mercoledì, Dicembre 1

EuroCredito, un aiuto alle imprese

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In questo modo si riscopre anche il valore etico del lavoro, della produzione ….

Il nostro modello ha come obiettivo il profitto ovviamente, però è possibile fare business in maniera etica. Con la stessa logica di ricerca del valore etico del lavoro, noi operiamo all’interno dell’azienda. I nostri dipendenti lavorano in un clima di flessibilità, partecipano in maniera attiva al circuito, alcuni di questi decidono di ricevere parte dello stipendio anche in moneta complementare. L’impresa, oggi, non può più trascurare l’importanza di essere sinergici a 360 gradi. Cioè l’impresa che fa un prodotto o un servizio, è vero che deve farlo bene, in linea con il mercato, però deve guardarsi anche all’interno, le imprese non sono ‘scatole vuote’, sono piuttosto persone che sono circondate da un ‘involucro’… Le aziende di oggi devono dare maggior valore alle risorse interne, mettendo nelle condizioni le persone di esprimere il proprio potenziale, noi stiamo dimostrando che siamo in grado di fare business sviluppando l’azienda in maniera etica e solidale.

Ci dia qualche numero: quante sono le aziende, quale il fatturato …

Le aziende che sono collegate alla nostra piattaforma sono 3 mila. Noi puntiamo in un paio d’anni a raggiungere quota 10 mila attraverso delle politiche di diffusione più virale rispetto a come ci siamo mossi fin oggi. Queste 3 mila imprese scambiano beni e servizi, da 100 euro a 100 mila euro o anche più, e, complessivamente, abbiamo sviluppato oltre 130 milioni di euro di transazioni in moneta complementare. Noi ogni giorno facciamo centinaia se non migliaia di transazioni, e anche operazioni più complesse che prevedono il coinvolgimento di più entità come nel caso di una ristrutturazione o compravendita di un immobile.

Manca una legislazione in materia, però sappiamo che voi anche su questo state lavorando.

L’Italia si trova nella fase in cui bisogna decidere se il nostro sistema va regolamentato o meno. L’Onorevole Sergio Boccadutri ha presentato una proposta di legge volta a regolamentare le monete complementari. Ha senso creare un regolamento nel momento in cui il fenomeno è significativo, se i numeri rimangono quelli che ho citato, non ha senso per nessuno investire tempo, risorse, denaro per arrivare a regolamentare un mercato che non c’è. Noi stiamo cercando di presentare la nostra esperienza al Governo. Abbiamo fatto tutta una serie d’incontri con l’Onorevole, abbiamo creato un centro studi, un’associazione, l’obiettivo è censire tutti i modelli e le esperienze che oggi esistono in Italia e che stanno funzionando e cercare di capire cosa c’è dentro questi modelli e cosa dovrebbe contenere un’eventuale norma che consenta alle aziende che funzionano di continuare a farlo meglio e in sicurezza.

Questo sistema, quanti ‘nemici’ ha? Penso in particolare al mondo delle banche..

Di primo acchito verrebbe da pensare che le banche siano i primi nemici in un sistema del genere. Non è così. E’ un errore immaginare questo sistema come sostitutivo della moneta tradizionale e dunque del sistema bancario. Il nostro è sistema complementare, aggiungiamo un sistema fiduciario che non toglie nulla al precedente, piuttosto lo può accelerare. Abbinando al sistema tradizionale, un sistema creditizio fiduciario, il risultato è che aggiungo un elemento di forza alle aziende.

Mi sta dicendo che le banche sono ben disposte nei confronti di questo sistema?

No, non lo sono. In questo momento noi siamo visti come il ‘nulla’, perché non rappresentiamo un grandissimo volume d’affari … ma siamo un grande esempio! Non rappresentiamo una minaccia perché abbiamo numeri molto piccoli rispetto al potenziale del mercato. Non possiamo far paura, per tanto possiamo presentare il modello al sistema bancario.

Quanto è stato difficile far passare questo concetto nel sistema delle imprese?

Molto difficile è stato l’inizio. Si tratta di aderire a un progetto nel quale la parola d’ordine è ‘fiducia’ e oggi la ‘fiducia’ è un problema. Quello che siamo riusciti a fare fin da subito è dare dei segnali alle imprese. Abbiamo dimostrato che il sistema funziona. L’Italia ha problemi di fiducia, l’imprenditore non si fida. Però lentamente le aziende hanno capito, si sono sentite parte del sistema.

Il target ideale?

La micro-impresa, il professionista, l’artigiano, fino alle PMI. Nel corporate il processo decisionale è complesso, i fornitore sono strutturati a monte, le dinamiche non sono favorevoli per noi.

 

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