domenica, Maggio 16

Eurasia: dal Made in Italy al Made with Italy Il darwinismo economico delle imprese per battere le sanzioni che potrebbero farci perdere il treno dell'UEEA

0

Uno shock sul piano economico e commerciale al quale però è possibile reagire con prontezza e spirito di adattamento, trasformando un’azione di apparente ripiego rispetto al complicarsi della situazione in una grande opportunità di espansione del proprio business.
Questo ha fatto Giacinto Fracchiolla, alla guida della Ingegnere Fracchiolla S.p.A, azienda specializzata nella produzione di serbatoi ed impianti in acciaio inox a destinazione enologica.
Operante nel settore agroalimentare, quello che più di tutti continua a soffrire del regime di sanzioni e contro-sanzioni, ha deciso di puntare verso l’estero sfruttando, in seguito alla virata nella politica delle importazioni russa e al crollo generale dell’export verso la Russia, il cambio di paradigma dal concetto di Made in Italy a quello di Made with Italy, attraverso la collaborazione sul piano della tecnologia e della consulenza con l’imprenditoria russa. «Gli imprenditori italiani sono considerati come grandi detentori di know-how» spiega Fracchiola,«ed in Russia si cerca incremento della qualità delle importazioni di beni strumentali, che non sono soggetti a sanzioni, rispetto alla quantità di beni concreti».
Dunque un nuovo modo di fare business all’estero basato sull’esportazione di beni di proprietà intellettuale di cui l’Italia, grazie all’inventiva e alla dinamicità dei propri piccoli imprenditori, è ricchissima. Viene però da chiedersi se in fondo questa nuova tattica commerciale non sia in realtà solo una mera risposta ad un bisogno del momento, un modo per fare di necessità virtù che tornerà ad essere marginale nel momento in cui le condizioni che ne hanno fatto sorgere la necessità venissero meno. L’auspicio e le previsioni indicano la probabile fine del regime sanzionatorio attuale , e con essa vi sarà una grande spinta concorrenziale da parte di quegli operatori economici che vorranno recuperare gli spazi da altri sapientemente occupati.
Questo però sembra non preoccupare Fracchiolla per il futuro della sua azienda, in quanto considera la strada presa redditizia a prescindere dalla situazione che l’ha determinata nel dato che «la Russia si è dimostrata una piattaforma di lancio verso nuovi lidi, creando una catena di rapporti commerciali con altri paesi basati sulla condivisione di i beni strumentali e di know-how».

Una strada diversa sembra dunque possibile e il Forum Eurasiatico lo ha mostrato ad una platea di alto profilo e competenza. Ma la rinascita del tessuto connettivo che unisce Europa ed Asia sul piano dell’interscambio commerciale, lacerato profondamente negli ultimi anni, passa necessariamente dall’uscita dal pantano in cui attualmente si trova della classe politica europea.
Se questo non avverrà il vecchio continente potrebbe perdere un treno fondamentale per le sfide e le opportunità che il futuro gli riserva, perché «il rapporto tra Europa e Cina deve passare attraverso la Russia», ha ricordato l’ideatore del Forum Antonio Fallico, auspicando che « il Forum possa portare all’attenzione delle istituzioni politiche ciò che è già stato capito dagli imprenditori».
Per questo, come auspicato da Romano Prodi nella prima giornata dell’evento veronese, «annunciamo la volontà di organizzare per il prossimo Forum Eurasiatico anche una sessione tra i membri delle Commissioni Ue ed Eurasiatica».

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->