martedì, Luglio 27

Europee, dilemma euroscettici In Gran Bretagna alle comunali sono il terzo partito, ma in Olanda crollano

0

europee ukip

Se nei 28 Stati membri dell’Unione europea (UE) infiamma la campagna elettorale, in Ucraina vacilla la pax armata per le Presidenziali del 25 maggio. La propaganda per le Europee è al rush finale, in alcuni Paesi già si vota. Le urne comunque si chiuderanno il 25 maggio.

Grande è l’incertezza sulla portata degli euroscettici: in Gran Bretagna, dove si conteggiano i seggi per le comunali, dalle proiezioni gli indipendentisti dell’Ukip che chiedono l’uscita dall’UE sono in netta avanzata (almeno al 17%) sui conservatori. «La volpe dell’Ukip è entrata nel pollaio di Westminster», ha commentato il leader Nigel Farage, che, come terzo partito sopra i libdem crollati al 13%, dagli ultimi dati della ‘Bbc‘ tallona i conservatori al 29% e i laburisti al 31%. Con un bottino di 105 consiglieri, il Labour festeggia una crescita «modesta», al di sotto delle aspettative.

Fuori dalle élite metropolitane di Londra, i voti degli scontenti sono andati in larga parte all’Ukip, balzato dai due seggi del 2009 ai 124 del 2014. Il Premier conservatore David Cameron ha ammesso la perdita di «qualche importante consiglio locale», a suo dire fisiologica «quando si è al Governo». Pur negando un accordo con l’Ukip per le Legislative del 2015, il leader di destra si è ripromesso di dare «risposte» in materia di immigrazione e welfare.  A fine campagna elettorale, in Francia l’estrema destra (Front National) di Marine Le Pen è in testa con il 23%, sopra i conservatori dell’Ump (21%) e i socialisti al Governo (16%). Ma in Olanda, dove pure si è votato per le Amministrative, contro le aspettative gli xenofobi ed euroscettici di Geert Wilders (Pvv) hanno avuto un tonfo dal 27% al 12%.

Dagli exit poll, nei Paesi Bassi molti hanno preferito i liberaldemocratici (D66) e i cristianodemocratici (Cda), all’opposizione dell’esecutivo liberal-laburista appoggiato esternamente dal Pvv. Wilders confida nelle Europee. Oggi si è votato in Irlanda, domani si aprono i seggi in Repubblica ceca e Ungheria. Ma in tutti gli Stati membri i risultati si avranno solo dopo la chiusura dei seggi di domenica, ai quali sono attesi 400 milioni di elettori.

In Ucraina, con sei candidati ormai ritirati dalla corsa, i favoriti alla successione dell’ex Presidente Viktor Yanukovich sono il l’imprenditore del cioccolato Petro Poroshenko, oligarca degli Euromaidan nei sondaggi vincente al primo turno, e la pasionaria di Patria ed ex Premier Yulia Timoshenko, leader della Rivoluzione arancione. L’Onu si è appellato al rispetto dei patti, ma a Est, la tregua pre-elettorale è fragile. A Karlivka, vicino Donetsk, all’alba sono riesplosi gli scontri tra separatisti filorussi e i paramilitari vicini all’estrema destra (Pravi Sektor) dalla parte del Governo di Kiev, con «morti e moltissimi feriti». L’annuncio è arrivato, via Facebook, da un esponente del gruppo neo-nazista, ma anche i media ucraini hanno diffuso la notizia di un’imboscata dei separatisti contro un reparto del battaglione di volontari pro-Kiev di Donbass, che avrebbe lasciato sul campo almeno «nove paramilitari». Dopo l’agguato, i combattimenti sarebbero proseguiti per ore, finché il gruppo, a corto di munizioni, avrebbe chiesto e ottenuto rinforzi da Pravi Sektor.

«In Ucraina è in corso una guerra civile senza quartiere», ha detto uno smagliante Presidente russo Vladimir Putin, reduce dallo storico accordo sul gas con la Cina, «in Crimea è stata evitata una tragedia in stile Odessa». Lo zar del Cremlino ha anche sbandierato la firma del trattato per la sua Unione euroasiatica ad Astana, in Kazakistanil 29 maggio, minacciando i Paesi occidentali di «effetto boomerang» per le sanzioni. Spalleggiato dal Ministro degli Esteri Serghiei Lavrov contro i «dannosi tentativi di esportare la democrazia», Putin ha ribadito che le Presidenziali ucraine sono «fuori dagli standard internazionali». Tuttavia, «Mosca rispetterà la scelta popolare».

Votazioni a parte, il mondo è scosso dalle gravi fatti di Thailandia, Egitto e Turchia: tre Paesi per i quali si preannuncia un week end caldissimo. All’indomani del golpe dell’autoproclamato Premier e generale Prayuth Chan-ocha, i militari di Bangkok hanno vietato l’espatrio a 155 esponenti politici degli schieramenti in lotta, con l’ordine di comparire davanti ai militari in giornata. Tra questi, i militari hanno poi arrestato«per una detenzione di due-tre giorni», l’ex Premier Yingluck Shinawatra, dimessasi a maggio dopo la condanna per abuso di potere e ora trasferita in una base militare segreta insieme al fratello e al cognato.

A dispetto dei fermi politici formalmente bipartisan, le camice gialle da novembre in piazza contro il Governo festeggiano «l’intervento necessario» dei militari. Con la sua lunga tradizione di golpe (11 riusciti dal 1932), a Bangkok i residenti hanno reagito senza troppi scossoni al putsch: anche con i posti di blocco e i tank agli incroci, la circolazione è proseguita, non si è sparato in strada e Internet e i telefoni funzionerebbero, nonostante radio e tivù oscurate. Le camice rosse vicino a Shinawatra, tuttavia, con oltre il 50% di consensi popolari, tentano di protestare per il golpe, nonostante la legge marziale vieti gli assembramenti con più di cinque personeCirca 300, in pieno centro a Bangkok hanno esposto cartelli con la scritta «fermiamo il golpe» e, dopo tafferugli con la polizia, almeno cinque dimostranti sono stati arrestati.

In Turchia, a Istanbul imperversano gli scontri tra la polizia e gli oppositori del Premier Recep Tayyip Erdogan, alla notizia della morte di un 30enne, colpito alla testa da un proiettile esploso con ogni probabilità dalla polizia, mentre partecipava a un funerale vicino a delle proteste per la strage nella miniera di Soma (301 morti). Dopo i tumulti notturni, all’annuncio un secondo morto, a mezzogiorno nuovi disordini sono esplosi nello stesso quartiere popolare della metropoli. Diversi feriti sono ricoverati in ospedale e la situazione potrebbe aggravarsi, dopo il funerale di questo pomeriggio.  Stando alla stampa non governativa, il magistrato incaricato di indagare sull’ uccisione del 30enne sarebbe arrivato sul posto 27 ore dopo la tragedia. Inoltre, diverse foto rimbalzate sui social media proverebbero l’impiego di pallottole vere, oltre ai proiettili di gomma, da parte di alcuni agenti. Gli animi sono esacerbati anche per il blitz con gli elicotteri all’Università di Smirne (38 studenti arrestati), in protesta per l’arrivo nei campus degli agenti sostituiti alle guardie private. 
Per gettare ancora benzina sul fuoco, il Premier Erdogan si è detto «stupito dalla pazienza della polizia», in azione da giorni con brutalità in tutto il Paese, per disperdere le proteste sui minatori.

Anche in Egitto, con le imminenti Presidenziali del 26 e 27 maggio, grandi cortei in difesa del deposto Presidente Mohammed Morsi sono sfilati al termine della preghiera del venerdì, oltre che nella capitale Il Cairo, ad Alessandria, Sharkeya, sul Delta del Nilo e nel sud di Assiut. Tra i supporter dei Fratelli musulmani contro il candidato superfavorito, l’ex capo dell’Esercito Abdel Fattah al Sisi, almeno tre studenti di 16, 17 e 19 anni sono morti al Cairo e a Fayoum, secondo fonti mediche per ferite da colpi d’arma da fuoco. Nell’ultimo giorno di campagna elettorale, due bombe artigianali sono state disinnescate nella capitale e un ufficiale di polizia è morto in un agguato nel Sinai. In Libia, 20 civili sono rimasti feriti, per l’esplosione di un razzo su una casa nella notte a Bengasi e in Siria l’opposizione ha denunciato un nuovo, presunto attacco chimico a Hama, con barili bomba al cloro lanciati contro la popolazione.

Notizie che scuotono, mentre Papa Francesco ha in programma in Medio Oriente una tre giorni (dal 24 al 26 maggio) tra Giordania, Palestina e Israele. Ma l’attentato più grave, confermato, è avvenuto in Afghanistan, contro il Consolato indiano di Herat, nell’Ovest presidiato dagli italiani. Dopo sette ore di battaglia, il bilancio provvisorio è di quattro membri del commando di terroristi uccisi e quattro agenti afghani feriti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->