venerdì, Aprile 23

Europa: aumenta rischio di deflazione field_506ffb1d3dbe2

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L’Italia, la terza maggiore potenza economica dell’area euro, procede ancora a velocità blanda. Stando alle ultime stime il Pil dovrebbe registrare un incremento dello 0,8% quest’anno e dell’1,1% nel 2015. Per alimentare la ripresa italiana ed europea e allontanare lo spauracchio della deflazione, la Bce dovrebbe stare pronta a intraprendere nuove misure, compreso il cosiddetto ‘Quantitative Easing’. Lo sostiene il capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan, che in un’intervista al quotidiano austriaco ‘Der Standard’ afferma la presenza di un «rischio di deflazione, ma non so quanto grande». Padoan spiega che per questo motivo l’istituto di Francoforte deve essere pronto a portare in negativo i tassi sui depositi overnight delle banche. Dovrebbero, secondo l’economista, essere prese anche nuove misure che comprendono anche «una forma europea di quantitative easing», l’intervento di misure monetarie ultra accomodanti. «Mi riferisco – ha precisato Padoan – a massicci interventi sui mercati secondari». «Si potrebbe anche considerare un’estensione del mandato per intervenire sui mercati primari, come fanno la Fed e le altre banche centrali».

Nel 2014 la crescita dell’economia mondiale accelererà al rialzo se ci si basa sulle stime del Fondo Monetario Internazionale. Ciò nonostante nuovi pericoli non sono del tutto esclusi, soprattutto per le economie emergenti più deboli, dove non sono escluse fughe di capitali. Tanto è vero che in un contesto internazionale ben sostenuto, l’economia italiana cresce ancora a passo di lumaca. In occasione nell’aggiornamento pubblicato al World Economic Outlook, il fondo vede il Pil mondiale in crescita al 3,7%, lo 0,1% in più rispetto alle previsioni precedenti di ottobre e contro il 3% raggiunto lo scorso anno. Cifre dig ran lunga superiori allo 0,8% previsto nell’anno in corso per Roma. L’istituto di Washington confessa di nutrire inoltre timori di deflazione, i cui segnali sono in aumento in Europa e negli Stati Uniti. I grandi del mondo riuniti a Davos dovranno prendere questi dati in considerazione se vogliono risolvere l’annoso problema della disoccupazione e del divario tra ricchi e poveri. Complessivamente, Olivier Blanchard, capo economista del Fmi, ha detto che la ripresa globale è stata finora in linea con le previsioni. «Il motivo di base dietro il recupero è che i freni alla ripresa sono progressivamente allentati. Le resistenza ai risanamenti di bilancio sono in diminuzione mentre il sistema finanziario sta lentamente guarendo», ha concluso.

In Italia nel 2014 i consumi saranno ancora in forte calo e registreranno una frenata dell’1,1%. Così per lo meno stimano Federconsumatori e Adusbef, secondo cui la previsione di Confcommercio, che ha parlato di una riduzione dello 0,2%, è ottimistica. Dopo «la caduta del -4,7% nel 2012 e quella del -3,4% nel 2013, nel 2014 si prospetta un’ulteriore frenata del -1,1%», sostengono le associazioni a tutela dei consumatori. Crolla nel frattempo il numero delle nuove abitazioni. Nei primi 6 mesi del 2013 l’edilizia residenziale registra «una rilevante flessione rispetto allo stesso periodo del 2012», con una caduta del 37,2% per le case. «Vista la grave caduta della disoccupazione e la conseguente perdita di potere di acquisto da parte delle famiglie non siamo affatto ottimisti sulla crescita, seppur timida, del Pil, che si fermerà secondo le nostre stime attorno allo zero». La diminuzione dei consumi delle famiglie nell’ultimo trienno (-9,2%) viene definita «impressionante» in una nota. «Equivale ad una caduta della spesa delle famiglie di circa 65,4 miliardi di euro».

«Non ci sono più scuse né alibi per rimandare gli interventi doverosi e necessari al rilancio immediato del potere di acquisto delle famiglie, che non lo dimentichiamo dal 2008 ad oggi ha conosciuto una diminuzione impressionante del -13,4%», attaccano le due associazioni. Le nuove stime dell’istituto di ricerca Ref. indicano il Pil 2014 a +0,8% e quello 2015 a +1,1%. L’Italia procede «ancora a velocità blanda, frenata da una domanda interna su cui gravano la stretta creditizia e quella fiscale». In tema di conti pubblici il deficit/pil è atteso a 2,5% in 2014 e 2015, mentre il debito/pil dovrebbe attestarsi a 132,7% in 2014 (in linea con il 132,8% stimato per il 2013) e a 131,7% nel 2015

Al governo Ref. ricerche riconosce che «il grado di restrizione fiscale si attenua» e «una posizione meno squilibrata dal punto di vista dei conti pubblici»: il saldo primario ha raggiunto un avanzo di dimensioni cospicue. Ma questi risultati sono stati conseguiti «al prezzo di un significativo aumento della disoccupazione e di una esasperazione delle condizioni di disagio sociale». Il tasso di disoccupazione è atteso nel range 12,2-12,5% nel triennio 2013/2015. «È una situazione non sostenibile a lungo per le famiglie e per le imprese. Molti settori produttivi hanno subito negli anni scorsi le conseguenze di un tracollo della domanda di dimensioni clamorose. Anche imprese solide e competitive si sono trovate in estrema difficoltà», commentano gli economisti del centro di ricerca milanese.

Prima lieve inversione di tendenza nel rapporto debito/Pil italiano che, nel terzo trimestre 2013, pur risultando di 5,9 punti più alto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, registra una lieve discesa su base trimestrale, portandosi al 132,9% dal 133,3% del periodo aprile-giugno. I numeri resi noti stamane da Eurostat segnalano anche la prima discesa del debito in quasi sei anni a livello di zona euro, sempre su base trimestrale, al 92,7% dal 93,4% del Pil.

Insieme all’Italia, segnano un debito pubblico in calo rispetto al Pil su base trimestrale anche la Germania (78,4%, -1,4%) e la Francia (92,7; -0,9%). In salita, invece, il rapporto debito/Pil della Spagna, passato al 93,4%, in aumento dell’1,2% su trimestre e del 14,3% su anno. Nel terzo trimestre dell’anno scorso l’economia italiana si è stabilizzata dopo un biennio all’insegna della recessione. Per il 2013 Governo e Bankitalia stimano un rapporto debito/Pil al 132,9%. Nell’Unione europea e nell’area euro in rapporto al Pil il debito pubblico italiano resta comunque secondo solo a quello greco, che alla fine del terzo trimestre era al 171,8%, e quarto nel mondo, dietro anche a Stati Uniti e Giappone.

 

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