martedì, Giugno 15

Europa 2014: pagelle ai candidati Dibattito per pochi eletti: Keller e Tsipras bravi, Verhofstadt bravino, Juncker Schulz da dimenticare

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La domanda finale è stata la più importante. «Pensate sia possibile», ha chiesto Monica Maggioni, «che alla fine il Presidente dell’Unione Europea non sia uno di voi cinque?».  La domanda implicava l’ipotesi che i capi si Stato e di Governo, che sono stati finora i veri ‘padroni dell’Europa’ scelgano un uomo ‘loro’ e non uno che ha avuto la maggioranza dei voti espressi dai cittadini europei.
E su questo punto la risposta à stata unanime: sarà scelto uno di noi. E Schulz ha avuto la franchezza di aggiungere: «Sarò scelto io». Questo punto del dibattito ha messo in luce un passo in avanti significativo dell’Europa: il fatto che il suonumero unosia designato da una votazione e non più, come avvenuto nel passato, da giochi di palazzo o meglio dei palazzi delle varie cancellerie europee, cioè dei diversi Governi del nostro continente. Un passo verso la figura di un ‘Presidente dell’Europa’ che si avvicini ad essere simile al ‘Presidente degli Stati Uniti’.
Questo è stato un punto sostanziale del dibattito. Ma vediamo ora di ragionare intorno al suo svolgimento complessivo. Intratteniamoci ancora, però, per un attimo, su una importante premessa.
Chi ha visto in Italia questo dibattito? Poche decine di migliaia di spettatori sintonizzati sul ‘RaiNews24’, che ha avuto anche il merito, molto rilevante, di vedere il suo Direttore, Monica Maggioni, come autorevole conduttrice. Sotto questo aspetto la Rai avrebbe dovuto scegliere di perdere anche qualche punto di share, ma collocarlo su una rete più seguita, promuoverlo con annunci su tutti i telegiornali, creare un’attesa per un evento che diventa importante se come tale viene annunciato, ma che cade nell’indifferenza se nessuno lo segnala con energia.

Vediamo, ora, di dare un ‘punteggio’ ai diversi partecipanti. In linea di massima potremmo dire che quanto più importante è la formazione politica che rappresentano, meno efficace si è presentata la loro performance. Non c’è dubbio, difatti, che le prestazioni più vivaci, convincenti e capaci di scuotere l’‘anima’ degli spettatori siano state quelle di Alexis Tsipras, per Sinistra Europea e Ska Keller, per Gruppo Verde/Alleanza libera europea. Ma soprattutto quest’ultima.

Classe 1981, Franziska Keller, detta Ska, fa parte del Partito dei Verdi tedeschi. Nel 2009 ha conquistato un seggio al Parlamento di Strasburgo. Parla sei lingue. Si è laureata in scienze islamiche, turcologia e giudaismo. Nel 2001 entra nel movimento giovanile dei verdi. Successivamente ha ricoperto vari ruoli all’interno del partito, fino ad assumere la carica di portavoce nel Land del Brandeburgo. A Strasburgo si è occupata principalmente di migrazione e rapporti tra Unione Europea e Turchia. Gestisce un blog, dove mantiene un filo diretto con i suoi elettori.
Dietro il volto fresco di una trentenne c’è l’esperienza di una politica navigata, capace si spuntarla nella battaglia interna al suo partito sul ben più maturo José Bové, che veleggia oltre la sessantina.  Abbinata ad un garbato ma fermo piglio giovanile, particolarmente attento a tutte le tematiche sociali e ai temi dello sviluppo sostenibile, Ska si è presentata, unica donna in competizione, con una sobria giacchina verde (colore non casuale) su top nero. Un insieme capace di far risaltare il suo bel viso deciso ma sorridente e i suoi capelli castani tendenti al rosso. Insomma, un aspetto estremamente penetrante nell’immaginario degli spettatori, cui ha corrisposto una serie di interventi impeccabili, capaci di toccare le corde più profonde degli spettatori più sensibili ai diritti umani e ambientali.

Alexis Tsipras, dieci anni di più della Keller, piglio giovanile, è il personaggio politico del momento e non ha deluso le aspettative. In Europa, il nome del leader di Syriza sta acquisendo sempre maggiore udienza. Perfino i media, che si sono a lungo dimenticati di lui, ora incominciano a dedicargli spazi sempre più ampi.

E’ molto difficile che possa diventare il futuro Presidente della Commissione europea per lo schieramento di Sinistra Unitaria. Tuttavia, è opportuno sottolineare che sta rubando la scena ai due leader euroscettici e ultranazionalisti: Marine Le Pen (Fn-Francia) e Nigel Farage (Ukip-Gran Bretagna). Non c’è da stupirsi di tutto questo interesse, per due motivi. Il primo è che il suo partito in Grecia è in testa ai sondaggi, con il 31,5%. Il secondo è che la sinistra radicale di tutta Europa lo invoca come suo leader.

In Italia, Tsipras ha già ricevuto l’appoggio di intellettuali come Andrea Camilleri, Gustavo Zagrebelsky e Luciano Gallino. Inoltre, sembra piacere molto ad una parte della società civile e dei movimenti presenti sui territori. Tutti questi soggetti hanno favorevolmente recepito la sua disponibilità ad essere il candidato Presidente di una lista italiana per le europee 2014. Pare che anche Sel e Rifondazione, non senza qualche contraddizione, saranno della partita.

La sua performance è stata efficace. Nella sostanza ha saputo evidenziale le responsabilità di un’Europa che ha condotto la Grecia quasi alla disperazione, costringendo i competitor a giocare in difesa nei suoi confronti. Il suo tema fondamentale è stato ovviamente quello della crescita contrapposta a un’austerità mortificante. Insomma, un’Europa dei popoli che abbia la meglio sull’Europa dei Governi. Giacca blu casual su camicia azzurra, è stato l’unico uomo senza cravatta e ovviamente la cosa non è stata casuale.
Gli altri tre politici sono stati, potremmo dire, dei ‘classici’, ma proprio per questo meno efficaci, anche se le loro formazioni potranno avere la meglio.

L’unico che ha tentato dismarcarsi’, ricorrendo anche a un’eloquio molto gesticolato e attaccando il leader socialista con cui teoricamente dovrebbe avere molte affinità è stato il belga, Guy Verhofstadt, candidato Presidente alla Commissione europea per Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Alde). I delegati del gruppo parlamentare hanno approvato la sua nomina con più dell’80% dei voti, in un meeting a Bruxelles.
Verhofstadt, che attualmente dirige il gruppo Alde al Parlamento di Strasburgo, è un europeista convinto. La sua campagna è orientata a promuovere una maggiore integrazione politica tra gli Stati dell’Unione. E’ riuscito ad imporre la sua candidatura su nomi che all’inizio sembravano più quotati, come quello di Olli Rehn, Commissario europeo per gli affari economici e monetari in carica. Sessantenne, ha un atteggiamento un po’ spiritato ma alla fine efficace. Spiccano i suoi capelli rossicci e sufficientemente lunghi tanto da dargli un profilo anticonformista. E’ quello che più si è agitato sul palco, sfoggiando una cravatta a graticcio a righe azzurre e blu coerente con la sua immagine tendente all’anticonformismo. Efficace la sua espressione finale: «In Europa abbiamo registrato troppe telefonate tra Berlino e Parigi!».

Infine i due pezzi grossi, rivelatisi però abbastanza deboli nel dibattito, il socialista Martin Schulz e il popolare Jean-Claude Juncker.

Classe 1955, Schulz è stato Presidente dei socialdemocratici tedeschi al parlamento della Ue. E’ Presidente del Pse dal 2004 al 2012. Successivamente diviene Presidente del Parlamento europeo.
Schulz è abbastanza conosciuto nei Paesi dell’Europa del sud, ma sa perfettamente che la notorietà e la fiducia sono cose molto differenti. Per molti ha avuto un atteggiamento critico troppo blando nei confronti della Troika. Inoltre, nella percezione di una certa fascia dell’elettorato non aiuta essere tedeschi.
Nel dibattito si è trovato abbastanza spiazzato dagli interventi della Keller, di Tsipraz e persino del liberale. Tutte posizioni progressiste che cercavano di metterlo nella gabbia del moderatismo. E non sempre è riuscito ad uscirne. La sua cravatta rosso-bordeau, la sua barba vagamente intellettuale l’hanno un po’ aiutato. Ma fondamentalmente il suo intervento, pur su toni progressisti inneggianti allo sviluppo, si è basato sulla rassicurazione che può essere data da un politico di lungo corso, che avvicina molti elettori, ma non certo quei giovani che si affacciano per la prima volta alla cabina elettorale dell’Europa.

Infine il lussemburghese popolare Juncker. Ex Presidente dell’Eurogruppo, si è imposto sul francese Michel Barnier, attuale Commissario Ue del Mercato interno e dei servizi. Juncker ha raccolto 382 preferenze contro le 245 del suo collega di partito (su un totale di 812). Per la sua elezioni sono stati determinanti i voti della Cdu tedesca di Angela Merkel, della Nea Demokratia greca di Antonis Samaras e del Partido Pupular spagnolo di Mariano Rajoy.
Jean-Claude Juncker, classe 1954, dal 1989 al 1995 è Governatore della Banca Mondiale. Dal 1995 fino al luglio del 2013 è Primo Ministro del Lussemburgo. Nel 2005 diventa Presidente dell’Eurogruppo: istituzione che riunisce i Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri dell’Eurozona. Juncker ha assunto un particolare peso politico durante la crisi dell’eurozona, nel periodo 2010-2012. In quella fase molto delicata è protagonista dell’accordo di salvataggio della Grecia, appoggiando così inizialmente le politiche di austerity e l’intervento della Troika. Successivamente modera le sue posizioni ed entra in polemica con l’asse franco-tedesco. A tale riguardo, ricordiamo che il lussemburghese ha fatto esternazioni durissime sull’operato del Governo di Berlino: «Tratta l’Europa come una sua filiale». Dopo le polemiche, lascia la presidenza dell’Eurogruppo il 30 aprile 2012.
Quindi, si direbbe, un moderato deciso, un moderato dal volto umano, amico della Merkel ma non appiattito sulle sue posizioni. Nel dibattito è stato il più scialbo, forse perché l’equilibrio non paga in termini di efficacia televisiva. Anche la scelta di una cravatta giallo-oro con puntini marroni non è stata delle più felici, enfatizzando il suo aspetto burocratico. Eppoi c’è stato, costante per tutti i novanta minuti, una goccia di sudore sopra il labbro superiore, un particolare che forse il pubblico non coglie ma che costituisce un elemento subliminare di fastidio. Certo che, con il potere che ha e che probabilmente avrà, l’idea di portarsi un fazzoletto o di cautelarsi fin dall’inizio con un’esperta truccatrice non sarebbe stato male. Ma queste sono le bucce di banana della comunicazione su cui scivolano anche i potenti.

 

 

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