistra (sia da quella socialista che da quella più radicale). Restando in Italia, ad esempio, se da parte di Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio e candidato alla guida del Partito Democratico (PD), è arrivata la disponibilità ad un’alleanza contro i sovranisti in vista delle prossime elezioni, parole molto più critiche sono arrivate da Roberto Speranza di Liberi e Uguali (LeU), il partito nato dall’unione di una parte della Sinistra radicale con gli scissionisti del PD, che ha messo l’accento sull’incoerenza della politica di Macron nei confronti della gestione dell’emergenza migratoria sul confine franco-italiano.

L’atteggiamento della Destra europeista, che sulla carta dovrebbe avere meno problemi a riconoscere in Macron la propria guida a livello europeo, potrebbe essere di diffidenza verso la possibilità di una posizione dominante della Francia nella UE. In questo caso, è molto interessante vedere quale potrà essere l’atteggiamento del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, nei confronti della candidatura di Macron.

Da parte sua Salvini ha individuato in Macron il bersaglio perfetto delle proprie invettive. In parte sfruttando una certa antipatia anti-francese purtroppo diffusa in Italia, in parte mettendo facilmente in evidenza le incoerenze della politica estera del Presidente francese, in parte facendo leva su ciò che Macron rappresenta, ovvero un uomo appartenente all’alta borghesia, legato alle banche e di religione ebraica, il Ministro dell’Interno ha facile gioco nel utilizzarlo come simbolo di tutto ciò che la Lega starebbe combattendo. In questo modo, Salvini ha gioco facile nel distrarre gli elettori italiani dalle contraddizioni di un’alleanza con quei Paesi, Ungheria in prima fila, che si rifiutano di condividere il peso della pressione migratoria.

Per tentare di capire se la strategia di Macron abbia una possibilità successo a livello europeo o se non sia solo funzionale alle mire di Salvini e degli altri nazionalisti, abbiamo parlato con Gianni Bonvicini, Presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

 

I nazionalisti, seppure perseguendo obiettivi molto differenti tra loro, dimostrano una grande facilità e disinvoltura nello stringersi attorno ad una guida forte che dimostri che è possibile sconfiggere l’Unione Europea (si pensi ad Orbán e Salvini); gli europeisti, che invece dovrebbero avere obiettivi comuni, sembrano faticare nel trovare una loro guida: perché?

Innanzitutto perché i nazionalisti, o per lo meno i nazionalisti con cui abbiamo a che fare noi oggi, sono per definizione estremisti: che siano anti-europei o xenofobi, che vengano dall’Estrema Destra o dall’Estrema Sinistra, si collocano nel campo dell’estremismo e chi ha questo fondo di violenza interiore si accoda molto facilmente a questi movimenti. Soprattutto, questi movimenti e partiti tendono a mettersi assieme perché intravedono la possibilità di rovesciare quelli che sono i rapporti di forza in Europa fra i movimenti riformisti e i movimenti conservatori.

Per i movimenti e i partiti riformisti, invece, è esattamente il contrario. In un momento in cui i facili slogan contro lo straniero, contro l’euro, contro la globalizzazione, portare avanti un discorso riformista moderato diventa molto difficile: non ci si può basare su dei semplici slogan come “fuori gli stranieri”, ma si deve giustificare perché, invece, si debbano, in qualche misura, tenere le porte aperte agli stranieri o perché ci si debba confrontare con gli islamici moderati ed avere un atteggiamento diverso. Per le forze moderate, quindi, è molto più difficile fare un discorso razionale e, nello stesso momento, in grado di attirare l’opinione pubblica.

Il Presidente francese, Emmanuel Macron, si è recentemente auto-candidato alla guida del fronte europeista: questa candidatura ha senso? Quanto sostegno potrebbe avere tra i vari gruppi che compongono la galassia Europeista?

È abbastanza evidente, anche guardando il caso italiano, che l’attuale opposizione debba tentare di tornare a giocare una partita contro l’attuale vento nazionalista e sovranista e a proporsi, sui temi europei, come alternativa secca a Salvini e al Movimento 5 Stelle, per riuscire a riaggregare attorno al tema dell’Europa un’area sia di Sinistra che moderata. Lo stesso vale per gli altri Paesi: questo enorme vento nazionalista che sta crescendo in Europa può essere bloccato se le forze moderate decideranno di sposare il tema ‘Più Europa’ contro lo scetticismo di tutte le altre forze. Questo è verosimile perché, da qui al maggio del prossimo anno, c’è il tempo per farlo; è evidente che, solo cercando di controbattere alle forze che vorrebbero più chiusura anziché più apertura, si può rovesciare il messaggio semplicistico dei nazionalisti e degli xenofobi.

È una battaglia difficile ma che si può, e anzi si deve, fare. Questo anche perché la situazione internazionale dovrebbe aiutare in qualche modo le forze moderate a far passare il discorso ‘Più Europa’: se si pensa a Donald Trump e alla sua lotta contro l’Unione Europea (è evidente che Trump preferisca trattare con ciascun Paese indipendentemente dall’Unione Europea), e a Vladimir Putin, che cerca in tutti i modi di sostenere le forze nazionaliste e sovraniste (perfino Orbán, che pure gestisce un Paese che esce dal controllo sovietico, ama moltissimo Putin e da questo è sostenuto). È una lotta che le forze moderate e riformiste europee devono portare avanti per cercare di non rimanere schiacciate come vorrebbero sia Putin che Trump. Credo che anche i partiti della Sinistra radicale potrebbero riunirsi in questo progetto proprio guardando alla situazione internazionale, alcuni in chiave anti-americana, altri in chiave anti-russa: direi quindi che c’è spazio anche per loro: anche se alcune di queste forze sono contrarie ai criteri di convergenza, ad esempio, penso che sui temi internazionali si possano facilmente allineare.

Oltre che dei distinguo sul piano dello schieramento politico, potrebbero esserci distinguo anche sul piano nazionale sul sostegno alla guida di Macron?

Da parte di Macron c’è un grande interesse a far vedere che la Francia è di nuovo leader in Europa. Questo può, in qualche modo, indebolire l’adesione delle forze riformiste e moderate degli altri Paesi perché, come è sempre successo nella Storia dell’Unione Europea, il timore di una leadership francese è molto forte. Per questo aspettare l’esito, in ottobre, delle elezioni in Baviera, dove si gioca il futuro della Merkel che deve riuscire a mantenere all’interno della coalizione il suo alleato della CSU: se Seehofer non esce sconfitto dalle forze di Destra di AfD, la Merkel potrebbe riaggregarsi a Macron sul discorso europeo e, in questo modo, diminuire quello che è il sospetto sulla leadership francese da parte degli altri europei. Diciamo che la possibilità per le forze moderate di trovare un elemento di guida nel binomio franco-tedesco, come è stato quasi sempre nella Storia dell’integrazione europea, è ancora nelle mani della Germania.

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che per anni ha ricoperto il ruolo di guida più autorevole di quello che potrebbe essere definito un Europeismo Conservatore, sarà disposta a cedere il posto a Macron?

Innanzitutto, Macron non ha in testa una guida dell’Europa conservatrice ma, stando a quanto dichiara, ha intenzione di superare quelle lentezze nel processo di integrazione causate in passato dalla politica della Germania: il fatto che non si sia mai completata l’unione bancaria, ad esempio, è colpa della Germania e del Conservatorismo della Merkel. Vista la sfida obiettivamente enorme, per non dir mortale, che Nazionalismo e Sovranismo rappresentano in questo momento per Francia e Germania, io credo che la Merkel, superate le elezioni in Baviera, possa sposare a questo punto una linea più coraggiosa sull’Europa. Si tenga anche conto che la Merkel è al suo ultimo mandato e che è stata indicata da Barack Obama, alla fine del suo mandato, come la vera e propria guardiana dei valori europei di Democrazia e di Integrazione: potrebbe quindi esserci un soprassalto di Europeismo politico da parte della Merkel che potrà, assieme ai suoi alleati socialdemocratici, riuscire a cambiare l’atteggiamento tedesco sui temi europei.

 

È possibile che la strategia di Macron sia orientata, sul piano della politica interna francese, a riproporsi come l’unico in grado di affrontare il Populismo esterno, ora che quello interno di Marine Le Pen sembra non essere più una minaccia?

Bisogna innanzitutto ricordare che Macron ha vinto le elezioni, sia presidenziali che parlamentari, contro il vento, che già a quel tempo soffiava piuttosto forte, dei nazionalisti; ha vinto, inoltre, puntando tutto su di un discorso europeo: a quell’epoca era un discorso controvento e tutti lo guardavano un po’ preoccupati per capire se un discorso che proponesse più Europa potesse contrastare gli slogan molto più semplici dei nazionalisti. In quel caso c’è stata una vittoria strepitosa. È abbastanza evidente, quindi, che Macron non può far altro che sopravvivere se continua a portare avanti questa battaglia non solo a livello nazionale ma, a questo punto, a livello di Unione Europea. Farsi promotore di una posizione controvento a livello europeo per bloccare i nazionalisti e gli xenofobi è un modo per ribadire il suo carattere politico, ma è anche, in modo particolare, un modo per tentare di superare una fase di crisi che lui stesso sta vivendo nel suo Paese, essenzialmente per due motivi: da un lato si è accorto che far passare determinate riforme (in modo particolare le riforme interne che riguardano la Pubblica Amministrazione) costa moltissimo in termini di consenso; dall’altro lato, non ha il sostegno che si aspettava da parte di Angela Merkel. Dopo le ultime elezioni tedesche, Macron ha dovuto aspettare un anno perché si chiarisse la situazione interna della Germania, con una faticosissima formazione del Governo, e oggi si ritrova una Angela Merkel molto indebolita e anch’essa alle prese con un sorgente Nazionalismo tedesco. Con la sua candidatura, Macron cerca di scoprire un po’ le carte della Merkel e cerca di spingerla a prendere coscienza che il solo modo di passare alla Storia è quello di sposare la linea ‘Più Europa’. Rispetto alla propria opinione pubblica, poi, Macron cerca di far vedere che la Francia è alla guida della politica europea.

Ci sono quindi delle ragioni tattiche che spingono Macron a continuare questa battaglia e a proporsi come il leader di coloro che voglio più Europa. Ne ha estremo bisogno: per superare la perdita di consenso legata alle riforme che sta portando avanti, ha bisogno di un soprassalto di vitalità dimostrando di essere ancora in grado di portare avanti battaglie politiche di grande ampiezza. È di vitale importanza, per Macron, riuscire ad ottenere un buon risultato alle elezioni europee e riuscire a sconfiggere le forze nazionaliste, non solo in Francia, dove in questo momento sono molto indebolite, ma soprattutto nel resto dell’Unione Europea: è per questo che adesso si propone in funzione anti-Salvini e anti-Orbán.

Nella sua battaglia contro il progetto della UE, sembra che Salvini stia utilizzando il Presidente francese come personificazione del Nemico Europeo: è così? Macron è funzionale alla strategia di Salvini?

Sicuramente a Salvini serve moltissimo Macron, oltretutto perché deve in qualche modo nascondere il conflitto di interessi oggettivo che l’Italia ha con l’Ungheria, e quindi che Salvini dovrebbe avere con Orbán, su tutte le politiche europee, non solo quelle sull’immigrazione, dove gli ungheresi non vogliono prendere nemmeno un immigrato, ma anche su quelle di bilancio UE, dove gli ungheresi vogliono mantenere l’attuale bilancio comunitario che gli conviene tantissimo, mentre agli italiani servirebbero altre politiche: aiuti sul tema dell’immigrazione, di investimenti in Africa e via dicendo. Si tratta di conflitti oggettivi che non si capisce come possano essere tenuti assieme, salvo andare ad attaccare Macron e il progetto di un’Europa più forte: una battaglia di breve respiro, ma d’altronde non c’è altro da aspettarsi.

Pronostici per le prossime Elezioni Europee?

Al momento è impossibile farne. Bisogna che si chiarisca la situazione in Germania, bisogna vedere come andrà in Italia con la Legge di Stabilità e con quello che ne potrà seguire, ovvero con il rischio di far esplodere lo sperad e di provocare un’ulteriore marginalizzazione del Paese. Le incognite sono tante. In ogni caso, si può dire che il rischio di una maggioranza nazionalista alle prossime elezioni europee esiste; sono però convinto che, di questi tempi, le opinioni cambiano con grandissima velocità e gli elettorati so spostano da una parte all’altra nel giro di pochissimi mesi. Se la battaglia verrà condotta in modo intelligente, quindi, credo che ci sia anche la possibilità che il fronte riformista riesca a mantenere una certa prevalenza e a salvare le basi dell’Unione Europea.

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