lunedì, Ottobre 18

Euro-Maidan: cecchini legati agli anti-Yanukovich e alle forze speciali Usa Lo rivela un'inchiesta de 'Il Giornale', che torna a far luce su quei giorni caldi del febbraio 2014

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Con il rovesciamento di Yanukovich e la formazione del nuovo esecutivo particolarmente ostile nei confronti della Russia, Saakashvili ha ottenuto la cittadinanza ucraina e il ruolo di governatore dell’oblast di Odessa, prima di entrare in conflitto con alcuni ministri di Kiev e finire in carcere per presunte attività eversive. Secondo l’analista Henry Kamens, Mamulashvili era invece forte di altolocati agganci presso il Ministero degli Interni di Tbilisi e dotato di «ottime relazioni coi media che  lo collegano all’ambasciata Usa e a una nutrita schiera di stranieri con base  in Georgia, i  quali forniscono sostegno mediatico al regime  di Kiev sotto la copertura di lavorare per varie Ong».

Come ha rivelato Alexander Revazishvili, uno dei tiratori che aprirono il fuoco su piazza Maidan, «non avevamo scelta. Ci era stato ordinato di sparare sia sui Berkut, la polizia, sia sui dimostranti, senza distinguere. Ero totalmente esterrefatto. È andata avanti per quindici minuti… Forse venti. Io ero fuori di me, agitato, sotto stress, Non capivo niente. Poi all’improvviso dopo 15, 20 minuti gli spari son cessati e tutti hanno messo giù le armi». Revazishvili e i suoi compagni si sono mostrati concordi nell’identificare nella figura di Sergeij Pašinskij (vicino alla Tymošenko, come già rilevato) colui che coordinava le operazioni, incaricando i suoi sottoposti di trovare alloggio ai cecchini presso l’Hotel Ukraina e di farvi arrivare i borsoni contenenti i fucili di precisione.

I tre militari georgiani sostengono inoltre che, a pochi giorni di distanza dalla strage di piazza Maidan, il loro reclutatore Mamulashvili li aveva presentati a un Bryan Christopher Boyenger, ex ufficiale e tiratore scelto della 101° divisione aerotrasportata Usa riciclatosi in istruttore militare. «Eravamo sempre in contatto con questo Bryan – ha rivelato Koba Nergadze, altro cecchino interpellato da Micalessin –, un uomo di Mamulashvili. Era lui che ci dava gli ordini. Io dovevo seguire tutte le sue istruzioni». Dopo il colpo di Stato di ‘Euro-Maidan’, Boyenger si unì alla Legione Georgiana che coadiuvava le forze governative in lotta contro i separatisti del Donbass.

Tutto ciò non deve destare eccessivo stupore; che gli Stati uniti puntassero alla caduta di Yanukovich divenne palese anche agli osservatori più inesperti nel momento in cui i servizi di intelligence russa intercettarono e pubblicarono una conversazione tra l’ambasciatore statunitense a Kiev Geoffrey R. Pyatt e la funzionaria del Dipartimento di Stato con delega agli affari europei – nonché consorte del teorico neoconservatore Robert KaganVictoria Nuland in cui quest’ultima pronunciava un sonoro «fuck the European Union!» per commentare gli sforzi profusi da Angela Merkel e François Hollande per trovare una soluzione diplomatica al problema ucraino.

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