lunedì, Settembre 20

Europa: ognuno per sé sul passato, tutti per uno per il futuro post – coronavirus La responsabilità tremenda dell’Europa alla quale ci ha inchiodati in maniera chiara Papa Francesco: salvare l’Europa con «soluzioni innovative» dalle quali «dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero»

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Avevo promesso di parlare della questione Europa, in riferimento al coronavirus Covid-19, e lo faccio, ma ogni mattina ha il suo sapore e anche stamane una premessa è indispensabile.

Il Ministro Francesco Boccia afferma che «Non ci possono essere tre o quattro opzioni su ogni tema. La politica per decidere deve avere certezze inconfutabili dalla scienza» e poi, non contento aggiunge minaccioso (di che, non si sa, sempre di politicanti si tratta!) che gli amministratori che riaprono se ne assumono la responsabilità. Sorvolo sulla concezione della scienza e quindi della cultura che dimostra costui, non a caso collega di Giggino.
Ora, illustre Signor Ministro: il politico è lei, il Ministro è lei e viene anche pagato per farlo. Le decisioni spettano a lei, e solo a lei. Se poi gli ‘scienziati’ non sono chiari o univoci, a parte che come ho scritto ieri oltre che del fatto per cui la ‘verità’ è solo degli scemi, spesso è solo frutto del fatto che anche gli scienziati sono italiani, a lei e ai suoi colleghi spetta di decidere, cioè di assumersi, lei, la responsabilità. Sia non invocando che altri le forniscano la soluzione bella e confezionata per poi adottarla, sia chiedendo, o meglio imponendo, agliamministratori’ (meno male che non li ha chiamati ‘governatori’) di fare ciò che lei e i suoi colleghi decidono. Se non lo fa, e pare che non lo faccia, è solo pratica usuale di ipocrisia e scaricabarilismo. Tertium non datur, come dicono i giuristi.

Il direttore del ‘TG7’, Enrico Mentana, ci ha impartito, col solito sussiego e con le solite papere, esitazioni e rantoli vari, una ‘lezione di giornalismo’, secondo lui. Alla quale mi inchino, io non giornalista e quindi inabilitato a valutare, non essendo nemmeno iscritto né iscrivibile alla associazione di cui il predetto e il suo omologo dottor Paolo Mieli si contendono la presidenza, l’OSG (Ordine Speciale dei Grandi Giornalisti). E quindi non aggiungo altro su un discorso televisivamente secolare, pieno di allusioni e riferimenti da addetti ai lavori per me oscuri, ivi compreso il riferimento ai giornali ‘buca delle lettere’, pieni di ‘io’ faccio, ‘io’ dico, ‘io’ non ho fatto, ‘io’ ho fatto. Ecco solo su quest’ultima cosa, mi ha colpito l’affermazione vagamente surreale secondo la quale Egli, all’epoca direttore del ‘TG5’, avendo ricevuta la famosa cassetta (oggi sarebbe una pennina o un mail o un podcast) di Silvio Berlusconi della durata di otto minuti (è un tipo preciso Mentana, che credete) Egli l’ha trasmessa ridotta a quattro. Eh no, mio caro, chiedo scusa a Lei (e al direttore di questo giornale, perché mi permetto di dire cosa deve fare un giornalista, secondo me), eh no: un giornalista, secondo me, cerca le notizie, le trova, le verifica per bene e le dà sempre e comunque, sorvolo che non le ‘sceglie’ salvo che per la rilevanza, e quindi se riceve una cassetta l’ascolta, ne trae la notizia e dà la notizia, non la cassetta ridotta a metà … altrimenti fa appunto la buca delle lettere. Lo ha detto Lei, dottor Mentana, non io.

E veniamo all’Europa, in attesa della riunione (videoconferenza) del Consiglio Europeo del 23 aprile.
Noi siano alle prese con una polemica da cortile sul MES, come se fosse la discussione tra Copernico e Tolomeo. Il MES è solo unmeccanismo’, come dice il nome, che serve quando gli Stati si trovino in difficoltà con i propri bilanci e chiedano aiuti agli altri della UE, che glieli danno grazie al MES che ha un capitale notevole, e che può darli anche sotto determinate condizioni. Parliamoci chiaro: se io chiedo soldi a una banca o a un amico, quelli me li danno pure, ma un certo numero di garanzie è il meno che debbano chiedere, se no si tratterebbe di regali! Dire come pretendono alcuni dei nostri lucidi e lungimiranti politicanti (per dire: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Luigi Di Maio) che il MES o chiunque altro debba dare soldi all’Italia senza garanzie o condizioni, mi pare semplicemente surreale. Tanto più che lo Stato non è obbligato a chiedere i soldi, ma è libero di farlo e i debiti mostruosi li abbiamo fatti noi, non il MES. Che poi quel trattato sia stato firmato da questo o da quello, francamente, non ce ne può fregare di meno.

Nel caso di specie, con il documento approvato la settimana scorsa dai Ministri dell’Eurogruppo (‘documento approvato’, proposta, nulla di ‘votato’ da nessuno) tra l’altro -sottolineo tra l’altro- si propone di offrire un prestito agli Stati per fare fronte alle spese derivate dall’epidemia: punto e basta. Nessuna condizione di nessun genere, salvo ovviamente, quella di restituire i soldi. Non vedo quindi il perché di tutta la polemica scattata, ma specialmente trovo del tutto insensata la posizione pregiudizialmente contraria al MES e quindi alla sua utilizzazione sia da parte di Giuseppe Conte, che, con particolare ma ben nota ottusità, da parte del cosiddetto Ministro degli Esteri, quello che insulta l’UE un giorno sì e l’altro pure, ma ne vuole i soldi … ‘aggratisse’.

Ma, a mio parere, la vera questione è tutt’altra.
Nella trattativa della settimana scorsa, una trattativa durissima a quanto si è capito, premesso che, al solito, l’Italia è rimasta isolata, la Francia, lasciando cadere l’accordo con l’Italia sugli eurobond, ha proposto un oscuro meccanismo definito Recovery Fund, che dovrebbe essere una sorta di linea di finanziamento da realizzare ‘attraverso il bilancio europeo’. È, in realtà, la proposta più interessante e nuova, ma, appunto, estremamente fumosa. Si dovrà decidere se parlarne operativamente nella riunione del Consiglio Europeo. Specialmente sul che significa quell’‘attraverso il bilancio europeo’, che suona come un inizio (sbagliato, come spiego subito) di eurobond.

Non si tratta, infatti, dei cosiddetti eurobond, perché è solo un prestito agli Stati, non un assunzione di responsabilità e azione comune. È appena il caso di aggiungere che Conte e altri con lui hanno deciso (a mio parere solo a chiacchiere) praticamente di impiccarsi agli eurobond, che sono diventati una sorta di parola magica, sul senso della quale ho seri motivi per credere che vi sia assai poca consapevolezza. Se accetteranno quelli di Macron (come credo accadrà) vuol dire che non hanno capito nulla e che l’affossamento della Ue continua a marce forzate.

Il punto reale, infatti, è capire se l’UE intendediventare grande’ o no. Cioè se intende porre le basi per una struttura federale. Francamente a me non pare che né la Germania, né la Olanda, né, figuriamoci, la Francia, come del resto i Paesi dell’est europeo, che sono una palla al piede, abbiano intenzioni del genere, e, stupidamente, nemmeno l’Italia, tutta impregnata dei rigurgiti sovranisti e parasovranisti, della Lega degli stellini e di molti altri, Conte incluso, anche quando sussurra il numero della propria camera alla signora Merkel.
Quando si parla di struttura federale, o quasi federale, si intende alludere alla possibilità che l’UE sia lei, e solo lei, a prendere in mano le redini dell’intera economia europea, finanziandosi, in conseguenza, direttamente, e finanziandola quindi direttamente; magari, come ho proposto, lasciando agli Stati membri il compito di ripagarsi un po’ alla volta il debito esistente, cosa non impossibile perché, almeno, non ne farebbero di nuovo. Ognuno per sé sul passato, tutti per uno per il futuro. Come ho già spiegato molte volte, non si tratterebbe di ‘perdita’ di sovranità, ma il contrario. Inutile tornarci, e meno che mai sperare di farlo capire a gente come Salvini, Di Maio, Conte, ecc.
Ma, a mio parere, è l’unica cosa da fare finché si è ancora in tempo, prima che, finita l’epidemia, o almeno il suo aspetto più spiazzante, ci si accorga che l’Europa economicamente non conta più nulla, schiacciata come sarà -non l’Europa in sé ma i singoli staterelli europei- tra il gigante Cina e il gigante USA, per non parlare della Russia -meglio guardare con attenzione le previsioni di primavera del Fondo Monetario Internazionale rese note ieri.

Dubito assai che si possa fare in un momento simile un discorso così moderno e di prospettiva, e, infatti, tutte le proposte sul tappeto vogliono sostanzialmente soltanto trovare fonti di finanziamento, cioè prestiti, sui vari mercati e con i vari strumenti disponibili: cioè il contrario dell’Europa Unita.
Non credo francamente che i nostri governanti possano realmente non dico ottenere, ma nemmeno pensare un cosa del genere: per loro, ora, si tratta solo di ottenere soldi in giro, dimenticando che con il nostro debito ci stiamo impiccando da soli. Tra un anno o due, saremo sull’orlo del soffocamento, e allora, temo, guarderemo al MES come ad una salvezza e invidieremo la Grecia. Ma andare a dire a Angela Merkel o a Mark Rutte o a chiunque altro, che vogliamo gli eurobond, equivale a dirgli che vogliamo che loro ripaghino il nostro debito, a meno di avere un progetto diverso, ma dov’è?

L’unico che sembra averlo capito bene è Papa Francesco, quando dice: «Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone. Tra le tante aree del mondo colpite dal coronavirus, rivolgo uno speciale pensiero all’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questo continente è potuto risorgere grazie a un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato. È quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda. Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative».
Nota bene, il Papa parla di futuro del mondo intero attraverso l’Europa … una responsabilità tremenda per l’Europa.
Ma, ce li vedete pochette e Giggino, ma anche lo scaricabarilico Boccia, a fare discorsi del genere?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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