domenica, Ottobre 17

«Europa? Rispondete! Qui Canada»

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Negli ultimi vent’anni la professione di avvocato ha conosciuto una impressionante trasformazione. Nei nostri ricordi c’era uno studio con un paio di titolari al massimo, dove si approntavano battaglie legali in favore di questo o di quel cliente. Oggi, con la crescente specializzazione in materia di diritto e con lo strapotere della finanza e della contrattualistica, quella struttura minima, spesso fondata sulla sapienza del singolo. «Il sole tramonta sul tavolo di questa Corte d’Assise!» La sentenza di Alfredo De Marsico suona come un vaticinio di un’epoca nuova.

Paolo Quattrocchi ha fatto in tempo a impersonare questo nuovo modello professionale. Socio fondatore di Nctm (uno studio legale tra i più importanti d’Italia, con oltre 250 professionisti, tre sedi, attivo in tutti i settori del diritto) Quattrocchi ha costituito nel 2006 un ‘International Desk’, dedicandosi assiduamente allo studio dei processi di internazionalizzazione delle imprese e, approfondendo l’analisi geopolitica e delle diverse componenti che possono incidere sugli scambi e gli investimenti, il tutto con particolare riferimento a specifici mercati europei ed extraeuropei e, in particolare, il Canada. È infatti Vice-Presidente della Camera di Commercio italiana in Canada Occidentale e consulente della EU Chamber of Commerce in Canada West, inoltre coordina l’Osservatorio CETA che ha per scopo il monitoraggio dell’Accordo economico Ue-Canada, in vista della sua ratifica.

 

Avvocato Quattrocchi, questo trattato è davvero importante?

Il Ceta (Comprehensive Trade and Economic Agreement) è un trattato storico, che porterà alla quasi totale liberazione degli scambi, alla caduta delle barriere doganali non tariffarie e a una generale facilitazione degli investimenti.

 

Ci saranno effetti positivi immediati?

Si prevede una significativa crescita del Pil per tutti i Paesi firmatari.

 

Perché accade solo adesso? Cosa ha favorito questa svolta?

Il trattato fu firmato nel 2014. La sua origine deriva dalla consapevolezza assunta dal Canada di essere un importantissimo player nell’economia mondiale, tale da non poter limitare o privilegiare troppo la propria storica relazione con gli Stati Uniti, con cui gli scambi restano attestati tra il 70 e l’80 percento dei commerci canadesi. Lo stimolo all’accordo venne dal Quebec, storicamente legato alla Francia e quindi all’Europa. L’iniziativa, tutta quebecchese, fu dapprima tiepidamente considerata dalle altre province; col tempo l’Ontario comprese la rilevanza economica dell’evento; a seguire, si accodarono le altre province.

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