sabato, Luglio 24

Euro, tanti; visione, zero; e un Conte che si crede Cavour e invece è Facta L’assenza di visione dei politici, le scorrerie di Renzi, e Giuseppe Conte, con la sua pochette, in piena frenesia di grandezza, che non gli pare vero di potere mettere le mani su tutti quei soldi

0

Difficile, mi pare, avere dubbi sul Paese nel quale viviamo. Ora ci sono lefeste’ natalizie e di Capodanno e quindi c’è (anche se non dovrebbe essere così, vista la situazione nella quale ci troviamo: parlo non solo del Coronavirus, ma dell’economia e della società devastata) ‘calmapolitica, nel senso di governativa. E, puntualmente, quando c’è calma governativa, come sempre intorno a ferragosto o a Pasqua, ecc., cominciano le bordate a futura memoria.

Apre le danze, al solito perché renziano, Ettore Rosato, il non dimenticato autore e inventore del cosiddetto ‘rosatellum’, la peggiore legge elettorale degli ultimi dieci secoli e che ha permesso di avere questo ceto di politicanti e questo Parlamento ingovernabile e incomprensibile. Ora al signor Rosato, come ai suoi accoliti guidati dal divino Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, con la collaborazione di Andrea Marcucci, viene in mente di mettersi a sparare a zero sul Governo Conte.
Per carità, il peggiore Governo della storia italiana, fatta eccezione per il ‘deprecatoventennio’, ma che si trova in un passaggio nonché difficile, delicatissimo. Da un lato il virus che la fa da padrone e ora si modifica pure, dall’altro la necessità di portare in porto un minimo di progetto di utilizzo dei fondi derivanti dal piano della ‘nuova generazione europea’ -in italiano perché io sono italiano e l’italiano è una delle lingue ufficiali della UE.
Ebbene, constatato che questo Governo non è assolutamente all’altezza, logica vorrebbe che leforze politichesi rimboccassero le maniche e si unissero come un sol uomo intorno al Governo per fare insieme un progetto che abbia un minimo di senso. Certo, direte voi, in Arcadia …
E invece? Semplice: invece il contrario.

Il Governo (si fa per dire) cerca di mettere in piedi una follia allucinata di burocrazia parallela, inutile perché è comunque la burocrazia vera quella che alla fine deve mettere in opera i progetti, mettendo da parte anche che il disastro della sanità richiede interventi massicci e risolutivi e non qualche spicciolo. E, come ognuno sa benissimo (e del resto è anche naturale che sia così) tenderebbe fatalmente a cercare di ostacolare le decisioni di quella parallela. Ma, specialmente, occorre un progetto vero, quella che questi politicanti da strapazzo chiamano una ‘visione’. E un progetto vero non sarà mai inventato da un gruppo di manager.
Manager -lo dice la parola- è uno che smanetta, che fa, che realizza ciò che decidono altri, magari hanno anche qualche idea, per carità, ma la prospettiva no, non possono, starei per dire, non possono per definizione, loro gestiscono l’esistente, il futuro no. La strategia, la visione, spetta solo e inevitabilmente ai politici.
Capiamoci, è ovvio che sia così: i politici sono quelli che dovrebbero avere un contatto continuo, ininterrotto, diretto con una cosa che si chiama popolo, cioè sono quelli che dovrebbero indirizzare le scelte, anzi, ipotizzarle, pensarle, immaginarle e quindi realizzarle; sono quelli che devono estrapolare dai contrasti le soluzioni comuni, sono quelli che dovrebbero distinguere tra l’interesse generale (cioè comune) e quello corporativo. Sarà incredibile, ma spetta a loro immaginare, proporre e, udite udite, decidere, sulla base del fatto che il popolo, lo sentono loro e loro possono sia trarne idee, sia guidarlo, ma nel senso alto del termine. Altrimenti il rischio è quel che si vede oggi con la tecnologia ‘digitale’: le imprese fanno e inventano e realizzano, ma pensano a incassare e controllare, i governi inseguono e litigano, perché ‘amano’ una azienda piuttosto che l’altra. Ma la strategia non c’è, c’è solo mercato, e ‘basso’ mercato e potere.

Capisco bene che la sola idea che Giggino (lo avete sentito raccontare a Fazio l’impresa libica e parlare di Haftar?), o Renzi, o Rosato, o, figuriamoci, Zingaretti, e sorvolo su Meloni e Salvini, abbiano una idea di futuro, una prospettiva, un progetto, è a dir poco azzardata. Ma sta in fatto che al timone ci sono loro, e quindi, purtroppo, a loro spetta di farlo: loro sono come quel bel tomo del generale calabro a capo della ‘medicina’ calabra, tali e quali. Certo, se avessimo una stampa qui, qualche idea verrebbe fuori. Ma anche questo non c’è più: la stampa è tutta schierata su idee preconfezionate da altri, che hanno capito che alla fine si tratterà di dividersi una torta e cercano, quindi, di prendere la più grossa che possono. E quanto ai cosiddetti ‘intellettuali’ (cosa che non significa nulla, ma tant’è) sono tutti ‘ingaggiati’ da tempo.

È evidente fino al lapalissiano, che Giuseppe Conte con la sua pochette è in piena frenesia di grandezza: non gli pare vero di potere mettere le mani su tutti quei soldi. Non ha idee, insegue gli avvenimenti e sa solo mediare, cioè fare compromessi, puntualmente al ribasso. E vuole farlo da solo, convinto, forse, di passare alla storia piuttosto che per quello che è (come gli altri, sia chiaro) come il salvatore della patria. Crede di essere Cavour, e invece, al massimo, è Facta.

Ebbene, visto che Conte è in piena paranoia, gli altri dovrebbero, con calma, con compostezza, con la convinzione, ma specialmente mostrando collaborazione, dirglidai, facciamo insieme, progettiamo insieme e poi diciamo che ti sei inventato tutto tu”, così lui è contento e fa qualcosa di buono. Sempre che quelle teste gloriose sappiano mettere insieme qualcosa di utilizzabile.
Guardiamoci in faccia con fermezza e coraggio, però: questa gente non è assolutamente capace di fare una cosa del genere. Ma questa è la gente che abbiamo. E visto che Conte ormai sembra dare i numeri (ora ha perfino riconosciuto Haftar, aggiungendo con Giggino caos al caos) delle due l’una: o lo si mette a regime stretto, ma certo non strillando, oppure lo si manda a casa.

La prima ipotesi sarebbe la più logica e dotata di una qualche prospettiva in ragione del fatto che anche i peggiori, con l’acqua alla gola, qualche idea la tirano fuori, ma Conte non è disposto a cedere molto, lo ho detto perché, si sente Rodomonte, e dunque non resta che mandarlo gentilmente, ma subito, a casa, sulla base della vecchia idea da me ripetutamente avanzata, che si può tranquillamente cambiare Governo senza che succeda nulla, sempre che chi lo manda a casa sia concorde. E Conte, proprio sulla discordia di coloro punta. Ma tenerlo lì a continuare a fare danni è altrettanto pericoloso.

È una impasse terribile, bisogna ammetterlo. Non invidio chi dovesse capirlo (certo non molti) e si renda conto di quanto sia difficile agire.
Forse, una volta di più, dovrebbe intervenire Sergio Mattarella, non per fare cadere Conte, sarebbe un errore, ma per indurlo, magari a muso duro, a concordare soluzioni e proposte con gli altri, benché divisi, magari sotto la sua supervisione, per ridurre i danni (non eliminarli: è impossibile) delle scorrerie di Renzi, che però, avendo l’acqua alla gola, strillare può, ma molto di più non può.
Ma continuare così è follia allo stato puro. Anche perché l’unico risultato sarà, questo vuole dire Rosato nulla di più, di facilitare la ‘marcia’ di Renzi, di permettergli di mettere le mani su qualche pezzo e su qualche miliardo del piano di rinascita (ancora inesistente) e di isolare il PD (diviso all’inverosimile e ora attaccato violentemente dal suo stesso membro Marcucci, che intanto mette in saccoccia qualche prebenda per gli albergatori) sperando che alle prossime elezioni Renzi possa pescare nel torbido, rivendicare di avere fatto questo o quello, e, contando sul folle rosatellum, tornare in Parlamento con un PD acciaccato e un partito degli stellini fortemente (speriamo!) ridimensionato. Certo, il rischio diventa un Governo Salvini e va bene, vorrà dire che ci compreremo l’orbace o il panno verde, vedremo; ma magari potrebbe anche andare diversamente, Berlusconi, per ora, è in vita: sempre più altalenante, ma in vita. Ma poi, non è detto (anzi, io ne sono sicuro, e l’ho scritto mille volte) che l’UE (Germania) non agisca, disinnescando una eventuale miccia Salvini e con lui la miccia Italia.
Qualcuno potrebbe chiedermi, ma e il popolo, e gli italiani? E che c’entrano ste cose!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->