domenica, Giugno 13

Ettore Majorana: ‘Nessuno mi troverà’

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Il 26 marzo del 1938 scompariva nel nulla, a soli 31 anni, Ettore Majorana, un genio della Fisica Teorica del ‘900, divenuto leggenda. La sua misteriosa scomparsa ne alimentò il mito. Di  lui si sono occupati  i media, il mondo scientifico, i servizi segreti e i vertici del regime di allora, il cinema e scrittori come Leonardo Sciascia e Roberto Finzi, una vasta pubblicistica si è dedicata a suo “caso” che, a distanza di quasi ottant’anni, appare ancora irrisolto. E quindi perenne fonte di curiosità, indagini, ricerche, oltre alle più disparate ipotesi che vanno ad aggiungersi a quelle accumulatesi negli anni: dal suicidio in mare (versione ufficiale) alla fuga in Argentina, dalla presunta collaborazione col governo Nazista o con altre potenze,  alla crisi spirituale con il conseguente ritiro in convento. Su questo  enigma scientifico ed esistenziale che ha ispirato scrittori, studiosi, artisti, scienziati, interviene ora un film-documentario dal titolo ‘Nessuno mi troverà (la storia di Ettore Majorana il più grande fisico teorico del ‘900) di cui è regista e sceneggiatore Egidio Eronico. Il film  ha fatto la sua comparsa nelle sale il 15 aprile scorso ed è stato presentato al Cinema-Teatro La Compagnia di Firenze dallo stesso regista, da Bruno Carli, Direttore di ricerca associato del CNR di Firenze e dal critico cinematografico Gabriele Rizza.

Da quale nuova angolazione il film affronti l’enigma Majorana, me lo spiega lo stesso regista, Egidio Eronico, architetto e autore  di film di particolare impegno:  “L’idea di fondo è stata quella di ricostruire la  personalità di Ettore Majorana andando oltre il mito, oltre i luoghi comuni,  cercando di  porre grande attenzione alla sua persona, al suo genio certo, ma anche alle sue debolezze di uomo, alle difficoltà incontrate nella vita. Per questo ho seguito le tracce  del suo cammino  partendo dalla vita familiare e dall’ infanzia, vissuta nella Catania del primo ‘900 (era nato il 5 agosto del 1906, da Fabio e Dorina Corso, quinto di cinque figli,tre maschi e due femmine, Rosina e  Maria, Luciano e Salvatore)  durante la quale cominciò già all’età di 4 anni a manifestare la sua prepotente inclinazione matematica, al trasferimento a Roma, ove frequentò  ingegneria, che lasciò per passare  alla facoltà di Fisica ( si laureò nel’29 a 23 anni, con una tesi sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi), dall’approdo  Istituto di Fisica (i  famosi “Ragazzi di via Panisperna”) diretto da Enrico Fermi, al  soggiorno accademico a Lipsia, dal rientro in Italia ove gli fu affidata  la cattedra all’università di Napoli fino alla scomparsa. Sono stati anni di lavoro e di ricerca  di documenti ufficiali autentici e  dubbi, custoditi  negli  Archivi pubblici e privati ,di  materiale fotografico, di lettere personali di  incontri con i suoi  familiari e  gli  studiosi  che si sono presi a cuore il caso“.

Il film si articola su una serie di interviste che aiutano non solo a penetrare il mondo della fisica ed il ruolo che in esso ha avuto Majorana, ma anche a definire meglio la sua ricca e complessa personalità, almeno così  si percepisce dall’ascolto delle loro testimonianze. Non è così?

E’ stato proprio questo il mio, il nostro direi, intento. Si tratta di personalità autorevoli del mondo della fisica o di altre discipline,  animate come me  dal desiderio di far chiarezza sulla reale figura dello scienziato, sui suoi rapporti con il mondo della fisica teorica, sulle problematiche che ha affrontato dal punto di vista scientifico e anche umano, di relazione con gli altri. Il mio lavoro si è svolto in stretta collaborazione con Francesco Guerra, fisico teorico che è uno dei protagonisti del film, e si è avvalso del contributo essenziale di Ettore Majorana junior, figlio di Luciano, uno dei due fratelli del Genio,  anch’ egli fisico teorico, che nel corso degli anni ha costruito un archivio che custodisce parte della corrispondenza dello scienziato con amici e familiari,  e con il quale si è stabilito un rapporto di amicizia e stima reciproca. Spesso mi diceva: ma chi te lo ha fatto fare? E se ti rivolgessi anch’io la stessa domanda cosa mi risponderesti? Sono stato spinto dal desiderio di capire perché ai grandi talenti non si perdona niente e spesso si scansano,  si escludono a priori, e  per sconfiggere questi meccanismi che scattano di fronte a chi  si fa portatore di una visione nuova che potrebbe mettere in discussione  sistemi  e principi consolidati. Anche il contributo di  fisici come Wolfgang Fabio Shultze, figlio di Rosina una delle due sorelle di Ettore,  è stato prezioso così come quello di Nadia Robotti, ordinaria di storia della Fisica a Genova e membro dell’ Accademia delle Scienze a Parigi e  di Etienne Klein, e di letterati quali Jordi Bonnels, Massimo Onofri e Roberto Finzi, autori di testi di grande interesse sulla figura dello scienziato.

Il film-documentario,  si apre con questo distico: “Dicono fosse un eccentrico e un visionario, un timido, sempre pensieroso e poco propenso alle chiacchiere… Dicono fosse un centauro, metà fisico e metà matematico… Dicono fosse un genio della statura di Galileo e Newton, dotato di quello che nessun altro al mondo ha, ma sprovvisto di quello che normalmente hanno gli altri: il semplice buon senso… Scrivono fosse angosciato per aver compreso prima degli altri le spaventose complicazioni della fisica nucleare.. Dicono che avesse una voce velata, segreta e che soffrisse soprattutto per mancanza d’amore”.

Ecco, cosa c’è di veritiero in questa rappresentazione?

C’è che risponde a canoni codificati, che con il mio lavoro ho inteso confutare e superare, andando oltre, evitando di ricadere in comode incongruenze considerate ‘verità ufficiali’ senza tuttavia avere la presunzione di fornire certezze.

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