martedì, Luglio 27

#Europee2019: i Paesi Scandinavi in cerca di un nuovo modello? La crisi della socialdemocrazia sembra inarrestabile, mentre crescono le forze di estrema destra

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Per quanto riguarda le elezioni europee, i Paesi Scandinavi membri dellUnione Europa rappresentano un caso particolare, quasi enigmatico. Si è sempre detto, infatti, che i Paesi nordici, con a capo la Svezia, siano la culla della socialdemocrazia, ma, negli ultimi anni, questa ha eroso lentamente i consensi, mentre allo stesso tempo sono cresciuti quelli in favore delle fazioni populiste di estrema destra. E non c’è da stupirsi, allora, che quando Matteo Salvini, lo scorso 8 aprile, a Milano, ha presentato EAPN, l’Alleanza dei Popoli e delle Nazioni, l’eurogruppo – erede di Europa delle Nazioni e Libertà (ENL) – in cui confluiranno la maggior parte dei movimenti sovranisti ed euroscettici, fossero presenti sul palco i rappresentati dei partiti finlandesi e danesi che abbracciano tale politica.

Vediamo, dunque, come si apprestano i membri scandinavi dell’UE alle elezioni che andranno in scena domenica 26 maggio.

 

Svezia

La Svezia è, tra gli Stati scandinavi membri dell’UE, quello più rappresentato: sono 20, infatti, gli eurodeputati che i circa 7 milioni di svedesi saranno chiamati ad eleggere.

Ecco, invece, i principali partiti svedesi che si presenteranno alle elezioni: la Socialdemokraterna (S, Partito socialdemocratico Svedese) i cui deputati confluiranno nel Gruppo dellAlleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D); i Democratici Svedesi (DS) sono il partito di estrema destra che – forse – si unirà al Gruppo Europeo dei Conservatori e Riformisti (ECR), ma Salvini li ha corteggiati – e continuerà a farlo – loro, però, si dicono non disposti a stare dalla parte di chi è sostenuto dalla Russia: la partita resta aperta; i liberal-conservatori del Partito Moderato, invece, convergeranno nel Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), così come faranno i Democratici Crisitiani; i Verdi, ovviamente, si congiungeranno al Gruppo Verdi/Alleanza Liberale Europea (Verdi/ALE); nel Gruppo dellAlleanza dei Democratici e dei Liberali per lEuropa (ALDE + En Marche), invece, si immetteranno i deputati del Partito di Centro e dei Liberali; e, infine, il Partito di Sinistra (V, Vänsterpartie) affiancherà il Gruppo Confederale della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL).

Le elezioni dello scorso ottobre hanno certificato la crisi della Socialdemokraterna che, sebbene rimanga il primo partito del Paese, non gode più di quella egemonia che le ha permesso di presentarsi come protagonista assoluto della politica svedese, ma si trova adesso a dover affrontare un panorama elettorale più frammentato. Questo perché la Svezia, negli ultimi anni, è stato il Paese europeo che ha ospitato più migranti per numero di abitanti e la non ottimale gestione dell’integrazione ha fatto sì che si venissero a creare sempre più problemi tra gli autoctoni e i nuovi arrivati, facendo crescere il malcontento popolare. La direzione della politica migratoria, quindi, è stata un punto cruciale che ha contribuito ad accelerare il crollo dei socialdemocratici e lo sviluppo delle forze anti-sistema. L’ascesa dei radicali di destra, i DS, però, non è recente: sono già due i turni elettorali nazionali – 2010 e 2014- in cui riesce a raddoppiare i consensi rispetto al voto precedente.

Ma se da un parte il cosiddetto modello scandinavo, faro del welfare state con capitale Stoccolma, sembra deteriorarsi, la Svezia si è dimostrata antesignana dell’ambientalismo e della lotta ai cambiamenti climatici: se i Verdi di tutta Europa – come pare – faranno eleggere molti più deputati delle precedenti elezioni europee, ciò è possibile grazie alla sensibilizzazione sul tema portata avanti dallattivista 15enne Greta Thunberg, che proprio dalla capitale svedese ha fatto partire la sua campagna per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico che spinto la maggior parte dei partiti europei ha dare preminenza nei loro programmi alle politiche ambientali.

I sondaggi danno la Socialdemocrazia in vantaggio con il 23%, un risultato – se confermato – ancora più basso delle europee del 2014, quando si attestò al 24,19%, e delle elezioni nazionali, 28,26%. Rispetto alle legislative di ottobre, i DS guadagno mezzo punto percentuale e fanno registrare il 18%, un dato che gli permette di scavalcare i moderati che, invece, perdono consensi e sono ora la terza forza del Paese con il 16%. Un balzo in avanti importante lo fanno i Verdi, dati al 10%, che superano così il Partito di Sinistra (9%) e i democristiani (8%).

 

Danimarca

Saranno oltre 4 milioni i cittadini danesi che si recheranno alle urne per scegliere i 13 deputati che li rappresenteranno nel Parlamento Europeo.

Urne calde nella fredda Danimarca. Il prossimo 5 giugno, infatti, si voterà per rinnovare il Folketing, il Parlamento danese, quindi, è lecito aspettarsi che il voto europeo rispecchi in qualche maniera quello statale, anche se non è un assioma esatto, poiché solitamente l’affluenza alle urne durante la tornata continentale è più bassa di quella nazionale.

I partiti principali che si sfideranno sono: la Socialdemokratiet, i cui deputati eletti si uniranno al gruppo dell’S&D ; i liberali di Venstre rimpolperanno le file di ALDE + En Marche, così come i socioliberali di Radikale Venstre (B); il Partito Popolare Danese (DPP o DF, Dansk Folkeparti) dirà addio all’ECR per congiungersi all’EAPN di Salvini; il Partito Popolare Socialista (SF, Socialistisk Folkeparti), confluirà nei Verdi/ALE, mentre i radicali di sinistra della Lista dellUnità – I Rosso-Verdi nel gruppo GUE/NGL.

La politica danese dalla fine degli anni 90 è sostanzialmente bipolare, con i socialdemocratici e i liberali che si scambiano regolarmente le poltrone. Nel 2015, però, nelle ultime elezioni generali, questo bipolarismo è stato interrotto dal DPP che con il 21% è diventato il secondo partito del Paese. I socialdemocratici, seppur primo partito, sono stati estromessi dal Governo, il quale prevede un’alleanza tra  Venstre, dal Partito Conservatore e dall’Alleanza Liberale, con l’appoggio esterno del DPP. Ciò ha fatto sì che l’asse del dibattito politico si spostasse sempre di più a destra con l’adozione di misure forti nel campo della politica migratoria, grande tema che ha contraddistinto la campagna elettorale di quest’anno. Il DPP si contraddistingue per un forte accento anti-migratorio che rigetta il multiculturalismo e si oppone alla diffusione della cultura islamica, e dal 2015, col suo sostegno al Governo, sono state adottate misure più restrittive per l’ottenimento della cittadinanza danese. «Vogliamo mettere fine all’immigrazione illegale che abbiamo visto negli ultimi cinque anni in Europa, sintomo che la sicurezza non è stata presa sul serio», ha dichiarato Anders Vistisen, eurodeputato del DPP o, in danese, Dansk presente a Milano durante la presentazione del gruppo EAPN «vogliamo proteggere l’identità culturale europea, non fare le cose all’italiana, alla danese o alla finlandese».

I sondaggi vedono i socialdemocratici in vantaggio al 26%, seguiti da Venstre al 18%.  I Democratici Svedesi, invece, perdono cinque punti rispetto alle ultimi elezioni, facendo così registrare il 16%. Più in basso il Radikale Venstre con il 9% e con il 7% i socialisti e lalleanza rosso-verde.

 

Finlandia

Così come la Danimarca, anche alla Finlandia sono riservati 13 seggi all’interno dell’Europarlamento.

Circa 4 milioni di finlandesi saranno chiamati a scegliere tra queste liste: il Finns Party (PS, Perussuomalaiset) si legherà alle altre forze populiste di estrema destra nell’Alleanza dei Popoli e delle Nazioni; il Partito Socialdemocratico Finlandese (SDP, Suomen Sosialidemokraattinen Puolue) seguirà il tradizionale schieramento dei socialdemocratici riuniti nell’S&D; i conservatori del Partito di Coalizione Nazionale (KOK, Kansallinen Kokoomus) confluiranno nel PPE; il Partito di Centro Finlandese   (KESK, Suomen Keskusta) di stampo liberali si unirà a ALDE + En Marche; i Verdi (Vihreä liitto), ovviamente, col gruppo dei Verdi/ALE;  i radicali di sinistra dell’Alleanza di Sinistra (V, Vasemmistoliittoa) si uniranno all’eurogruppo del GUE/NGL.

Lo scorso 16 aprile si sono tenute le elezioni generali per il rinnovo dellEduskunta, il Parlamento monocamerale finlandese. I risultati hanno decretato uno scenario politico frammentato

LSPD ha ribaltato le gerarchie e sono risultati essere la prima forza politica del Paese con solo lo 0,2% di vantaggio sul Finns Party o lo 0,7% sul KOK: un risultato che i socialdemocratici non ottenevano dal 1999 con la guida di Paavo Lipponen. Le consultazioni per la formazione dell’Esecutivo, però, non sono ancora terminate.

La vittoria dell’SPD, però, deve essere in parte ridimensionata perché è arrivata in seguito ai problemi interni tra i due alleati di Governo, il KESK e il Finns Party, emersi durante la scorsa legislatura. Dissidi che hanno portato una scissione all’interno del Finns, con l’ala moderata che ha abbandonato il partito per la sua eccessiva radicalizzazione.

I sondaggi evidenziano la grande segmentazione del panorama politico finalndese. Racchiusi in un solo punto percentuale troviamo Finns Party e socialdemocratici, con il 18%, e il KOK con il 17%.  Al 13% troviamo Verdi e liberali, mentre più staccata, all8%, lAlleanza di Sinistra.

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