mercoledì, 1 Febbraio
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#Europee2019: Regno Unito, voto europeo o referendum Brexit?

Strano caso quello del Regno Unito che oggi ha aperto il turno elettorale europeo, nonostante fino a poco tempo fa – ironia della sorte –fosse dato per certo il suo addio all’UE: la Brexit, però, si è impelagata nel Parliament britannico tra metodo ‘hard’ e ‘soft’, un ‘deal’ e un ‘no deal’. Pertanto, il Regno Unito è ancora uno Stato membro dell’UE e, con i suoi 47 milioni di elettori, spartecipa alle elezioni per il rinnovo del Parlamento, al cui interno godrà di 73 seggi finché luscita non avrà prodotto i suoi effetti giuridici.

A contendersi la scena elettorale britannica saranno il partito dell’euroscettico per eccellenza, Nigel Farage, che altro nome non poteva avere che Brexit Party, il quale confluirà, insieme al Movimento 5 Stelle nostrano, all’interno del neonato eurogruppo M5S+Brexit, che raccoglierà l’eredità dell’Europe of Freedom and Direct Democracy (EFDD); il Conservative and Unionist Party che rientra nella galassia del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR); il Labour Party legato al Gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D); i Liberal Democrats che dato il nome non possono che essere legati ad ALDE + En Marche, il Gruppo dei Democratici e dei Liberali per lEuropa, il cui azionista di maggioranza è il partito del Presidente francese Emmanuel Macron; il Green Party of England and Wales affiliato al Gruppo Verdi/EFA.

Data la situazione di stagnazione politica che pervade la politica nei pressi di Westminster è lapalissiano dire che la campagna elettorale si è concentrata esclusivamente sulla Brexit ed il voto delle elezioni europee sarà sostanzialmente questo: un referendum sulla prassi da adottare per lagognata e criticata uscita dallUnione Europea che potrebbe portare alle dimissioni dell’attuale premier britannico, Theresa May, rea di aver tergiversato troppo.

Fondato appena all’inizio di aprile, il Brexit Party di Farage è subito schizzato in vetta ai sondaggi, attestandosi intorno al 33%, risucchiando voti ai conservatori il cui gradimento è passato dal 30% di gennaio ad appena l11%. Calo che hanno fatto registrare anche i laburisti, passati dal 34 al 19%. A crescere nei sondaggi, invece, sono stati i liberal-democratici, ora al 16%, e i Verdi con il 9%.

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