sabato, Maggio 15

Europa: bad company per i debiti passati, e poi via al debito unico europeo Creare un debito unico europeo ex novo e affidare a una Europa unita ex novo la gestione di tutto. L’economia va unificata, e il bilancio dei Paesi europei anche, e l’industria europea deve viaggiare all’unisono

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Desidero continuare il discorso di ieri, sull’Europa, nel mentre puntualmente -sempre così nulla da fare, sempre uguale, sempre lo stesso perché nessuno controlla, nessuno sa controllare, nessuno capisce che certi sistemi sono folli e criminogeni- il solito maiale (mi scuso con i maiali, non mi viene in mente altro termine) truffa lo Stato vendendogli milioni di mascherine inesistenti e chi sa quanto e quanti altri, non illudiamoci- e mentre i soliti maialini comprano mucchi di mascherine nelle farmacie che ne hanno e le rivendono al mercato nero, e a prezzo quadruplicato (e certo non sono i soli, non illudiamoci), mentre come al solito tutto ciò accade, si comincia a scoprire che i morti di coronavirus sono molti, ma molti di più di quelli ufficiali, specialmente anziani nella case di riposo, e specialmente in Lombardia e che anche i medici e gli infermieri sono diventati vittime sacrificali.

Si legge altresì, come puntualmente previsto, il solito articolo, questa volta della ‘Welt’ (tedesca, pare) in cui si dice che l’Italia vuole soldi dalla Europa per darli alla mafia. E si legge anche della indignata risposta del nostro sedicente Ministro degli Esteri, quello che da giorni e giorni sbeffeggia quotidianamente l’Europa sul suo sito Istagram o twitter o non so cosa, quando va, in favore di telecamera, a ricevere aiuti dai più diversi Paesi del mondo, e quindi sulla cui indignazione è lecito, almeno da parte tedesca, ma credetemi non solo, largamente dubitare, ma specialmente da parte europea.
Solo per aprire e chiudere una parentesi, ma io mi domando come si possa in uno Stato che dice di essere tale, permettere ad un personaggio simile di rappresentarlo: che credibilità ha Giuseppi Conte, detto pochette, quando ‘si batte’ per gli eurobond e quant’altro, mentre il ‘suo’ Ministro degli Esteri sbeffeggia la UE a cui si chiede di agire, mentre noi piatiamo ‘aiuti’ da questo e da quello: perfino Trump ha regalato a Giuseppi 100 milioncini … quando si è uno Stato sovrano, moderno e settima potenza economica!

Si legge anche, ma questo è semplicemente ovvio, che in Francia, tanto per fare un esempio, le cose vanno meglio (cioè muoiono meno persone) anche, magari non solo ma anche, perché il servizio sanitario è centralizzato e nazionale, ma anche perché, come in Germania (dove non è centralizzato ma è coerente) i posti letto sono molto di più e costano meno. Ma noi abbiamo Giulio Gallera e Attilio Fontana, e Luca Zaia e Vincenzo De Luca, e Giovanni Toti e Michele Emiliano e siamo felici.

Voglio fare polemiche? No, il contrario. Cancellate ciò che precede e anche la notizia che il Parlamento olandese ha votato contro gli eurobond, bruciandosi così l’Olanda i ponti alle spalle subito soccorsi da Angela Merkel che solo questo aspettava, ma che bravi!

Dunque, parliamo seriamente, riprendiamo il discorso di ieri sull’Europa, e proseguiamo il mio ragionamento.
Perché, nonostante la Merkel e gli olandesi, questo è un momento decisivo. Non si tratta, infatti di aiutare l’Italia per solidarietà: lo ho scritto dieci volte. Si tratta di aiutare l’Europa non l’Italia, tutta l’Europa, per interesse.

L’UE nasce da un colpo di genio di un tale, Ministro degli Esteri francese (oggi, direbbero quelli che parlano bene: l’omologo di Giggino) che propone alla Germania, nemica da sempre, un accordo per gestire in comune, anzi, per affidare ad un organismo comune indipendente la gestione dell’industria pesante europea, da sempre la causa principale delle guerre europee, anzi, di tutte le guerre. Tanto vero che poco dopo, si pensa di ampliare il giocoall’intera economia, ma lasciando agli Stati una certa autonomia in taluni settori, nella convinzione che un po’ alla volta le economie si sarebbero fuse, coordinate e coese, e si potesse quindi giungere ad una sorta di federazione europea.

Il perché parlo di idea geniale, mi pare, è evidente, se apriamo oggi un qualunque giornale. Gli USA, che si permettono anche di lanciare un panino sbonconcellato all’Italia l’attendente di sempre, tirano fuori una risposta a questa che sarà la più grande crisi della storia mondiale, da circa quattromila miliardi di dollari. Letto bene? Un fiume di denaro che si abbatte sulla economia più grande e dinamica del mondo, nonostante sia governata (o forse proprio per questo!) da uno zoticone arrabbiato, convinto che esista solo l’America e lui stesso e che il resto del mondo deve obbedire e subire. Eppure è talmente spaventato (perché, evidentemente, perfino lui ragiona) che mette fuori una potenza da fare paura, che significherà una vera e propria esplosione del mercato mondiale, che sarà invaso da prodotti ad altissima tecnologia americani a basso o bassissimo costo. Una iniezione di quel genere, come mi sembra evidente, permetterà di investire in ricerca tecnologica somme enormi. Chiunque non riuscirà a comprare quella tecnologia o a produrne di altra altrettanto alta, finirà nel dimenticatoio della storia. Non saranno qualche tulipano e un paio di Mercedes a rispondere.

Dall’altra parte del mondo, la Cina, una potenza economica inimmaginabile, un miliardo e mezzo di persone scatenate, desiderose di riscattarsi dall’umiliazione di essere gli untori del mondo intero e sotto un Governo autoritario e centralizzato, che ha in mano una liquidità immane, una buona parte dei debiti sovrani di mezzo mondo e una voglia di riscatto da fare impallidire Gengis Kahn, farà vedere i sorci verdi a tutti, americani inclusi, se non altro perché ad un suo eventuale (ripeto, eventuale) deficit tecnologico, può opporre una forza lavoro ineguagliabile per numero, industriosità e disciplina.

La stessa Russia rischia di restare eclissata, e infatti gioca le sue carte su un altro terreno -del quale il nostro buon Giggino nulla comprende a quanto pare – ma forse glielo spiegherà il redivivo Toninelli?-, quello strategico militare, espandendosi nel Mediterraneo da dove può ‘controllare’ e minacciare da una parte l’Europa e dall’altra l’Africa, dove la Cina ha sì messo più di un piede, ma in termini strategico militari credo che, per ora almeno, poco possa.

In questa situazione di scontro frontale tra due giganti, entrambi arrabbiati e entrambi di un cinismo universale senza precedenti (non voglio fare il profeta e spero di cuore di sbagliare, ma credo che Trump ora abbia un piede bello grosso nella prossima presidenza, anche se Biden non cambierebbe, ormai visto l’abbandono di Sanders), pensare anche solo per scherzo, che la Germania o la Francia o -vabbè non ridete- l’Italia possano fare qualcosa d’altro che offrire l’altra guancia e forse anche altre parti più riservate del corpo, a me sembra solo ridicolo. Certo, almeno in Italia, la vocazione al servilismo è antica e forte e non affligge solo i sovranisti, ma ci dovrà pur essere in Italia qualcuno capace di pensare o no? E in Europa, anche?

L’unica speranza di noi europei è fare esattamente il contrario di ciò che si sta cercando di fare da parte di questi quattro politicanti di bassa lega che ormai governano in Europa. Bisogna unire le forze, a tutti i costi, costi quel costi, whatever it takes: altro che lasciare l’Italia a vedersela con i suoi debiti, altro che difendere i propri bilanci immacolati, altro che difendere le proprie impresucole.
Qui è evidente che solo tutta insieme l’Europa (e forse è pure poco) e strettamente coordinata, centralizzata può mettere in campo una potenza di fuoco paragonabile.
E allora, se è vero che l’Italia ha un bilancio da fallimento, e la Francia quasi, e la Spagna e la Grecia sono lì, se è vero ciò, che ciascuno se lo paghi per sé, ma tutti e tutti insieme bisogna caricarlo questo bazooka per reagire.

In altre parole, l’economia va unificata, e il bilancio dei Paesi europei anche, e l’industria europea deve viaggiare all’unisono come viaggiò ai tempi della CECA, dal 1951 in poi. Altro che il ‘piano Macron’ (al solito infido) che vorrebbe una linea di finanziamento fuori delle istituzioni europee, cioè silura l’Europa, ma soddisfa chi, come l’Italia e la stessa Francia, sono alla ricerca ottusa di soldi qua e là.

Il problema, in altre parole, non è di ripagare il debito italianoo di chiunque altro: che se lo paghi ognuno per sé (una sorta di ‘bad company’, come spesso si è fatto) e peggio per chi lo ha strabordante, specie se a causa di imbecillità, e truffaldinità e incapacità amministrativa. Il problema è di creare, creare un debito unico europeo ex novo, e di affidare all’Europa Unita, a una Europa unita ex novo, la gestione di tutto, senza remore e senza ripensamenti.

L’Italia, dirà qualche sovranista locale, ma specialmente qualche ‘industriale’ da strapazzo tipo quelli che vogliono riaprire tutto subito, perché non hanno capacità imprenditoriali e margini economici sufficienti, diciamocelo eh!, l’Italia rischia di diventare il ‘meridione’ d’Europa. Forse, a parte che già lo è, ma l’Europa potrà decollare e con essa l’Italia, che si gestirà, peggio per noi, la sua bad company. E se è vero, come è vero, che anche da noi ci sono capacità imprenditoriali, fantasia e tecnologia notevoli, facciano vedere i veri industriali, ma europeizzati, di cosa sono capaci, specie se è vero come anche è vero, che in Italia c’è uno dei maggiori risparmi privati al mondo: facciano vedere gli imprenditori veri, se ci sono, di cosa sono capaci, e i risparmiatori italiani vedrete che tireranno fuori i portafogli.

Se è vero, come dico, che qui si tratta di capire e di decidere in conseguenza se l’UE esiste o meno e se gli Stati che ne fanno parte intendano o meno continuare a farlo, il problema non è il debito pubblico italiano, o francese o tedesco, ma la ri-creazione della Unione come doveva essere, investita del governo (governo!) dell’economia e della finanza europea. Per cui, bisognerebbe avere il coraggio e l’onestà intellettuale (so che è difficile parlarne con questo ceto politico) di proporre: da un lato che ogni Stato si gestisca e ripaghi il proprio debito fino ad oggi per conto proprio, ma che, al tempo stesso, da oggi sia l’UE a gestire tutta l’economia e la finanza europea, con finanziamenti autonomi e cioè ricavati in parte dalle imposte come oggi applicate e in parte con sottoscrizione di un debito pubblico europeo, ripeto, del tutto al netto del debito nazionale attuale. Se non si hanno quel coraggio e quella onestà, non sarà finita l’UE, per la gioia degli scemi che ne sarebbero felici, ma sarà finita l’Europa e tutti e ciascuno degli Stati europei.
Dirà qualcuno: ma ci vorrebbe anche un Governo, italiano e europeo, anzi forse solo europeo. Già, tolto pochette che più di pochette non può essere in una buona pizzeria con Giggino, se tutto dipendesse dalla signora von der Leyen e dalla signora Lagarde, c’è da fare i sudori freddi, e Trump e Xi Jnping gongolano, si leccano le dita, indifferenti al coronavirus.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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