lunedì, Giugno 21

Europa: Waterloo non ancora acqua passata

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Napoleone aveva una visione, non un semplice progetto: voleva seguire i passi dei propri eroi, Alessandro Magno e Giulio Cesare e aveva un’immagine chiara dell’aspetto che avrebbe dovuto avere una società progressista funzionante. In Italia, cercò di costruire un nuovo sistema politico profondamente ispirato al repubblicanesimo francese e creò addirittura la Repubblica Cisalpina. In Egitto, abolì il feudalesimo e creo l’Institut d’Egypte per promuovere la conoscenza, oltre ad aver cercato di riorganizzare la vita politica e amministrativa del Paese nella speranza di riportarlo a un livello degno della propria storia.

In Francia, dopo aver ottenuto il potere grazie al colpo di Stato del 18 brumaio, Napoleone mise in pratica i principi della Rivoluzione organizzando lo Stato in modo chiaro e altamente democratico. Diede ai francesi il Codice Napoleonico, un codice civile, il Codice di Commercio, un codice commerciale che cercava di offrire a tutti le stesse opportunità, e il Codice Penale; questi tre davano a tutti i cittadini gli stessi diritti. Fu sempre lui a istituire il matrimonio civile, un punto di svolta nella separazione tra la Chiesa e lo Stato.

Oltre alle politiche espansionistiche, la Francia napoleonica era in conflitto col resto d’Europa. I sovrani europei temevano sia la minaccia dell’invasione, sia quella delle insurrezioni fomentate dalle idee di Napoleone, basate a loro volta sulla filosofia della Rivoluzione del 1789 e ispirate alle culture greca e romana, care ai rivoluzionari dell’epoca.

Nonostante l’immagine di Napoleone diffusa dai sovrani europei, che lo dipingevano come un tiranno avaro e un nuovo imperatore ricco che aveva usurpato il potere nel proprio Paese, è difficile negare che Napoleone rivoluzionò l’Europa. Spesso, i sudditi di un sovrano sconfitto da lui finivano per acclamare l’esercito francese che entrava nei loro territori perché i soldati erano preceduti dalle storie della Rivoluzione Francese e dei suoi ideali.

Nel proprio libro ‘How the French Won Waterloo (or Think They Did)’ [‘Come I francesi vinsero a Waterloo (o almeno credono)’], Stephen Clarke dice: «Per farla breve, Napoleone stava cercando di dare a tutti i cittadini, anche quelli dell’impero europeo, il diritto a gestire le proprie vite». Questa visione era totalmente opposta a quella dei sovrani europei che governavano in nome della religione, sostenevano i sistemi aristocratici e discriminavano i propri sudditi in base alla nascita.

La Battaglia di Waterloo mise freno al sogno di Napoleone così come la morte lo mise a quello di Alessandro Magno. Dopo la battaglia, Napoleone fu costretto a lasciare il potere per la seconda volta in meno di un anno; la prima fu quando le forze alleate contro la Francia entrarono a Parigi pochi mesi prima. La seconda volta, venne mandato in esilio a Sant’Elena a passare gli ultimi anni della propria vita.

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