lunedì, Maggio 10

Europa a due velocità o sdoppiamento?

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Il crescente aumento dei partiti populisti in Europa, la vittoria di Donald Trump e di Brexit hanno messo in crisi molte delle sicurezze che fino a poco tempo fa tenevano insieme l’intero globo. Gli americani, dopo otto anni di governo Obama, hanno scelto come loro Presidente il repubblicano Donald Trump; gli inglesi, facendo leva sui propri ideali nazionalisti, hanno deciso di staccarsi dall’Europa, forse non essendo del tutto consapevoli dell’anacronismo del loro ideale neocoloniale che, al momento, non sappiamo dove spingerà le difficile trattative fra Gran Bretagna e UE.

L’Europa, in un contesto mondiale così complicato e frastagliato, si trova in un periodo di grande tensione: la crisi economica degli Stati del sud non intende cessare e, in più, il 2017 sarà l’anno delle elezioni in molti dei Paesi dell’UE. Olanda e Francia sono riuscite a evitare la paura dei partiti populisti, rappresentati da Geert Wilders, leader del PVV, e da Marine Le Pen, capo del Front National!. Fino a questo momento l’UE ha potuto tirare un sospiro di sollievo, però, è indubbio che non può più evitare i problemi che l’attanagliano: in primis l’evidente sofferenza sociale dei cittadini, che esprimono il loro dissenso e le loro frustrazioni sostenendo la politica antieuropeista dei partiti di estrema destra. Gli Stati membri dell’UE devono intervenire per evitare la disgregazione sociale e il dilagare degli ideali nazionalisti portati avanti dai partiti di estrema destra e, per far ciò, devono pensare ad una nuova idea d’Europa, fondata su ideali democratici capaci di rispettare la pluralità di identità che la compongono.

Ormai da mesi circola l’idea di un’Europa ʹa due velocitàʹ e, a sostenere per prima tale posizione, è stata la Cancelliera Angela Merkel, leader del CDU (unione Cristiano-democratica); al momento, però, il nuovo Presidente francese Emmanuel Macron, capo del partito di sua fondazione En Marche!, sta pensando ad un piano di fiscalizzazione europea, cosa che poco convince i tedeschi, gelosi della loro posizione centrale all’interno dell’ UE.

Per comprendere cosa dobbiamo aspettarci dall’Europa ʹa due velocitàʹ abbiamo intervistato Sergio Fabbrini, professore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la Luiss, direttore della Luiss School of Government ed editorialista del Sole 24 Ore.

Fabbrini, nel suo recente libro ʹSdoppiamento: Una prospettiva nuova per l’Europaʹ, spiega che invece di parlare di Europa ʹa due velocitàʹ sarebbe più corretto ridefinire l’accezione parlando di un processo di ʹsdoppiamentoʹ. “La formula delle ʹdue velocitàʹ ha senso solo se viene interpretata come un’Europa a più finalità: occorre riconoscere che all’interno dell’UE vi è il gruppo nucleare dei Paesi fondatori che ha l’obiettivo di creare delle linee politiche comuni. L’Eurozona si dovrebbe trasformare in un’unione politica con una base costituzionale formata dai Paesi fondatori, uniti dalle stesse finalità, consentendo, però, agli altri Paesi di far parte del mercato libero senza costringerli a condividere le linee politiche europee: in questo senso si parla di ʹsdoppiamentoʹ ”.

 

La proposta dell’ ʹEuropa a due velocitàʹ è una proposta attuale – nata dall’evidente perdita di coesione interna fra i Paesi europei – oppure affonda le sue radici in un contesto storico più ampio e complesso?

La proposta dell’Europa ʹa due velocitàʹ nasce da una discussione che si è svolta all’interno del Consiglio europeo tra i capi di Stato, relativamente alle divisioni che sono emerse negli ultimi anni nel corso della crisi dell’Eurozona e della crisi migratoria. Al momento, l’Europa sta uscendo da queste crisi più divisa che mai: la contrapposizione economica fra i Paesi del Nord e quelli del Sud è sempre più netta; allo stesso modo la questione migratoria influisce tantissimo nella divisione delle quote di rifugiati nei diversi Stati dell’UE. Ovviamente, in questo scenario, è importante anche la questione degli attacchi terroristici, punto non secondario che porta una evidente spaccatura tra i Paesi europei: la Francia, ad esempio, ha un approccio molto più muscolare contro la lotta ai terroristi, mentre la Germania rappresenta uno dei Paesi meno interventisti da questo punto di vista. In questo momento storico parlare di un’Unione Europea unita, formata da Paesi capaci di andare nella stessa direzione, sembra difficile. La formula dell’Europa ʹa due velocitàʹ usata da Angela Merkel cerca di tenere aperta la comune direzione di marcia, anche se con velocità diverse. Purtroppo, però, pensare realmente di creare un’Europa ʹa due velocitàʹ sembra molto difficile, per questo preferisco parlare di ʹsdoppiamentoʹ: l’UE, infatti, ha mostrato di essere divisa non tanto per la velocità, bensì per gli obietti finali che i diversi Paesi intendono raggiungere che, purtroppo, non sembrano affatto condivisi.

Dunque è giusto o no parlare di Europa a ʹdue velocitàʹ?

La formula delle ʹdue velocitàʹ ha senso solo se viene interpretata come un’Europa a più finalità, che riconosce l’esistenza di Paesi con una cultura e degli ideali completamente diversi; per alcuni Paesi – Gran Bretagna, Paesi scandinavi e dell’Est Europa – ad esempio, la componente nazionalista non è affatto una caratteristica negativa, anzi rappresenta la fonte della loro identità. Molti di questi Paesi sono entrati nell’Ue non per una condivisione comune degli ideali europei, bensì per delle finalità pratiche di tipo economico e difensivo: molti dei Paesi dell’Est hanno trovato un gran vantaggio nel mercato comune europeo e nella difesa militare europea contro la potenza russa. Il nazionalismo di questi Paesi fa parte della loro identità culturale, questi popoli vogliono riabilitare la propria cultura dopo decenni di occupazione sovietica e per questo non possono essere condannati. Ovviamente, i Paesi a forte matrice nazionalista hanno delle finalità del tutto diverse rispetto ai Paesi che compongono il nucleo primario dell’Europa: Francia, Italia, Belgio, Olanda, Germania e Portogallo – in pratica L’Europa occidentale-continentale – ha una storia del tutto diversa che porta ad una forte condanna dell’ideali nazionalisti, poiché tali ideali, nel periodo degli anni ’30 ’40, in questi Paesi portarono la nascita di dittature. Ad esempio, mentre in Gran Bretagna il nazionalismo è stato un elemento capace di difendere la democrazia, in Italia, Germania e nella Penisola Iberica gli ideali nazionalisti sono riusciti a distruggere il sistema democratico portando al potere dei dittatori.

L’Europa ʹa due velocitàʹ è un progetto realizzabile?

L’idea di tenere tutti questi Paesi, con culture e obiettivi diversi, all’interno della stessa Comunità è un’idea tanto nobile quanto poco realistica: bisogna far capire che l’UE è una realtà plurale ed è plurale a causa delle diverse culture che la compongono. Quindi, occorre riconoscere che all’interno dell’UE vi è il gruppo nucleare dei Paesi fondatori, accumunati da finalità e da una cultura omogenea – quelli che compongono l’Europa occidentale-continentale -, che ha bisogno di andare avanti, creando delle linee politiche comuni. Le prime linee da rivedere dovrebbero essere quelle inerenti alla questione migratoria, al ripensamento delle politiche sulle frontiere, sull’esercito e su un’intelligence comune. Anche il Governo della moneta deve essere rivisto e sviluppato: non basta, infatti, la Bce per controllare l’andamento dell’Eurozona, serve necessariamente una politica economica comune. L’Eurozona si dovrebbe trasformare in un’unione politica con una base costituzionale formata dai Paesi fondatori, uniti dalle stesse finalità, consentendo, però, agli altri Paesi di far parte del mercato libero europeo senza costringerli a condividere le linee politiche europee: in questo senso si parla di ʹsdoppiamentoʹ.

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