mercoledì, Settembre 29

Europa a rischio germanizzazione

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In breve, ai tedeschi piace che il proprio Governo agisca in modo coercitivo all’interno della UE. La popolarità di Schäuble nel suo Paese dovrebbe spaventare tutta l’Unione, specialmente se inserita nel contesto storico europeo. Molto tempo è passato da quando i discorsi fascisti di Hitler galvanizzano i tedeschi, è vero, ma dal canto loro i tedeschi continuano a cercare una posizione dominante in Europa. E continuano a impostare le loro relazioni con le altre Nazioni europee con innegabile coercizione, atteggiamento che più si confà a un impero che a un’unione. Lo scarto nel modo in cui il ministro delle finanze tedesco è visto in Europa e la sua popolarità in Germania è quantomeno preoccupante.

Wolfgang Schäuble non è l’unico politico tedesco il cui atteggiamento ha danneggiato le relazioni della Germania con le altre nazioni europee. L’anno scorso Ingeborg Grässle, membro tedesco del Parlamento europeeo, ha preso parte a un dibattito alla televisione francese sull’emittente France2. Parlando delle riforme secondo lei necessarie nel paese di Molière, ha dichiarato: «Nel vostro Paese date più importanza ai sogni socialisti per non fare poi nulla». Dopo aver usato parole al vetriolo come «La Francia sarà un paese affidabile in futuro?», è stata ammonita dall’ex ministro dell’istruzione Benoît Hamon che l’ha invitata a immaginare come avrebbe potuto sentirsi il popolo francese di fronte a tali parole. Ingeborg Grässle appartiene alla CDU di Angela Merkel, il partito principale a capo della Germania assieme allo SPD. Parole e toni del genere potranno avere conseguenze all’estero ma, visto l’atteggiamento generale dei tedeschi, è probabile che le faranno guadagnare più voti.

La Germania è ansiosa di imporre il proprio modello socio-economico sul resto dell’Europa. In Paesi come il Portogallo e l’Irlanda, che nel dibattito già citato Ingeborg Grässle ha definito «piccoli», tale modello socio-economico si è tradotto in un naufragio sociale e culturale. Quello che funziona per i tedeschi non necessariamente funziona per tutti gli altri.

Berlino, però, continua a insistere col suo piano di uniformare la UE in base al proprio modello di austerità e ultra-liberalismo. Questi due elementi comportano una trasformazione radicale nella cultura di un Paese: aprire l’economia a quel tipo di concorrenza sleale che viene da paesi come la Cina, o da paesi in Europa in cui il lavoro è sottopagato e privo di tutele, crea un’instabilità che mette un’enorme pressione non soltanto ai lavoratori ma anche agli imprenditori. Tale pressione crea un’atmosfera nazionale in cui le relazioni tra le persone e quelle tra il popolo e il Governo sono dominate dall’istinto di sopravvivenza. In tali circostanze, anche la persona più gentile s’inasprisce, mentre i più ricchi continuano a prosperare usando la globalizzazione a loro vantaggio, avendo i mezzi per farlo.

I profondi tagli dell’austerità alterano profondamente la cultura di un Paese. Quando una Nazione come l’Italia, che ospita il 60% del patrimonio culturale mondiale, decide di dare in affitto uno dei monumenti più famosi al mondo come sede per concerti, manda un messaggio al proprio popolo; si potrebbe dire che il Paese non è più quello di una volta o che lo Stato non apprezza più la cultura e non protegge più il Paese nel suo insieme. Questo si chiama utilitarismo, un modo di vedere le cose ristretto e a breve termine.

Il risultato di un tale utilitarismo e di un nuovo feudalesimo europeo, entrambi imposti in Europa da Berlino e dai suoi alleati, si tradurrà nella ‘germanizzazione‘ della cultura europea. Verrà il giorno in cui tutti in Europa saremo tedeschi. E la Germania crede di saperne di più, per tutti noi. Ci stiamo già abituando all’idea che andare via un po’ prima dal lavoro per fare una bella passeggiata al mare o per andare al museo è un crimine condannabile dagli dei della moderna economia dell’offerta e dalla disciplina d’ispirazione tedesca. La nostra ora di pranzo sta diventando la mezz’ora di pranzo: stiamo già cambiando.

Nel 1792 la Rivoluzione Francese viveva il suo apice. Re Luigi XVI era sul punto di cadere dal suo trono traballante. Nel cuore dell’Europa stava nascendo una nuova società, che avrebbe portato più democrazia e più giustizia sociale nel mondo. Come sempre accade con le belle intuizioni dell’emancipazione umana, le idee della Rivoluzione Francese stavano prendendo il volo. A Coblenz, città tedesca, gli aristocratici francesi, che si vedevano sfuggire di mano i loro privilegi, si riunirono sotto i colori di un esercito guidato dal Duca di Brunswick; con loro aiuto, la Prussia tentò di invadere la Francia, con la speranza di restaurare la monarchia assoluta, ma il tentativo fallì e il re traditore Luigi XVI fu condannato a morte. Già nel 1792 la Germania credeva di saperne di più.

La Storia ci offre a modo suo prospettive uniche sul presente e sul futuro: solo chi di noi ha tratto insegnamento dalla Storia può orientarsi con cognizione di causa. La notte del triste incontro dell’Eurogruppo, terminato con la capitolazione del primo ministro greco e la firma di un accordo con l’Eurozona guidata da Berlino, Jean-Luc Mélenchon, esponente della sinistra francese, ha dichiarato: «Per la terza volta nella storia di questo continente, l’ostinazione del governo tedesco sta distruggendo l’Europa». Aveva ragione a fare un tale parallelo. Ma sono secoli che sotto l’ostinazione tedesca giacciono quei demoni che, ancora una volta, stanno facendo capolino. E sono ben più pericolosi e profondamente radicati di una semplice ostinazione.

 

Traduzione di Barbara Turitto

 

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