sabato, Aprile 10

Eurogruppo: no riforme no lavoro field_506ffb1d3dbe2

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Dopo le parole delle Presidente della Bce, Mario Draghi, sull’importanza di attuare riforme strutturali necessarie a dare forza alle misure prese dall’Eurotower, Piazza Affari, complice anche l’avvio debole di Wall Strett, nel pomeriggio ha virato al ribasso.
Anche la questione ucraina e le nuove sanzioni rivolte alla Russia,  hanno contribuito a far registrare un -0,55% dell’indice Ftse Mib, mentre gli altri listini europei  hanno mantenuto l’andamento dei giorni scorsi. Per quanto riguarda lo spread BTp-Bund,  si attesta a 145 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 2,50%. L’euro si mantiene poco sopra quota 1,29 dollari mentre ci sono da registrare nuovi minimi storici per il rublo a 37,73 contro dollaro.

Intanto oggi si è riunito a Milano l’Eurogruppo in vista del Consiglio Ecofin. L’obiettivo che il suddetto si è prefissato è quello di favorire la riduzione del peso del cuneo fiscale sul lavoro visto che, come ricordano i Ministri che hanno preso parte alla riunione, il costo del lavoro nell’eurozona è superiore alla media Ocse e penalizza in particolare i dipendenti. A confermare l’esistenza di tale problema è un nota diffusa al termine della riunione: «Questo rappresenta un chiaro ostacolo a un funzionamento efficiente e armonico dei mercati del lavoro dell’eurozona», si legge nel comunicato, «e va contro l’obiettivo di rafforzare l’attività economica e incrementare l’impiego, in particolare alla luce degli alti tassi di disoccupazione in molti paesi membri dell’Unione».

Oltre alla questione del lavoro, il Governo Renzi dovrà affrontare un nuovo problema. Secondo gli ultimi dati presentati dall’Istat, dopo oltre 50 anni, cioè dal settembre del 1959, l’Italia è in deflazione. Secondo l’Istituto nazionale di statistica è emerso che ad agosto  si è registrato un indice dei prezzi in calo dello 0,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno (era +0,1% a luglio). Sempre dallo stesso studio, emerge che sono quindici le città che vanno incontro alla deflazione: Potenza, Reggio Emilia e Padova hanno registrato un -0,1%; Roma, Perugia, Bologna e Genova un -0,2%; Bari, Trieste, Firenze e Milano un -0,3%; Livorno un -0,5%; Torino un -0,6%; Verona un -0,7%; e Venezia un -0,8%. Se per Venezia si tratta di un ritorno, per città come Milano, Genova e Bologna si tratta di una novità per niente piacevole. Stesso discorso della città veneta va fatto  per Roma e Firenze, mentre anche questa volta, Napoli si tiene sopra l’asticella della deflazione (+0,2%). Guardando alle altre grandi città, con più di 150 mila abitanti, a segnare i rialzi maggiori sono: Bolzano (+1,1%), Messina (+1,0%) e Cagliari (+0,7%).

A tener banco in queste ore in Italia è anche la questione della cassa integrazione. Secondo l’Inps, ad agosto sono stati autorizzati 72,7 milioni di ore di cassa, con un calo del 14,4% rispetto al 2013, quando le ore autorizzate erano state 84,8 milioni. Nello specifico si può notare che,  le ore di casa integrazione ordinaria (Cigo) autorizzate ad agosto 2014 sono state 5,9 milioni, contro gli 8,8 milioni di ore autorizzate ad agosto 2013, con una diminuzione pari al 33,2%.  In particolare, le variazioni maggiori si sono registrate nel settore industriale, con un -19,3%, e nel settore edilizio, con un -64%.
Per quanto concerne la cassa integrazione straordinaria (Cigs), il numero di ore autorizzate ad agosto 2014 è stato pari a 55,3 milioni, con un incremento pari al 73,9% rispetto ad agosto 2013, nel corso del quale erano state autorizzate 31,8 milioni di ore. Rispetto a luglio 2014 si registra una variazione congiunturale, calcolata sui dati destagionalizzati, pari al 24,8%.
Infine, gli interventi in deroga (Cigd), sono stati pari a 11,5 milioni di ore autorizzate ad agosto 2014, con un decremento del 74,1% rispetto ad un anno fa.

A destar non poche preoccupazioni all’establishment politico italiano è anche il debito di 2.168,6 miliardi di euro registrato nelle amministrazioni pubbliche italiane. Secondo quanto è stato riportato dal bollettino ‘Finanza Pubblica, fabbisogno e debito‘ della Banca d’Italia, a luglio le entrate tributarie sono state 35,9 mld, con un incremento del +0,8%  rispetto a quelle dello stesso mese del 2013, mentre, nei primi 7 mesi, si è registrato un calo delle stesso dello 0,5%.  Dal bollettino della Banca d’Italia emerge che, nei primi sette mesi,  il debito pubblico è aumentato di 99,2 miliardi, riflettendo il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (32,7 miliardi) e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (72,1 miliardi).

Mentre il Bel Paese si ritrova dopo cinquanta anni in deflazione, il Venezuela è a rischio default. Nonostante il Presidente Nicolas Maduro invii messaggi rassicuranti circa l’impossibilità di default del suo Paese, la situazione economica in cui versa il Venezuela peggiora di giorno in giorno. A metà ottobre il Governo venezuelano si vedrà scadere 6 miliardi di dollari di titoli di Stato e molti analisti temono che il Governo non li possa pagare. Molti generi alimentari scarseggiano, le compagnie aeree devono ricevere dal governo quattro miliardi di dollari e per questo hanno diminuito i voli internazionali e aumentato i prezzi dei biglietti. Inoltre, nel giro di un anno l’inflazione è aumentata del 20%, passando dal 43% al 63%. A preoccupare maggiormente è l’aumento dei prezzi alimentari che è superiore al 90%. Tra i tanti aspetti preoccupanti, l’innalzamento dei prezzi alimentari è sicuramente quello più pericoloso per la stabilità sociale al momento, in quanto il Venezuela ha un’industria alimentare molto carente ed è costretta a importare quasi tutti i beni di consumo.

 

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