venerdì, Luglio 30

«Europa non sopravviverebbe a crisi» field_506ffb1d3dbe2

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George Soros teme che l’Europa non sopravviverà a una fase di stagnazione in stile giapponese, qualora questa dovesse prolungarsi 25 anni. L’investitore di origini ungheresi, diventato populare per le sue speculazioni al ribasso sulla sterlina, che gli sono valse il soprannome dell’uomo che «ha fatto fallire la Banca d’Inghilterra», ritiene che l’Europa ormai appartenga al passato. Negli ultimi dieci anni si è trasformata in una «confederazione frazionata di stati caratterizzati da una sbalorditiva disoccupazione e da un forte risentimento verso una Germania riluttante».

Nel suo nuovo libro ‘The Tragedy of the European Union’, ovvero ‘La Tragedia dell’Unione europea’, Soros si chiede se per caso non sia troppo tardi per riuscire ad assicurare la sopravvivenza dell’Ue. Soros ha sottolineato che, in caso di collasso dell’Unione europea, ci sarebbero «gravi conseguenze politiche ed economiche» sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo, e ha avvertito che, in assenza di decisioni politiche che alimentino il ritorno all’erogazione del credito da parte delle banche e una ulteriore integrazione, l’Europa intera farebbe fronte a 25 anni di stagnazione, della gravità di quella che ha caratterizzato il Giappone.

Non certo per merito dei Paesi più indebitati come Italia e Grecia, l’agenzia di rating Fitch ha confermato il rating di tripla A sulla qualità del credito a lungo termine dell’Unione Europea. Le previsioni sono stabili e rispecchiano il parere dell’agenzia sui contributi al budget europeo da parte dei singoli Stati membri che vantano un giudizio di tripla A. La capacità di rifinanziarsi dell’Ue è sostenuta tra le altre cose da fonti di protezione nei confronti dei creditori nei prossimi anni.

Il rischio di una crisi creditizia è di una certa portata, perché il blocco a 28 deve prestare denaro a Paesi in difficoltà finanziarie, come Irlanda e Portogallo, cui è intestato il 78% delle linee credtizie attuali. Così come succede per altre superpotenze internazionali, tuttavia, anche l’Ue in uno scenario di default dovrebbe finire per giovare dello status di creditore privilegiato che le spetta, rispetto a quanto avviene invece per i privati.

In Italia nel giorno in cui Carlo Cottarelli ha dato qualche numero sul piano di riduzione delle spese (si parla di 3 miliardi di euro di spending review), il Governo Renzi ha annunciato che ha intenzione di abbattere il cuneo fiscale di 6-7 miliardi nel 2014 e di 10 miliardi a regime dal 2015. Le fonti goverantive citate da ‘Reuters’ precisano che lo sgravio totale del 2014 dovrebbe comprendere i circa 1,5 miliardi di minore Irpef previsti dalla legge di Stabilità del precedente esecutivo a guida Enrico Letta. Oltre che al taglio dell’Imposta sul reddito, la riduzione del costo del lavoro sarà possibile grazie a più alte deduzioni dall’Irap del costo sostenuto per i lavoratori dipendenti. Sui mercati finanziari uno degli analisti più seguiti di Unicredit ha osservato come i mercati europei presentino valutazioni elevate, in un clima di avversione al rischio. Dando un’occhiata ai prezzi dell’oro, issatisi ai massimi di sei mesi, e dei Bond dei paesi virtuosi (Treasuries e titoli a due anni svizzeri sono molto richiesti quest’oggi) si evince che la caccia ai beni rifugio è ancora nel vivo.

Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,25% a 20.781 punti. Nonostante la piccola sbandata odierna, le quotazioni continuano comunque ad oscillare intorno ai massimi della fase rialzista. In questi ultimi mesi di rialzi la Borsa si è riportata nei pressi dei livelli di tre anni fa. L’andamento positivo stride fortemente, tuttavia, con lo stato reale dell’economia. A livello di trend generale, sottolineano gli analisti, arriva una notevole spinta da parte dei volumi. Molto richiesti i titoli delle banche Ubi Banca, MPS e Pop Milano.

Lo Spread tra Btp e Bund si è spinto in rialzo, ma comunque sempre mantenendosi ancorato all’area dei 180 punti base. Non influisce il buon risultato dell’asta di Bot, con cui il Tesoro ha collocato debito a un anno per 7 miliardi di euro. Il rendimento è sceso allo 0,59%, un nuovo minimo storico. Focus anche sull’asta tedesca, che ha visto il rendimento medio salire allo 0,15% dallo 0,11% dell’emissione di febbraio. Dal punto di vista tecnico, una volta definitivamente lasciatasi alle spalle la resistenza chiave che oggi non ha violato, il listino Ftse MIB potrà continuare la fase rialzista, secondo gli analisti di AGE Italia. La situazione grafica generale rimane insomma incerta: se da un lato la seconda seduta della settimana si è conclusa con un saldo positivo (+0,39% circa), dall’altro l’indice ha fallito il superamento della resistenza offerta a 20970 punti dal top del 6 marzo. Nell’intraday infatti le quotazioni si sono spinte fino a 20985 punti circa ma la chiusura di seduta era stata archiviata a 20833 punti.

L’azionario europeo è sceso al livello più basso in un mese, l’indice di riferimento Stoxx Europe 600 è calato -3% dal massimo testato lo scorso 25 febbraio, scontando le tensioni geopolitiche e in particolare l’utilizzo delle forze militari russe in Crimea. Intervistato da ‘Bloomberg’ Christian Stocker, senior strategist presso Unicredit Bank a Monaco, parla di «avversione al rischio» presente sui mercati. «Tutti sono concentrati sul referendum (della Crimea, per l’annessione alla Russia) di domenica e su come l’Europa reagirà all’esito. Prevedo che il risultato sarà a favore dell’annessione alla Russia. Le valutazioni dei mercati azionari europee sono elevate e quello di cui abbiamo bisogno per assistere a un rally ulteriore è un nuovo impulso positivo dal fronte degli utili».

I fari degli operatori di Borsa sono puntati anche sulla diffusione dei risultati di bilancio delle blue chip italiane: molto positiva la reazione dei mercati ai conti di Unicredit, con il titolo che è balzato alla vigilia fino a +7% circa, attestandosi ai massimi dall’ottobre del 2011. L’istituto ha chiuso il 2013 con una perdita netta record di 14 miliardi di euro rispetto all’utile di 865 milioni del 2012. Al mercato sono piaciute due notizie: non verrà varato nessun aumento di capitale e 8.500 dipendenti saranno licenziati. Il profitto è però molto lontano dalle stime degli, analisti, che prevedevano un piccolo utile. Hanno pesato le svalutazioni degli avviamenti (4,5 miliardi) e maggiori accantonamenti sui crediti (13 miliardi). Ricavi a 24 miliardi (-4,1% su base annuale). La reazione dei broker non si è fatta attendere, con Nomura che ha rivisto al rialzo il rating sul titolo a Buy (da acquistare) dal precedente Reduce (posizioni da ridurre).

Restando sul fronte societario, sempre oggi Monte Paschi si è andata ad aggiungere all’elenco delle banche italiane che hanno archiviato il 2013 in perdita. Attenzione anche ai risultati di Enel, che hanno messo in evidenza un utile ordinario in rialzo +10,3%, a 3,119 miliardi di euro, nel corso del 2013. In ambito macroeconomico, invece, numeri contrastanti sono arrivati sul fronte della produzione industriale dell’Eurozona. In gennaio l’indice ha segnato un calo -0,2%, salendo però del 2,1% su base annua.

 

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