mercoledì, Ottobre 20

#Europee2019: Germania, strapotere democristiano? Oltre 60 milioni di tedeschi si avvicinano alle urne: i loro voti sono decisivi per gli equilibri del futuro Parlamento Europeo

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La Germania è lo Stato membro dellUnione Europea più influente allinterno del Parlamento Europeo di Strasburgo, dove dispone di 96 seggi, addirittura 22 in più del secondo Paese più rappresentato, la Francia.

Gli oltre 60 milioni di elettori tedeschi dovranno esprimere le loro preferenze tra 11 liste. Ecco i maggiori partiti: l’Unione CDU/CSU che sta all’interno del Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE); il Partito Socialdemocratico (SPD) fino ad oggi azionista di maggioranza del Gruppo dellAlleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D); il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) che confluirà nell’EAPN, l’Alleanza dei Popoli e delle Nazioni voluta fortemente da Matteo Salvini che nascerà sulle ceneri del gruppo Europa delle Nazioni e Libertà (ENL, o ENF) e riunirà tutti i partiti euroscettici di destra; il Freie Demokraten (FDP), partito liberale che si assocerà al Gruppo dellAlleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE + En Marche); il partito di estrema sinistra Die Linke che, invece, si unirà al Gruppo Confederale della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL).

La novità di queste europee tedesche è che il CDU (Unione Cristiano-Democratica di Germania) quest’anno correrà insieme al CSU (Unione Cristiano-Sociale in Baviera) replicando così anche in campo europeo – dove gareggiavano separatamente – la storica alleanza che li vede inseparabili sul versante nazionale. La CSU, però, si presenterà solo in Baviera, suo quartier generale, mentre la CDU in tutti gli altri Länder.

Sebbene lUnione CDU/CSU goda da anni di unegemonia praticamente incontrastata, nell’ottobre dello scorso, le elezioni statali in Baviera e in Assia hanno decretato un netto calo dei consensi per i democristiani, che in entrambe le regioni hanno perso oltre 10 punti percentuali rispetto alle precedenti tornate elettorali. Una battuta d’arresto che, a dicembre, ha costretto la cancelliera tedesca, Angela Markel, a rinunciare alla presidenza del CDU che deteneva dal 2000.

A loro volta, invece, ne sono usciti rafforzati i Verdi, ma anche lAfD, con quest’ultima, però, che fa fatica a scrollarsi di dosso l’etichetta di movimento neonazista.

Con l’elezione di Annegret Kramp-Karrenbauer a capo del CDU, il partito ha rivisto il programma cercando di attrarre lelettorato conservatore che, dopo il 2015, quando la Merkel decise di aprire le porte ad un milione di profughi siriani in fuga dalla guerra, si è allontanato dal partito delusi dalla politica migratoria. Come riporta, infatti, il cento di ricerca Clingendael – Netherlands Institute of International Relations, «la sicurezza è stata un tema chiave sia a livello nazionale che nel contesto elettorale europeo, con un’enfasi sulla sicurezza delle frontiere evitando accuratamente l’ennesimo dibattito sulla migrazione».

I sondaggi sembrano confermare la forte tradizione europeista della Germania. CDU/CSU, infatti, con il 29% stacca tutti gli altri partiti. L’SPD con appena il 16% si avvicina ai minimi storici e prosegue il suo trend negativo. In Germania, i Verdi, a differenza degli altri grandi membri dell’UE come Italia, Francia e Regno Unito, sono il secondo partito del Paese con il 18%. L’AfD con il 12% è molto in basso rispetto ai suoi omologhi italiani (Lega, 33%) e francesi (Rassemblement National, 24%). Al 7%, invece, si attestano i liberali dellFDP e i radicali di sinistra del Die Linke. I restanti partiti sono tutti al di sotto del 3%.

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