lunedì, Aprile 19

Europee: arrivano i candidati anticorruzione In 17 sottoscrivono gli impegni di Transparency International Italia. Intervista al presidente Carnevali

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Transparency International Italia anticorruzione

In tutta Europa sono 288. In Italia, al momento, 17. Sono i candidati al Parlamento europeo che si sono impegnati per la lotta alla corruzione. Perché anche in Europa c’è bisogno di condurre una battaglia di trasparenza e legalità. Un’adesione transpartitica con la quale non si fa solo una dichiarazione di intenti ma si assumono impegni precisi per rendere le istituzioni europee più trasparenti e responsabili. Si sono impegnati a partecipare attivamente ad attività congiunte con Transparency International a Bruxelles, per sviluppare e proporre nuove leggi e strategie per rendere la lotta alla corruzione più efficace. Tre in particolare gli impegni che i candidati europei sottoscrittori hanno assunto: il primo è quello di “mantenere alti lo spirito e la lettera del Codice di Comportamento dei parlamentari europei e a pubblicare un tracciato di tutte le iniziative legislative” di cui sarà responsabile durante mandato; il secondo è quello di promuovere maggior trasparenza e integrità della spesa pubblica “affinché le informazioni relative ai fondi europei siano rese accessibili ai cittadini, conformandole ai migliori standard open data”. Promuovendo inoltre “in materia di appalti pubblici, meccanismi e strumenti in grado di aumentare la trasparenza ed evitare conflitti di interesse, sia a livello di UE che a livello nazionale”; il terzo impegno è quello “di sostenere una legge per promuovere e tutelare i whistleblower nel settore pubblico, privato e nel no profit”. Su questi temi abbiamo sentito Virginio Carnevali, presidente Transparency International Italia.

 

Carnevali, aderendo al vostro appello i candidati all’europarlamento non firmano una mera dichiarazioni d’intenti ma un impegno preciso, ovvero quello di perorare legge anticorruzione. Che tipo di normativa serve in Europa?

Le priorità su cui vorremmo che l’UE lavorasse in tema di anticorruzione, e che indirizzeremo anche alla Presidenza Italiana dell’UE che parte a luglio sono il finanziamento dei partiti politici, la revisione del Registro per la trasparenza, la giustizia per le vittime di corruzione, un monitoraggio attento  degli appalti pubblici, trasparenza e reporting aziendale.

Cosa chiedete in particolare per le entrate destinate ai partiti?

Il finanziamento dei partiti politici a livello europeo non è disciplinato in maniera adeguata e presenta diverse carenze dal punto di vista della trasparenza e del monitoraggio elettorale. Il Consiglio non ha mai espresso una posizione in merito. Si raccomanda che venga creato un database, facilmente consultabile per i cittadini, che raccolga e renda disponibili tutte le informazioni sui finanziamenti dei partiti, incluse le donazioni e altre forme dirette e indirette di sostegno. Maggiori sforzi dovrebbero inoltre essere compiuti al fine di monitorare e valutare l’intero processo elettorale, attraverso un organo di controllo indipendente, e la redazione di un Report Finanziario.

Come intervenire sulle lobbies?

La regolamentazione del sistema di lobbying in Europa è molto lacunosa. A Bruxelles sono presenti circa 3.000 società di lobbying, è perciò cruciale disciplinare la materia in maniera più trasparente. A giugno 2011 è stato introdotto il Registro per la trasparenza per chi vuole entrare in contatto con Commissione Europea e Parlamento. Per una maggiore efficacia di questo strumento, si raccomanda che anche il Consiglio entri a far parte del meccanismo. Transparency International Italia inoltre sta realizzando un progetto (“Lifting the lid on lobbying) insieme ad altri 17 Paesi Europei che mira a regolamentare e a introdurre maggiore trasparenza nel sistema del lobbying sia a livello nazionale che europeo

Cosa intendete per giustizia per le vittime di corruzione?

I casi di corruzione, soprattutto quelli transnazionali, non sempre vengono investigati e contrastati in maniera efficace. Le difficoltà aumentano a causa delle differenze normative (soprattutto nel penale) tra Stati membri, per ciò si rende necessaria la creazione di un’agenzia che coordini queste attività transnazionali. A luglio 2013 la Commissione ha proposto l’istituzione dell’Ufficio del Procuratore Europeo (EPPO) e la riforma dell’unità di cooperazione giudiziaria Eurojust. Sono emerse visioni contrastanti da parte degli Stati UE soprattutto sul primo tema e sarà dunque compito della Presidenza del Consiglio spendersi per arrivare ad un accordo unanime, garantendo anche l’indipendenza di tale entità e la consistenza del suo mandato.

Appalti e corruzione. Un binomio che può essere scisso?

No. Gli appalti pubblici rappresentano una quota significativa del budget dell’UE, circa il 20 per cento del PIL di tutti gli Stati Membri. In questo settore scandali e irregolarità sono purtroppo all’ordine del giorno. Attualmente è in vigore una direttiva UE del 2004 che identifica numerose regole stringenti sugli appalti. Nel 2011 è stato presentato un nuovo pacchetto di direttive. Sarebbe auspicabile una netta semplificazione delle regole e la nuova direttiva, che si spera venga approvata in tempi rapidi, dovrebbe prevedere sistemi di monitoraggio più efficaci, maggiore disponibilità di informazioni e documentazioni, procedure di whistleblowing e una più accurata e chiara disciplina rispetto al tema del conflitto di interessi.

Cosa proponente in tema di trasparenza e reporting aziendale?

La corruzione è una grave piaga anche nel settore economico: una maggior trasparenza di chi opera nel settore privato significa maggiori informazioni per investitori, giornalisti e cittadini. Soprattutto le multinazionali, che operano attraverso una rete di soggetti sottoposti a diverse legislazioni, risultano difficili da controllare. Per ciò si raccomanda di elevare il livello di trasparenza e reporting da parte di queste società per ciò che concerne la loro struttura e le loro attività. Da diverso tempo si discute di una direttiva specifica per il reporting di attività non finanziarie, che faccia riferimento ai principi dello UN Global Compact e che preveda revisioni del reporting effettuate da soggetti esterni e indipendenti. Le multinazionali dovrebbero inoltre prevedere la pubblicazione di informazioni relative ai progetti in tutti i Paesi in cui operano (Country by Country reporting).

Il rapporto sulla corruzione in Europa parla di un costo di 120 miliardi l’anno per l’economia europea derivante dalla corruzione? Quali sono gli stati più corrotti?

Secondo l’ultima edizione dell’Indice di Percezione della Corruzione elaborato da Tranparency International annualmente, i Paesi europei dove la percezione della corruzione è più alta risultano essere la Grecia, la Bulgaria e al terzultimo posto a pari merito con la Romania, l’Italia. Nelle posizioni più virtuose troviamo invece i Paesi Nordici (Danimarca, Finlandia e Svezia). Bisogna precisare che si tratta di percezione, in quanto la corruzione è un fenomeno per sua natura nascosto e difficile da quantificare in maniera scientifica. Un’altra ricerca svolta dall’Università di Goteborg nel 2010 (Measuring the quality of government and subnational variation) mostra la frammentarietà delle regioni europee riguardo alla corruzione percepita. Il Trentino Alto-adige e la Val D’Aosta risultano avere livelli più bassi di corruzione e pari ai Paesi dell’Europa continentale, una percezione che peggiora riscendendo la penisola da Nord a Sud.

Qual è il vostro giudizio in merito al recente scandalo sull’Expo 2015?

Come presidente di Transparency International Italia non posso che rimarcare una volta di più la sconsolante situazione in cui versa il nostro Paese, che vede le migliori forze ed energie scontrarsi e disperdersi conto il muro dell’illegalità, delle clientele, dell’assoluta mancanza di etica e buon senso di parte dell’amministrazione pubblica e, a volte, dell’impunità totale. In rappresentanza di Transparency International Italia, ho incontrato insieme all’allora presidente dell’associazione, alcuni anni fa alti dirigenti e funzionari di Expo proponendo l’adozione di strumenti in grado di garantire maggior trasparenza nelle gare d’appalto, come ad esempio i Patti di Integrità che tanti benefici avevano già portato al Comune di Milano. In quell’occasione si è discusso dell’importanza di tutelare Expo da ogni tentativo di turbativa, della necessità di allontanare ogni possibile sospetto attuando la massima trasparenza e apertura delle informazioni di gara. Si era convenuto tutti sull’importanza strategica dell’evento per il Paese intero, tale da imporre uno sforzo ulteriore per preservarne l’integrità. Usciti da quella stanza, nessuno ci ha più contattati o risposto alle nostre richieste.

 

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