sabato, Giugno 19

Europa: Waterloo non ancora acqua passata

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Per capire meglio le ripercussioni di Waterloo sulle società europee, dobbiamo tornare indietro al primo esilio di Napoleone, quello sull’Isola d’Elba, da cui fuggì per poi governare la Francia per altri cento giorni, che si conclusero a Waterloo. Quando gli alleati europei entrarono a Parigi, restaurarono la monarchia e misero sul trono Luigi XVIII, il fratello del re detronizzato vent’anni prima. L’impero di Napoleone era in frantumi, come disse Hugo nella propria poesia. Ma, ancora più importante, l’Ancien Régime, l’antico regime, era tornato in Francia, la nazione che aveva mostrato al resto dell’Europa gli ideali delle repubbliche e delle costituzioni civili moderne. I sovrani europei stavano così dicendo ai propri sudditi che non esisteva un’altra via.

Dopo aver mandato Napoleone in esilio, iniziò il Congresso di Vienna, voluto dai sovrani europei per ridisegnare l’Europa. Il Congresso si tenne da settembre 1814 a giugno 1815 ed era tenuto dalle quattro maggiori potenze dell’epoca: l’Inghilterra, la Prussia, l’Austria e la Russia. Si centrava su idee tenacemente conservative e riportava in auge il monarchismo e la teocrazia, ritenendo morta la Rivoluzione Francese e Napoleone finito.

La Rivoluzione Francese era rappresentata da Napoleone, prima come generale e poi come imperatore; lui aveva creato ciò che venne poi chiamato impero repubblicano. Questo può oggi sembrare un ossimoro ma, così come nel caso dell’Impero Romano, quello di Napoleone era tale perché basato su ideali repubblicani e su un’idea di progresso, di democrazia e di gestione degli affari pubblici. Oggigiorno, si pensa alla Repubblica come a un Paese con un Presidente e in cui i votanti eleggono i propri rappresentanti, ma l’idea originale di repubblicanesimo era molto più ampia e si basava su una serie di valori e principi per il progresso e l’emancipazione. Questi valori e principi erano propugnati dalle leggi napoleoniche, in particolare dal Codice Napoleonico, considerato da lui stesso la parte più importante del proprio retaggio.

Fu proprio questo Codice l’essenza di ciò che le potenze riunite a Vienna volevano combattere. Al di là del Codice in sé, le idee difese (la separazione tra Chiesa e Stato, la libertà personale, l’uguaglianza di diritti tra i cittadini e la stessa idea di cittadinanza per citarne alcune) erano una minaccia per i governanti delle quattro maggiori potenze del Congresso di Vienna.

Oltre a restaurare le famiglie reali, il Congresso di Vienna ridisegnò i confini territoriali. Uno degli accordi più simbolicamente significanti fu la creazione della Santa Alleanza, che considerava i sovrani di Russia, Austria e Prussia ‘fratelli in Cristo’ e voleva proteggere la religione, la giustizia (dal punto di vista dei sovrani che la firmarono) e la pace. In seguito, altri Paesi, tra cui anche la Francia di Luigi XVIII, si unirono alla Santa Alleanza. Il motivo religioso alla base del trattato segnava la solidarietà tra i sovrani europei, quella stessa solidarietà che aveva dato inizio alle guerre rivoluzionarie della Francia e, poi, alle guerre napoleoniche e che univa contro la Rivoluzione Francese e i suoi ideali.

Napoleone morì in esilio a Sant’Elena, ma le idee della Rivoluzione Francese ispirate a Grecia e Roma che lo guidarono come generale e come imperatore erano comunque vive. Nel 1848, le rivoluzioni ricordate come la Primavera dei Popoli scoppiarono in tutta Europa ma non cambiarono il continente. Le visioni reazionarie dei sovrani europei e dell’aristocrazia prevalsero ancora una volta; in Francia, però, la monarchia cadde e l‘uomo eletto come Presidente della Seconda Repubblica non era altro che il nipote di Napoleone, Luigi Napoleone Bonaparte, che poi proclamò la fine della Seconda Repubblica e l’inizio del Secondo Impero e diventò Napoleone III. A parte l’impero e le differenze tra lui e lo zio, la sua elezione e le rivoluzioni del 1848 in Europa erano strettamente legate al 1789, a Napoleone I e al suo lavoro nell’organizzare lo Stato.

Per farla breve, i sovrani del Congresso di Vienna non riuscirono a creare un vero ordine duraturo, né riuscirono a porre fine al sogno di Napoleone per la Francia, l’Europa e il mondo; semplicemente, lo ritardarono. Le democrazie europee attuali e, in particolare, la Repubblica Francese, non sono esattamente vicine ai valori della Rivoluzione del 1789, ma non sono neppure così legate alle idee del Congresso di Vienna.

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