giovedì, Ottobre 28

Europa e Artico: tra clima e geopolitica

0
1 2


Una risoluzione votata giovedì 16 marzo durante l’ultima sessione plenaria del Parlamento europeo parla chiaro: il cambiamento climatico sta facendo emergere tensioni geopolitiche nell’Artico a causa dello scioglimento della calotta polare. Ciò apre nuove rotte di navigazione e zone di pesca e fa crescere la competizione per le risorse naturali presenti. Secondo gli eurodeputati, bisogna introdurre il divieto di estrazione di petrolio e mantenerlo come zona di cooperazione a bassa tensione. Ne abbiamo con il prof. Carlo Barbante, chimico e paleoclimatologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore dell’Istituto per le dinamiche dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche.

Il clima sta cambiando, è un dato assodato. Ciò oggi ha implicazioni anche geopolitiche. Tuttavia, sembra che una parte della comunità scientifica stenti a riconoscerlo, probabilmente per via di interessi economici contrastanti. È così?

Il 98% degli scienziati, quindi la quasi totalità che si occupano di cambiamento climatico riconosce che ciò è dovuto ad un effetto antropico. Quei pochi che nutrono dei dubbi di solito non sono scienziati che lavorano nell’ambito dei cambiamenti climatici e quindi usano ciò in modo un po’ strumentale. Ma ormai i dati scientifici sono incontrovertibili e tra l’altro le zone artiche soffrono ancora maggiormente del riscaldamento globale: esiste un fenomeno che si chiama ‘Artic amplification’, per cui l’effetto del cambiamento climatico nella zona artica è praticamente raddoppiato rispetto a quello che accade in media nel globo.

Che tipo di effetti si hanno a seguito di ciò?

Degli effetti devastanti: negli ultimi 30 anni è diminuita di circa il 40% la copertura di ghiaccio marino e questo ovviamente ha degli effetti molto pesanti, ma si è potuta riscontrare anche l’apertura di nuove rotte, a Nord Ovest per esempio, a fine estate. Ciò ha creato benefici non indifferenti per quanto riguarda i trasporti. Ma ciò che preoccupa maggiormente per l’effetto del ghiaccio marino è il fatto che si sta assottigliando non solo in termini di superficie, ma anche in spessore, perché si perde il cosiddetto ‘ghiaccio pluriennale’, quello che prima si accumulava anno dopo anno. Questo porta anche al riscaldamento del mare e di conseguenza all’arrivo di specie aliene. Non dimentichiamoci che nell’Artico abitano circa 4 milioni di abitanti: nella Groenlandia, in Siberia, nell’Artico canadese.

Motivo per cui prestare molta attenzione all’Artico.

Questa è una zona altamente sensibile e, come tutte le zone polari, ha un comportamento molto particolare, perché è sia il motore dei cambiamenti climatici, sia, per così dire, un condizionatore: rinfresca infatti il nostro sistema e influenza il clima nel Pianeta, ma allo stesso modo è fortemente influenzato dallo stesso. Quindi è un’area estremamente vulnerabile. Inoltre, l’Artico è anche un grandissimo laboratorio dal quale otteniamo informazioni sullo stato di salute del Pianeta. Si ha anche il trasporto di inquinanti emessi a basse e medie latitudini che vanno ad accumularsi nelle zone artiche. Infine, gli spostamenti di masse ghiacciate dall’Artico influenzano il resto del Pianeta.

Lo scioglimento dei ghiacci è un processo irreversibile?

Se andiamo indietro di milioni di anni nel nostro sistema climatico, troviamo decine di casi di ricongelamento delle zone artiche, come durante l’era delle glaciazioni. Ma quello che oggi preoccupa molto è la velocità con cui il riscaldamento sta avvenendo. Non lo si è mai visto come in periodi simili al nostro e ciò va considerato con grande attenzione. Bisogna prendere delle contromisure, si comincia a fare qualcosa, dovremmo fare di più.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->