lunedì, Settembre 27

Europa federale: per DiEM25 si può (e si deve) sognare Per Lorenzo Marsili "abbiamo bisogno di un Europa federale, e non di quella tecnocratica ed intergovernativa"

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Nella vostra visione, a prescindere dal tema specifico di una riforma federale, come andrebbero rimodellati gli equilibri tra i vari organi dell’UE per quanto riguarda il loro potere decisionale?

Non voglio entrare troppo nei tecnicismi, ma una cosa è chiara: il responsabile delle politiche nefaste di questi anni è il Consiglio europeo e la logica inter-governativa. Il Consiglio è un organo triste, che si riunisce a porte chiuse e dove non entra mai la luce della democrazia.
Soprattutto, quello inter-governativo è un sistema che mette stato contro stato, nord contro sud, Germania contro Italia, in una legge della giungla dove vince sempre il più forte. E che blocca – e proprio questa è l’idea – l’emergere di un contro-potere transnazionale che sia in grado di mettere insieme tutti quegli europei che si trovano dal lato perdente delle politiche imposte in questi anni.

Quindi bisogna senz’altro superare il dominio dei governi nazionali. Questo significa, chiaramente, trasformare il Parlamento europeo in un vero parlamento, che sia in grado di nominare e licenziare la Commissione. E trasformare la Commissione in un organo pienamente politico, con Commissari nominati non dagli stati nazionali ma direttamente dalla maggioranza politica formata nel Parlamento europeo.
Ma occorre andare oltre: perché noi pensiamo – tema caldo in questi giorni – che vada aggiungo un terzo organo, una Camera delle Autonomie, in grado di rappresentare municipalità e regioni d’Europa, così come il Consiglio rappresenta gli Stati e il Parlamento i cittadini.

Cosa è mancato ad Angela Merkel sul versante della leadership (anche sul tema dell’Europa federale)? Ha veramente, come ha detto Varoufakis, mancato un occasione di passare alla storia per quanto fatto per cambiare l’Unione Europea?

Angela Merkel si è comportata da grande statista europea nella tarda estate del 2015, aprendo le porte a un milione di profughi siriani in fuga dalla guerra e dimostrando ciò che dovrebbe essere una vera politica europea di accoglienza. Poche settimane prima, invece, si comportò da piccolo leader nazionalista schiacciando qualsiasi richiesta della Grecia per una diversa politica economica.
Quali delle due è la vera Merkel?
Ad oggi, le azioni del governo tedesco sono state altamente controproducenti e prive di una qualsivoglia visione positiva per il futuro dell’Europa. Se invece di Mario Draghi avessimo avuto il presidente della Bundesbank Jens Weidmann alla BCE, oggi l’Euro non esisterebbe più. Se il programma di riforma dell’eurozona ventilato dall’ex ministro Schauble dovesse mai realizzarsi – ed è stato dichiarato addirittura troppo progressista dai nuovi alleati “nazional-liberali” con cui Angela Merkel dovrà governare – l’Europa sarà un spazio lugubre di cui nessuno vorrà fare parte.
Il nuovo nazionalismo economico tedesco è un grande problema per l’Europa. La Cancelliera Merkel passerà alla storia. Ma senza un improbabile cambiamento nel suo ultimo mandato, il suo sarà il posto di chi, temporeggiando e limitandosi al piccolo cabotaggio, ha portato l’Europa un passo più vicino al disastro.

Vede la possibilità di una convergenza di forze nazionali che, se al governo dei rispettivi stati, potrebbero portare almeno in parte a quei cambiamenti che Diem25 sta perseguendo?

Ne vedo sia la necessità che la possibilità. Non è pensabile immaginare che nel mezzo di tutto quello che sta accadendo le elezioni europee del 2019 vengano usate per l’ennesima conta interna, una sorta di mega-sondaggio per vedere di quanti punti salgono o scendono le diverse forze politiche nazionali.
Abbiamo bisogno di forze politiche veramente europee – e proprio in queste settimane i 70.000 iscritti di DiEM25 stanno discutendo, e poi voteranno, sull’opportunità di creare il primo vero partito politico transnazionale e di come farlo. Perché è necessaria una proposta che dal Portogallo alla Polonia, dall’Irlanda all’Italia, mobiliti e scaldi i cuori attorno a un programma chiaro e trasformativo.

Stiamo lavorando pancia a terra affinché questo diventi realtà. E facendolo siamo rincuorati da tanti movimenti e partiti che si dicono interessati a immaginare qualcosa di nuovo insieme a noi: da Razem in Polonia a Alternativet in Danimarca, terzo partito del Paese; dai verdi e Benoit Hamon in Francia a Luigi de Magistris in Italia.
Ma soprattutto da tanti movimenti e migliaia di cittadini che ci stanno mettendo anima e corpo, lavorando notti e fine settimana per null’altro se non un’idea e una convinzione.

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